La lezione di civiltà della “Colour Emotion Run” di Terlizzi

Un contributo di Maurizio Vino
Ci sono eventi che si raccontano con i numeri. E poi ci sono eventi che si raccontano con gli occhi.
Gli occhi dei bambini, soprattutto.
Sono stati loro, nella mattina del 5 giugno, i veri protagonisti della “Colour Emotion Run”, la straordinaria manifestazione promossa dall’Istituto Comprensivo Bosco Moro Fiore, che ha trasformato Terlizzi in una tavolozza vivente di emozioni, speranze e significati profondi.
Fin dalle prime luci del giorno, Largo La Ginestra ha iniziato a riempirsi di voci, sorrisi e attese. Non era soltanto il raduno di una comunità scolastica. Era qualcosa di più. Era il ritrovarsi di una città attorno alla sua risorsa più preziosa: i bambini.
E quando alle 8.30 il lungo corteo si è messo in cammino verso il Borgo di Sovereto, si è avuta la netta sensazione che quella non fosse una semplice passeggiata. Era una dichiarazione collettiva. Un messaggio lanciato al presente e, soprattutto, al futuro.
Un fiume colorato ha attraversato le strade della città, portando con sé il significato autentico dello slogan che ha accompagnato la manifestazione:
“Sogna la tua vita a colori, è il segreto della felicità.”
Una frase semplice soltanto in apparenza.
Perché i colori, in questa giornata, non erano polveri da lanciare in aria né effetti scenografici da immortalare nelle fotografie. Erano simboli.
Erano le differenze che convivono.
Erano le fragilità che trovano posto.
Erano le capacità che si incontrano.
Erano le storie che si intrecciano.
Erano l’inclusione resa visibile.
Guardando quel serpentone festoso avanzare tra le vie cittadine, si aveva l’impressione di osservare una società ideale in miniatura: nessuno davanti agli altri, nessuno dietro gli altri, ma tutti nella stessa direzione.
E forse è proprio questa la lezione più preziosa che la scuola contemporanea possa offrire.
La città vista dall’altezza di un bambino
Per comprendere davvero la portata dell’evento, bisognava abbassare lo sguardo fino all’altezza dei più piccoli.
Lì si trovava il cuore della manifestazione.
Nei loro volti dipinti di colore.
Nelle mani intrecciate.
Nelle corse improvvise.
Nelle risate che rimbalzavano da un gruppo all’altro.
Per un bambino non esistono differenze sociali, culturali o personali quando si condivide una gioia autentica. Esiste soltanto il piacere di esserci.
E lungo il percorso verso Sovereto, quella spontaneità è diventata una potente lezione per gli adulti.
I bambini non stavano semplicemente partecipando a un evento organizzato per loro.
Lo stavano insegnando.
Stavano mostrando che l’inclusione non è una teoria pedagogica, ma un gesto quotidiano. Che la diversità non è un ostacolo da superare, ma una ricchezza da accogliere. Che il cammino comune conta più della velocità con cui lo si percorre.
La scuola che costruisce comunità
Dietro il successo della “Colour Emotion Run” c’è una visione educativa chiara e lungimirante.
La scuola non come edificio.
La scuola non come insieme di programmi.
La scuola come comunità generatrice di futuro.
In questo senso, il ruolo della Dirigente Scolastica emerge con particolare evidenza.
La sua presenza costante, il sostegno convinto alle iniziative formative, l’attenzione verso ogni progetto capace di promuovere crescita umana e inclusione rappresentano il fondamento di una scuola che non si limita a trasmettere conoscenze, ma forma cittadini.
Una leadership educativa autentica si riconosce proprio nei momenti come questo: quando la progettualità diventa esperienza concreta e quando i valori escono dalle aule per camminare tra le persone.
Accanto alla Dirigente, un plauso particolare va a tutti i docenti dell’Istituto Comprensivo Bosco Moro Fiore.
La riuscita di una manifestazione così complessa non nasce per caso.
Nasce da settimane di preparazione, di coordinamento, di cura silenziosa.
Nasce dalla passione di insegnanti che sanno trasformare un evento sportivo in un’esperienza educativa.
Nasce dalla convinzione che ogni attività possa diventare occasione di crescita, relazione e scoperta.
Un ringraziamento altrettanto sentito merita l’intero personale scolastico e tutto lo staff collaborativo che, con discrezione e professionalità, ha contribuito alla perfetta organizzazione della giornata, dimostrando ancora una volta come la scuola sia il risultato di un lavoro corale in cui ogni ruolo è essenziale.
La forza delle alleanze.
La “Colour Emotion Run” ha mostrato anche un’altra grande verità: l’educazione è un’opera collettiva.
La presenza del Sindaco di Terlizzi, che ha condiviso il cammino accanto agli studenti e alle famiglie, ha rappresentato il segno concreto di una città che riconosce nella scuola un presidio fondamentale di crescita civile.
Determinante è stato il contributo della Polizia Locale, che ha garantito la sicurezza lungo tutto il percorso con professionalità e dedizione.
Fondamentale il supporto dei volontari della Medical Service ODV, presenza rassicurante e attenta durante l’intera manifestazione.
Calorosa e significativa l’accoglienza riservata ai partecipanti nel Borgo di Sovereto dal presidente Michele Ficco, così come preziosa è stata la disponibilità di Don Nino Pastanella, che ha accolto i giovani visitatori con spirito di condivisione e ospitalità.
E poi c’è stata l’energia contagiosa del Maestro Gianni, capace di trasformare ogni incontro con i bambini in un’esperienza di gioia collettiva, e la sensibilità artistica di Antonio Vendola, che attraverso il suo obiettivo ha saputo fissare non soltanto immagini, ma frammenti di emozione destinati a durare nel tempo.
Una visione che guarda lontano
Quando la manifestazione si è conclusa, poco dopo mezzogiorno, al Parco Comunale, i colori erano ovunque.
Sui vestiti.
Sui volti.
Nell’aria.
Ma soprattutto nei pensieri.
Perché il valore più grande della “Colour Emotion Run” non è rimasto sulle strade percorse.
Ha continuato a camminare dentro ciascun partecipante.
In un tempo storico che spesso sembra segnato da divisioni, paure e individualismi, vedere centinaia di bambini avanzare insieme come un’unica, immensa onda di colori rappresenta molto più di una festa scolastica.
Rappresenta una visione.
La visione di una società capace di riconoscersi nelle differenze anziché temerle.
La visione di una scuola che educa alla cittadinanza prima ancora che alle discipline.
La visione di una comunità che sceglie di crescere insieme.
Forse, osservando quella fiumana variopinta che si muoveva verso Sovereto come un arcobaleno in cammino, si poteva intravedere qualcosa del domani.
Perché il futuro non nasce nei grandi proclami.
Nasce quando un bambino tende la mano a un altro bambino e gli dice, semplicemente: “Vieni, facciamo la strada insieme.”
Ed è allora che i colori smettono di essere soltanto colori.
Diventano speranza.
Diventano inclusione.
Diventano futuro.
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