Ventitré rintocchi, un nome dopo l’altro. La Puglia si ferma, Mattarella abbraccia i familiari delle vittime

Bruno: «Ventitré persone non muoiono per fatalità, muoiono per responsabilità precise»
Ventitré rintocchi di campana, uno per ciascuna delle vite spezzate il 12 luglio 2016. Poi il silenzio, rotto soltanto dalla voce fuori campo che ha pronunciato, uno dopo l’altro, i nomi delle ventitré vittime della strage ferroviaria sulla tratta Andria-Corato. È cominciata così, davanti alla stazione di Andria, la commemorazione del decennale del disastro ferroviario, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il Capo dello Stato è arrivato puntualmente nel piazzale della stazione, accolto dalle autorità civili, militari e religiose. Dopo aver salutato i rappresentanti delle istituzioni, si è diretto verso i familiari delle vittime e i sopravvissuti, stringendo mani e soffermandosi in lunghi abbracci, gesto silenzioso che ha restituito il senso più profondo della presenza dello Stato nel giorno della memoria.
La sindaca Bruno: «Ventritré vittime non sono fatalità ma responsabilità»
Ad aprire la cerimonia è stata la sindaca di Andria, Giovanna Bruno, che ha affidato alle parole il compito più difficile: dare voce a un dolore che il tempo non ha attenuato. «Ventitré non è un numero, non è la cifra di un incidente. Ventitré sono le case spente all’improvviso», ha detto, ricordando come dietro ogni nome vi siano «storie, relazioni, sogni» improvvisamente interrotti. Un pensiero rivolto anche ai sopravvissuti, «persone in carne e ossa che i segni della tragedia ce li hanno ormai tatuati perennemente sul corpo».
La prima cittadina ha invocato una memoria capace di andare oltre la commemorazione, «una memoria che si fa cura del dolore», affinché quella ferita collettiva possa trasformarsi «in una forza d’amore che supera e lega per l’eternità». E rivolgendosi direttamente ai familiari ha aggiunto: «Se il nostro agire formale è apparso goffo o misero, sono qui a scusarmi», chiedendo che istituzioni e comunità imparino a condividere il peso di quella tragedia.
Nel suo intervento Bruno ha ricordato come quel binario unico abbia unito nel dolore territori diversi, trasformando la tragedia in una ferita comune dell’intera Puglia. «Ricordare per non far morire anche nell’oblio quelle vittime», ha affermato, sottolineando come la memoria debba accompagnare ogni scelta pubblica, perché «queste morti pesano sulle nostre coscienze» e rappresentano «il nostro fiato sul collo, sempre».
Parole di particolare intensità sono state rivolte al presidente Mattarella, presente anche all’indomani dell’incidente nel 2016. «Lei c’era dieci anni fa e c’è oggi. Con lei qui al nostro fianco l’Italia si sta fermando ancora, muta, attonita, sofferente». Un ringraziamento per aver accolto l’invito della città e per aver testimoniato, con la sua presenza, che «qui, oggi, c’è lo Stato».
Nel finale del suo intervento la sindaca ha rilanciato la richiesta di una legge nazionale dedicata alla memoria della strage ferroviaria, dopo l’istituzione della giornata commemorativa da parte del Comune di Andria e il percorso avviato dalla Regione Puglia. «Ventitré persone non muoiono per fatalità, muoiono per responsabilità precise», ha ricordato con fermezza, affidando infine ai familiari un appello: «Concedeteci di non sbagliare ancora, di non fallire oltre. Consentiteci di non lasciarvi soli, non oggi, non domani, non più».
Il presidente Decaro: «Non possiamo perdere la speranza»

A chiudere la cerimonia è stato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha collocato la tragedia in una prospettiva più ampia, quella di una ferita inferta non solo alle famiglie delle vittime ma all’intero territorio. «Quello che è accaduto a pochi chilometri da qui, lungo quel maledetto binario, è stata una tragedia che non è solo costata la vita a 23 persone, ma che ha ridotto in macerie l’idea stessa di una Puglia efficiente, di una regione che vuole conquistarsi il proprio posto tra le grandi realtà del Paese, capace di garantire sicurezza e mobilità».
Un ricordo che si è trasformato anche in un impegno per il futuro. «Quello che non possiamo permetterci di fare è perdere la speranza», ha affermato il governatore, rivendicando il diritto dei pugliesi a «un trasporto pubblico moderno, sicuro e capace di trasformare il diritto alla mobilità in un’opportunità concreta di sviluppo e di futuro».
Rivolgendosi al presidente della Repubblica, Decaro ha poi sottolineato il significato che il treno assume per chi vive nel Mezzogiorno: «Presidente, come lei sa, qui al Sud spesso salire su un treno rappresenta la speranza di raggiungere un traguardo. Un esame all’università, il posto di lavoro, una visita medica o una giornata di svago». Una speranza che, ha aggiunto, viene affidata «nelle mani di qualcun altro che, a sua volta, a quel treno aveva dedicato la sua intera esistenza di lavoratore».
Nel finale del suo intervento il presidente della Regione ha voluto richiamare uno a uno i nomi delle ventitré vittime, spiegandone il significato: «Li ho voluti nominare uno ad uno per dire a chi oggi ha la forza di essere qui con noi che la Puglia non ha dimenticato il vostro dolore. Non abbiamo dimenticato le donne e gli uomini che su quel treno hanno perso la vita e la speranza di ogni traguardo possibile».
In una piazza raccolta, scandita dai rintocchi delle campane e dal silenzio composto dei presenti, il ricordo delle ventitré vittime è tornato così a farsi patrimonio dell’intero Paese. Una memoria che, come ha concluso la sindaca, deve trasformare le vittime e i feriti in «sentinelle del nostro agire, custodi di eternità».
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