Il Domenico Tauro, il fiorone che racconta Terlizzi: identità, memoria e una sfida chiamata IGP

Attorno al Domenico Tauro, negli ultimi anni, si è costruita una rete territoriale ampia e trasversale

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C’è chi lo considera un semplice frutto estivo. A Terlizzi, invece, il Domenico Tauro è molto di più: un tratto identitario, un elemento del paesaggio agricolo, un sapore che appartiene alla memoria collettiva e che continua a trovare posto sulle tavole, dalla cucina di casa alle interpretazioni degli chef contemporanei.

Per i terlizzesi, il suo arrivo coincide con l’inizio dell’estate vera. È il frutto che accompagna le feste patronali, i mercati, le colazioni in campagna e le cene all’aperto. Un prodotto che racconta una comunità e il suo rapporto secolare con la terra. Oggi, mentre la città si prepara all’ottava edizione della Sagra del Fiorone Domenico Tauro, cresce anche l’ambizione di ottenere il riconoscimento IGP, consacrando ufficialmente un legame che esiste da secoli tra questo frutto e il suo territorio.

La leggenda del sindaco-agricoltore

Anche il nome custodisce una storia che appartiene ormai al patrimonio popolare locale. Secondo la tradizione, nel Settecento Domenico Tauro, sindaco e proprietario terriero di Terlizzi, avrebbe sperimentato l’innesto di una varietà spagnola chiamata “Suar” con un fico autoctono particolarmente pregiato, dando origine alla cultivar che ancora oggi porta il suo nome.

Da allora il fiorone è diventato il “Menghtàur” o “Mingo Tauro” del dialetto terlizzese, una denominazione tramandata oralmente di generazione in generazione e che testimonia quanto il legame con il territorio sia profondo e radicato. Negli ultimi anni, studiosi dell’Università di Bari e del Centro Interuniversitario di Ricerca sulla Storia della Scienza hanno avviato un percorso di approfondimento storico-scientifico proprio per documentarne le origini in vista della candidatura all’Indicazione Geografica Protetta.

Un frutto unico per caratteristiche e sapore

Il Domenico Tauro, conosciuto anche come Fiorone Nero di Terlizzi o Fiorone Rosso, è una varietà bifera: produce i grandi fioroni tra giugno e luglio e successivamente i fichi settembrini, più piccoli e particolarmente zuccherini.

I suoi frutti si distinguono per la pezzatura importante, spesso superiore ai novanta grammi, la forma piriforme e una buccia consistente che ne facilita la conservazione e il trasporto. A maturazione il colore vira verso tonalità violacee e rossastre, mentre la polpa interna si presenta rossa, compatta, profumata e caratterizzata da un equilibrio raro tra dolcezza e una delicata nota acidula che ne esalta la freschezza.

Sono proprio queste peculiarità organolettiche ad averne fatto, nel tempo, uno dei prodotti simbolo dell’agricoltura terlizzese.

Dall’antipasto al dolce, protagonista della tavola pugliese

La sua forza risiede anche nella straordinaria versatilità gastronomica. Il Domenico Tauro non vive soltanto nella tradizione dei fichi freschi o delle confetture, ma attraversa l’intero menù.

Accompagna formaggi e salumi negli antipasti, trova spazio nei primi piatti grazie al contrasto tra dolce e sapido, esalta carni e preparazioni a base di pesce, diventa ingrediente per pizze gourmet, gelati, liquori e dolci della tradizione. Alcuni ristoratori del territorio lo propongono insieme alla ricotta fresca, alle mandorle e persino al polpo, dimostrando come un prodotto antico possa continuare a dialogare con la cucina contemporanea.

Più che un ingrediente, un filo conduttore capace di unire la cultura gastronomica locale dall’antipasto al dessert.

Un’intera comunità fa squadra

Attorno al Domenico Tauro, negli ultimi anni, si è costruita una rete territoriale ampia e trasversale. Organizzazioni agricole, cooperative, associazioni culturali, realtà impegnate nella promozione del territorio, operatori turistici ed enogastronomici, amministrazioni comunali e istituzioni hanno scelto di fare fronte comune per valorizzare un patrimonio condiviso.

Comune di Terlizzi, GAL Nuovo Fior d’Olivi, Pro Loco, Cooperativa Agricoltura Progresso, Coldiretti, CIA, Confagricoltura, Confcommercio, Confesercenti e numerose altre realtà stanno lavorando insieme affinché il fiorone non sia soltanto un’eccellenza agricola, ma un autentico ambasciatore dell’identità cittadina. Una convergenza rara, che supera appartenenze e interessi particolari per affermare un’idea semplice: il Domenico Tauro appartiene a tutta Terlizzi.

L’ottava sagra e la sfida dell’IGP

Dal 3 al 5 luglio la città ospiterà l’ottava edizione della Sagra del Fiorone Domenico Tauro, un appuntamento che negli anni ha assunto il valore di un vero progetto di comunità. Non soltanto degustazioni e stand gastronomici, ma convegni tecnico-agronomici, installazioni artistiche, attività per le famiglie, showcooking e una grande cena degustativa in piazza Cavour, ai piedi della Torre dell’Orologio.

La manifestazione rappresenta oggi il volto più evidente di una sfida più grande: ottenere il marchio IGP e garantire tutela, riconoscibilità e nuove opportunità di sviluppo a un prodotto che affonda le proprie radici nella storia locale.

Perché il Domenico Tauro, a Terlizzi, non è semplicemente un frutto da raccogliere o da vendere. È una storia da custodire, un sapore che attraversa le generazioni e un simbolo capace, ancora oggi, di mettere insieme agricoltura, cultura, turismo e senso di appartenenza

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