Referendum sulla giustizia, le ragioni del Sì secondo Lorenzo Chieffi

Intervista a cura di Flavia Fiore
In vista della Riforma della Giustizia Meloni-Nordio, l’avvocato terlizzese Lorenzo Chieffi ha voluto esporsi ed esporre le ragioni del si al voto – non per condizionare i miei concittadini, ma per evidenziare la realtà dei fatti- così ha motivato la finalità dell’intervista.
Questa riforma, migliorerà davvero la giustizia e le sue note inefficienze come la riduzione dei tempi della giustizia?
È bene precisare che questa non è una riforma della giustizia, ma una modifica dell’ordinamento giudiziario; non avrà un impatto diretto sui tempi della giustizia. Questo però, non è oggetto del referendum, il quale si occupa della divisione delle carriere tra i PM e giudici, la divisione in due consigli Superiori della Magistratura e la creazione dell’Alta Corte di Giustizia, che disciplinerà il lavoro dei magistrati. Non si parla all’interno del Referendum dell’accelerazione dei processi o riduzione dei tempi procedurali, anche perché riguarda esclusivamente il campo penale e non civile della giustizia.
Se la separazione delle carriere all’interno della Magistratura esiste già, perché occorre farla?
La separazione delle carriere esiste già, ma nella realtà dei fatti non è proprio così.
I pubblici ministeri e giudici fanno parte dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura; non esiste una carriera separata tra Pm e giudici, tanto è vero che in teoria un giudice può diventare pubblico ministero e viceversa. La riforma vuole separare la carriera del pubblico ministero, ovvero colui che sostiene l’accusa, dalla carriera del giudice, ovvero colui che deve giudicare l’imputato. La vera separazione delle carriere avverrà solo adesso con la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura e con la vincita al concorso per giudici inquirenti o giudicanti.
Votare si, non indebolisce l’indipendenza dei magistrati e rende i PM più controllabili dal potere politico?
Oggi i pubblici ministeri hanno forti poteri; il Pm fa le indagini sui reati per cui è commissionato e per cui ha il dovere di farlo; con il referendum questo non cambia e il pubblico ministero non sarà indebolito, avrà gli stessi poteri che aveva prima.
Anzi, oggi, molto spesso la sentenza dei giudici si conforma all’opinione del Pm nel giudicare i processi. La divisione delle mansioni è positiva, d’ora in poi ci sarà un magistrato ancora più imparziale nel giudizio. Si tenga conto che questa riforma riguarda solo l’ambito penale, mentre quello civile non viene toccato dalla riforma.
Per quale motivo creare due Consigli Supremi della Magistratura e questo, non comporterà uno spreco di risorse in termini economici?
Non avrà un impatto diretto sulle tasse dei cittadini. Il consiglio Supremo della Magistratura è un organo indipendente. Oggi i magistrati sono eletti dai magistrati stessi. Questo ha favorito col tempo la nascita delle correnti, gruppi organizzati interni alla magistratura. Il sorteggio rende più imparziale e casuale la selezione e meno influenzabile da dinamiche interne. Oggi il consiglio è formato dai 2/3 da magistrati togati che vengono eletti tra tutti i magistrati che scelgono i loro rappresentanti, 1/3 di elezione parlamentare selezionati tra professori universitari e avvocati con 15 anni di servizio alle spalle e sono di nomina politica e continuerà ad essere così; se vorrò far carriera all’interno della magistratura non dovrò far parte di una corrente politica ma solo in base a dei prerequisiti specifici.
Dell’affermazione: Votare No non è ideologia, ma difesa dello Stato di diritto, cosa ne pensa?
In veste di frequentatore delle aule di tribunale, ritengo che votare no, è un pregiudizio di carattere politico. Consultando i sondaggi che vengono fatti tra i sostenitori del no il 30% è contrario alla riforma, il 70% è contrario al fatto che provenga da un governo di centro-destra. Questo la dice lunga sullo spirito del no; in passato l’esponente del PD Debora Serracchiani, il deputato alla Camera Maurizio Martina o il giornalista del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, erano tutti a favore del sorteggio tra i magistrati, adesso non più. La preoccupazione a questa riforma è solo strumentale. Chi frequenta le aule di giustizia sa quello che avviene all’interno e la riforma non può che essere positiva. Io sono disponibile a un confronto pubblico, sui temi e non sulle ideologie, con esponenti del no. Il mio interesse è rivolto soprattutto ai cittadini.
Commenti
-
Ottime considerazioni e ben motivate.
È la Serracchiani o meglio la sinistra che non vuole perdere questo POTERE








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro