Dalla Selva Oscura alla Luce della Conoscenza: l’Inferno di Dante raccontato dai piccoli artisti del laboratorio GianBa

Inaugurata la nuova rassegna firmata da Gianna Barile. Un contributo di Maurizio Vino
Lo scorso 30 aprile, Terlizzi ha nuovamente aperto le sue porte a una delle forme più alte e nobili della crescita collettiva: quella in cui cultura, educazione e creatività si incontrano attraverso lo sguardo puro delle nuove generazioni.
Con l’inaugurazione della nuova mostra curata da Gianna Barile, anima appassionata del laboratorio GianBa, il pubblico è stato condotto in un itinerario sorprendente, questa volta dedicato a uno dei monumenti più grandiosi della letteratura universale: l’Inferno di Dante Alighieri.
Ancora una volta, nel segno di una progettualità educativa lungimirante, i veri protagonisti sono stati i bambini e i ragazzi, autori di elaborati di straordinaria forza evocativa, nei quali il sapere si è fatto immagine, il pensiero si è trasformato in colore e la materia, spesso recuperata e reinventata, è divenuta strumento di narrazione.
Se già nel precedente percorso dedicato a San Nicola la maestra Gianna Barile aveva dimostrato di saper guidare i suoi allievi verso una comprensione identitaria profonda, con questa nuova rassegna compie un ulteriore passo: rendere accessibile ai più piccoli la complessità della Divina Commedia, traducendo il primo regno dantesco in esperienza visiva, tattile ed emotiva.
Non un semplice laboratorio artistico, ma un’autentica officina di pensiero.
Attraverso tecniche pittoriche differenti, materiali di recupero, composizioni polimateriche, cartapesta, collage e costruzioni tridimensionali, i giovani artisti hanno appreso che anche il viaggio di Dante può diventare terreno fertile per la fantasia e l’apprendimento.
Ogni opera rivela studio, osservazione e reinterpretazione: la selva oscura si fa groviglio cromatico e simbolico; Caronte, Minosse, Cerbero e le creature infernali assumono forme espressive potenti, talvolta visionarie, talvolta ludiche; i gironi si trasformano in livelli di coscienza, facilmente leggibili anche dai più piccoli; il riciclo dei materiali insegna che persino ciò che viene scartato può rinascere come bellezza e significato.
La mostra colpisce per l’intelligenza nell’uso del colore: toni cupi, rossi incandescenti, neri profondi e contrasti vibranti evocano il dramma infernale, ma sempre filtrato da una sensibilità infantile capace di non smarrire mai la dimensione pedagogica.
In questo risiede uno degli aspetti più alti del lavoro svolto: i bambini non si sono limitati a rappresentare l’Inferno come luogo di paura, ma ne hanno colto il senso autentico di percorso morale, di presa di coscienza, di cammino verso la “retta via”.
L’Inferno, dunque, non come tenebra fine a sé stessa, ma come occasione di comprensione.
Un grande videogioco dell’anima, fatto di livelli, prove e incontri, in cui Dante, accompagnato da Virgilio, insegna che conoscere l’errore è il primo passo per superarlo.
Di fronte a una simile esperienza, sorge spontanea una riflessione: quanto sarebbe intelligente, da parte del mondo scolastico e delle istituzioni educative, valorizzare percorsi visivi e culturali di questo tipo, capaci di rendere immediatamente accessibili ai più giovani opere fondative della nostra civiltà letteraria?
L’Inferno dantesco, spesso percepito come distante o complesso, qui diventa linguaggio semplice, esperienza immersiva, apprendimento naturale.
La mostra dimostra con forza che l’arte può e deve essere uno strumento privilegiato per avvicinare bambini e ragazzi ai grandi classici, non attraverso imposizione, ma mediante curiosità, sperimentazione e meraviglia.
Passeggiando tra le opere, emerge con chiarezza la qualità dell’insegnamento ricevuto: la padronanza dei materiali, la libertà espressiva, la ricerca simbolica e l’uso sapiente del riciclo raccontano una didattica che non forma semplici esecutori, ma giovani interpreti del sapere.
Cartoni, stoffe, materiali di recupero, texture e pigmenti dialogano con la pittura tradizionale in una fusione sorprendente, capace di restituire un Inferno accessibile, affascinante e persino educativo.
Ogni elaborato appare come una porta spalancata sulla comprensione: non mera decorazione, ma testimonianza di un apprendimento autentico.
Ancora una volta, la città si trova dinanzi a una certezza: possiede nel proprio tessuto umano, culturale e artistico risorse di straordinario valore.
Gianna Barile, con il suo laboratorio, non offre soltanto eventi espositivi, ma costruisce comunità, semina conoscenza, alimenta nei più piccoli il coraggio di interpretare il mondo.
Ecco perché iniziative come questa meritano attenzione, partecipazione e sostegno concreto: perché educano, elevano e restituiscono alla cultura il suo ruolo più alto, quello di formare cittadini pensanti.
La grande lezione dantesca, affidata alle mani e ai colori dei bambini, risuona con straordinaria attualità: attraversare il buio per comprendere la luce.
Questa mostra non è soltanto una rassegna di elaborati, ma un invito a credere che anche i percorsi più complessi possano essere raccontati con immediatezza, bellezza e profondità.
E nel vedere questi piccoli artisti confrontarsi con Dante, viene naturale pensare che la cultura, quando guidata da maestri autentici, non sia mai peso, ma scoperta.
Terlizzi, ancora una volta, non assiste soltanto a un evento: partecipa a una costruzione di futuro.
Maurizio Vino
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