Giorno del Ricordo, Gemmato: «Non solo Rosa Vendola, la follia di Tito si accanì su tanti italiani»

Rosa Vendola

In lieve "differita" rispetto alle celebrazioni svoltesi ieri in tutta Italia, il Comune ha organizzato per domani una conferenza presso l'istituto "de Gemmis" per ricordare la terlizzese infoibata nel 1945

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RICORDO. Nella giornata di ieri si è celebrato in tutta Italia il Giorno del Ricordo, dedicato alla memoria degli infoibati e delle vittime della deportazione messa in atto dalle milizie di Tito, il Maresciallo Rosso a capo della Resistenza balbanica, a cavallo e negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale.

Il Comune di Terlizzi, con un paio di giorni di “differita”, ha organizzato una conferenza con il professor Giuseppe Dicuonzo Sansa, esule polesano e testimone diretto dei fatti giuliano-dalmatini. L’evento, dal titolo “Storie e memorie come valori nella Giornata dedicata al Ricordo”, si terrà alle 10 e 30 presso l’istituto tecnico agrario “de Gemmis”.

ROSA VENDOLA. Tra i sacrificati alla follia titina ci fu anche una terlizzese, l’insegnante Rosa Vendola. Emigrata a Trieste nel 1933, dodici anni dopo, nel 1945, venne dichiarata dispersa di guerra. Soltanto molti anni dopo, nel 1962, fu accertato, grazie alle ricerce condotte dal Tribunale di Trani, che la donna fu spinta in un “inghiottitoio” e lasciata morire dagli sloveni. «Appena eletto sindaco – ha ricordato ieri, Gemmato, in un post su Facebook, – ho chiesto al nipote di procurarmi una sua foto: oggi, infatti, l’immagine di Rosa Vendola è appesa insieme a quelle di altri due martiri terlizzesi, Don Pietro Pappagallo e Gioacchino Gesmundo, nella casa comunale».

NON DIMENTICARE. Ma tra i “sommersi”, ha ammonito il sindaco, non ci sono stati solo italiani: «i titini si accanirono anche su tedeschi, ungheresi e indigeni. Non solo foibe: solo una piccola parte di italiani trovò la morte negli “inghiottitoi” carsici. La maggioranza fu deportata e uccisa nei campi di concentramento in Jugoslavia. Non dobbiamo dimenticarci di nessuno di loro», ha concluso il primo cittadino.

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