Olio italiano, la crisi soffoca la filiera: cisterne piene, prezzi in caduta e nuova campagna a rischio

Frantoi e cooperative denunciano una grave crisi di liquidità. Fioq avverte: «Potremmo decidere di non acquistare olive»
Le cisterne sono ancora piene, le vendite procedono con estrema difficoltà e la nuova campagna olivicola si avvicina senza che la filiera abbia smaltito una parte consistente dell’olio prodotto lo scorso anno. Il comparto olivicolo-oleario italiano sta attraversando una delle fasi più delicate degli ultimi decenni, stretto tra il crollo delle quotazioni, l’aumento dei costi, la mancanza di liquidità e il rischio concreto che molti operatori non siano nelle condizioni economiche di affrontare la prossima raccolta.
In Puglia, Sicilia e Calabria, secondo i dati diffusi dal Comitato nazionale Orgoglio Olivicolo, circa 111mila quintali di olio Dop, Igp e 100% italiano risultano ancora invenduti nelle cisterne. Una quantità che corrisponderebbe a oltre la metà della produzione dell’ultima campagna nelle tre regioni e che rende evidente la paralisi del mercato.
Loiodice: «L’olio dell’ultima campagna risulta invenduto»

A descrivere la gravità della situazione è Tommaso Loiodice, presidente di Unapol. «Le contrattazioni commerciali sono ferme da mesi. Gran parte dell’olio prodotto nell’ultima campagna è in giacenza e risulta invenduto», ha dichiarato, sottolineando come depositi e cisterne di frantoi e cooperative siano ormai saturi.
Il mancato collocamento del prodotto sta generando una crisi finanziaria che colpisce soprattutto chi ha già sostenuto i costi dell’ultima annata. Le olive sono state acquistate e pagate agli olivicoltori, mentre frantoi e cooperative hanno affrontato le spese di trasformazione, personale, energia e stoccaggio. Senza vendite, però, quelle risorse non sono rientrate, facendo aumentare l’indebitamento e le esposizioni bancarie delle imprese. La Fioq segnala che molti frantoi non sono riusciti a vendere, mentre quelli che hanno collocato il prodotto lo hanno fatto a prezzi in forte ribasso, spesso registrando perdite.
«Nell’immediato è necessario trovare soluzioni di natura finanziaria per queste imprese che sono in crisi», ha affermato Loiodice. Per il presidente di Unapol, tuttavia, gli interventi sul credito non saranno sufficienti senza una strategia capace di riattivare il mercato.
«A mio avviso bisogna rilanciare il mercato della vendita e le contrattazioni con azioni forti di promozione, coinvolgendo la Gdo e in maniera trasversale il ministero della Salute, perché l’olio extravergine di oliva fa bene alla salute, e il ministero del Made in Italy perché non dobbiamo dimenticare che l’Evo è alla base della dieta mediterranea e della cucina italiana», ha aggiunto.
Il problema del prezzo

Sul tavolo c’è innanzitutto il problema del prezzo. Loiodice denuncia che, nelle poche contrattazioni ancora in corso, l’olio prodotto sostenendo costi elevati viene ceduto con ribassi che possono arrivare fino al 50%. Una dinamica analoga viene descritta dal Comitato nazionale Orgoglio Olivicolo, secondo cui le borse merci registrano da mesi una riduzione del 40% dei prezzi riconosciuti al produttore.
Lo stesso Comitato stima che, per produrre un litro di olio extravergine italiano, sia necessario un valore medio di almeno 7,50 euro al litro per coprire i costi. Al di sotto di quella soglia, la filiera sarebbe costretta a lavorare senza una remunerazione adeguata, con il rischio di compromettere la tenuta delle aziende olivicole, dei frantoi e delle organizzazioni di produttori.
La situazione diventa ancora più preoccupante con l’avvicinarsi della nuova campagna. Le imprese dovrebbero acquistare altre olive, sostenere nuovi costi di lavorazione e trovare spazio per il prodotto che sarà ottenuto in autunno, mentre una parte rilevante dell’olio precedente è ancora ferma nei depositi.
«Se gli operatori si trovano ad affrontare la nuova campagna di produzione in situazioni critiche, il rischio è che il prodotto non venga raccolto o che si abbia la difficoltà oggettiva di dove conservarlo», ha spiegato Loiodice.
Il presidente di Unapol ha inoltre richiamato il pericolo di un progressivo abbandono degli oliveti, qualora al prodotto non venga restituito un valore economico dignitoso. Una prospettiva che, secondo Loiodice, renderebbe irrealistici anche gli obiettivi di aumento della produzione e di maggiore attrattività del comparto per le giovani generazioni.
Fucci (Frantoiani Italiani Olio di Qualità): «Potremmo decidere di non acquistare olive»

Un allarme particolarmente netto arriva anche dalla Fioq, l’associazione Frantoiani Italiani Olio di Qualità, presieduta da Alfonso Fucci. L’organizzazione sostiene che nei frantoi sia ancora presente almeno il 50% dell’olio prodotto durante la scorsa campagna e denuncia l’assenza di strumenti adeguati per affrontare la crisi.
Fucci contesta inoltre l’esclusione dei frantoiani dai tavoli tecnici governativi e avverte che, senza liquidità e misure straordinarie, molte imprese potrebbero non essere in grado di acquistare le olive nella prossima campagna.
«Potremmo decidere di non acquistare olive», è l’avvertimento del presidente della Fioq. In questo scenario, i frantoi si limiterebbero alla trasformazione del prodotto, restituendo l’olio agli stessi olivicoltori senza assumerne l’onere commerciale e finanziario.
Il Comitato nazionale Orgoglio Olivicolo propone invece la costituzione di un tavolo permanente di crisi e un accordo tra la filiera e le cinque principali catene della grande distribuzione, con il governo nel ruolo di promotore e garante. L’obiettivo indicato è duplice: smaltire le giacenze dell’ultima campagna e raggiungere entro i primi giorni di settembre un’intesa per l’acquisto del nuovo olio italiano a un prezzo sostenibile.
Tra le misure richieste dal Comitato figurano anche l’eliminazione del sottocosto nella grande distribuzione, una moratoria sui mutui contratti dalle imprese del comparto, sgravi fiscali e un aumento della soglia degli aiuti de minimis.
Sul fronte dei controlli, il Comitato ha inoltre presentato esposti-denuncia alle Procure di Bari, Palermo e Catanzaro, segnalando presunte dinamiche opache nell’immissione sul mercato nazionale di crescenti quantità di olio proveniente dall’estero e venduto a prezzi particolarmente bassi. Copia degli esposti è stata consegnata al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
«Chiediamo al ministero dell’Agricoltura di attivarsi ancora di più per valorizzare l’Evo italiano», ha ribadito Loiodice.
Il comparto chiede ora che le dichiarazioni di attenzione si traducano rapidamente in provvedimenti operativi. Il tempo a disposizione è ridotto: la nuova raccolta è ormai alle porte e la permanenza dell’olio invenduto nelle cisterne rischia di bloccare l’intero ciclo produttivo.
«Mi auguro che non si arrivi a questo e che nelle prossime settimane si individuino strumenti efficaci e misure concrete per arginare questo problema», ha concluso il presidente di Unapol.
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