Migranti al Mercato dei Fiori, Coldiretti dice no: «Scelta da rivedere»

Mercato dei Fiori Terlizzi

La protesta dell’associazione di categoria contro la scelta dell’amministrazione ocmunale

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Rivedere la scelta di destinare due ali del Mercato dei Fiori di Terlizzi all’accoglienza residenziale dei migranti e individuare altre strutture che consentano di portare avanti il progetto senza sottrarre spazi alle attività produttive. È la richiesta avanzata da Coldiretti Puglia all’Amministrazione comunale di Terlizzi.

Al centro della presa di posizione c’è la deliberazione della Giunta comunale n. 187 del 27 agosto 2026 che, secondo quanto riferisce Coldiretti, individua due ali del Mercato dei Fiori di via Italo Balbo tra gli immobili destinati al progetto regionale “Puglia Accoglienza”, con una capacità prevista di 80 ospiti.

Per l’organizzazione agricola, la necessità di garantire condizioni adeguate di accoglienza ai lavoratori migranti non è in discussione. Coldiretti sottolinea infatti il proprio impegno nella lotta allo sfruttamento del lavoro e richiama la sottoscrizione di un protocollo finalizzato a promuovere condizioni lavorative regolari, dignitose e sicure.

La contestazione riguarda invece la scelta della struttura nella quale realizzare l’intervento. Secondo Coldiretti Puglia, accoglienza dei migranti e tutela delle infrastrutture economiche del territorio devono procedere parallelamente, senza che una esigenza finisca per compromettere l’altra.

Il Mercato dei Fiori, evidenzia l’organizzazione, si estende su circa 10mila metri quadrati ed è al servizio di uno dei principali poli florovivaistici della regione. Coldiretti parla di oltre 500 aziende attive nel comparto a Terlizzi e di più di 300 operatori coinvolti nel percorso di rilancio della struttura.

Numeri che, secondo l’associazione, rendono necessario preservare gli spazi disponibili e programmare nuovi investimenti.

«Serve un cambio di passo, non un arretramento, perché il Mercato dei Fiori deve essere ampliato, ristrutturato e ammodernato, con spazi adeguati alle esigenze degli operatori, servizi efficienti e infrastrutture capaci di sostenere la commercializzazione delle produzioni», sostiene Coldiretti Puglia.

L’organizzazione aggiunge che «non è accettabile che, mentre le imprese sono chiamate a investire per restare sul mercato e affrontare una concorrenza sempre più forte, venga ipotecata la disponibilità di una struttura essenziale per la loro attività».

A sostegno della propria posizione Coldiretti richiama anche i dati regionali del settore. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Unioncamere Puglia su dati Registro Imprese e Inps al 31 dicembre 2025, il florovivaismo pugliese conta 618 imprese e 3.221 addetti. Dati riportati recentemente anche dalla stessa Coldiretti, che indica in 58,6 milioni di euro il valore dell’export di prodotti florovivaistici e fiori recisi.

Il comparto, sottolinea l’organizzazione, deve contemporaneamente sostenere investimenti tecnologici e affrontare l’aumento dei costi di energia, fertilizzanti, materie plastiche e logistica. In questo scenario Terlizzi rappresenta uno dei principali poli regionali e il Mercato dei Fiori viene considerato un’infrastruttura fondamentale per la commercializzazione delle produzioni.

Da qui la richiesta di aprire un confronto tra Comune, aziende e operatori del mercato per valutare sedi alternative da destinare al progetto di accoglienza.

Per Coldiretti «la necessità di garantire accoglienza e integrazione ai lavoratori migranti non è in discussione», ma questo obiettivo, sostiene l’organizzazione, non dovrebbe essere perseguito «sacrificando una struttura produttiva strategica e gli spazi necessari alla crescita delle imprese».

La richiesta rivolta al Comune è quindi quella di riconsiderare la destinazione delle due ali e aprire un tavolo sul futuro della struttura, affrontando parallelamente il tema dell’accoglienza e quello del rilancio del mercato.

Coldiretti annuncia infine la disponibilità a sostenere iniziative in difesa della funzione produttiva della struttura: «Non si può chiedere alle aziende di investire, innovare e competere sui mercati e contemporaneamente sottrarre loro gli spazi indispensabili per lavorare e crescere».

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Commenti

  • gioacchino tricarico (utente non verificato)

    che strano, una categoria che si avvale a mani basse dell’opera dei migranti, spesso in maniera spudorata, dice no all’accoglienza di queste persone in uno dei luoghi simbolo dell’attività agricola del territorio … che poi con questa operazione si potrebbe valorizzare quel luogo, quella enorme , insensata, cadente, fatiscente cattedrale di cemento e idiozia … mah …