Impianto di biogas a Terlizzi, il Tar annulla l’autorizzazione: tutelata l’area archeologica di Monte Serino

Al centro della decisione dei giudici, il valore del territorio interessato dall’intervento, definito nella sentenza come un’area dall’“indiscusso potenziale archeologico”
Il progetto per la realizzazione di un impianto di digestione anaerobica nelle campagne di Terlizzi, in località Monte Serino, si ferma davanti alla tutela del patrimonio storico e paesaggistico. Il Tribunale amministrativo regionale della Puglia ha infatti annullato l’autorizzazione rilasciata dalla Regione nell’aprile 2023 alla società Sorgenia Bio Power, accogliendo il ricorso presentato dal Comune.
Al centro della decisione dei giudici, il valore del territorio interessato dall’intervento, definito nella sentenza come un’area dall’“indiscusso potenziale archeologico”, che “rischia di essere irreparabilmente compromesso dalla realizzazione del progetto”. Una valutazione netta, che ha ribaltato l’iter autorizzativo avviato per la costruzione dell’impianto destinato alla produzione di gas naturale liquefatto di origine biologica.
Il progetto prevedeva un’infrastruttura di notevole impatto: circa quattro ettari di estensione, con quindici vasche circolari del diametro compreso tra 30 e 40 metri e un’altezza fuori terra di circa 8-9 metri. Un insediamento che, secondo il Tar, non ha tenuto adeguatamente conto delle peculiarità storiche e ambientali dell’area.
Determinante, nella decisione, il parere già espresso dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Bari, che per due volte aveva bocciato l’intervento, richiamando la presenza di “plurime emergenze architettoniche, culturali e storiche”. L’area, infatti, coincide con il tratto terlizzese della via Appia Traiana ed è caratterizzata da elementi di grande rilievo come tratturi, cisterne in pietra per la raccolta delle acque e resti di antiche necropoli.
Non solo. La sentenza sottolinea come “in tutta l’area risultano presenti ville rustiche e insediamenti rurali, tutti testimonianze della cultura agraria stratificatasi nel corso di lunghi secoli”, rafforzando ulteriormente il quadro di tutela.
I giudici hanno inoltre evidenziato criticità procedurali, tra cui la “mancata acquisizione della preventiva autorizzazione all’eradicazione dei circa 400 alberi di ulivo presenti nella zona di interesse”, elemento che ha inciso sulla valutazione complessiva del progetto.
Nel dispositivo emerge anche una riflessione più ampia sul bilanciamento degli interessi: “Non si comprende – si legge nella sentenza che ha bocciato la realizzazione dell’impianto in quel luogo – perché l’interesse paesaggistico, culturale e archeologico sia stato considerato recessivo rispetto ad altre esigenze”. Un passaggio che sintetizza il nodo centrale della vicenda.
A sostegno del ricorso del Comune di Terlizzi, rappresentato dall’avvocato Giuseppe Macchione, sono intervenute anche le associazioni ambientaliste Circolo Legambiente di Terlizzi “Amici di Vito e Clara” e Via Francigena Appia Traiana Terlizzi, contribuendo a portare all’attenzione dei giudici le criticità del progetto.
La sentenza richiama infine un’indicazione già formulata dalla Soprintendenza: “È appena il caso di ricordare – concludono i giudici – che la stessa Soprintendenza, nel formulare il proprio avviso contrario all’insediamento dell’impianto, abbia categoricamente imposto, quale necessaria opzione alternativa, la delocalizzazione dello stesso”.
Uno stop che riapre il confronto sul futuro dell’area e sulle modalità di sviluppo del territorio, ponendo al centro la necessità di coniugare innovazione energetica e salvaguardia del patrimonio storico-culturale.
Commenti
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indiscusso potenziale archeologico. infatti in quella zona si possono ritrovare carcasse d’auto, rifiuti di ogni genere, pneumatici esausti e in generale discariche di qualsiasi cosa, alcune delle quali risalenti ai tempi di giulio cesare … o anche più antiche …








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