Petali, memoria e devozione: la festa del Rosario racconta l’anima di Terlizzi

Un contributo di Maurizio Vino
C’è una parola che, più di altre, può tenere insieme la festa della Madonna del Rosario di Terlizzi del 2026: identità.
Non soltanto quella religiosa, che affonda le radici nel voto pubblico con cui il 10 aprile 1633 la comunità terlizzese affidò alla Vergine il destino della città, proclamandola «Signora e Patrona, Avvocata, Protettrice e Mediatrice presso Dio». E nemmeno soltanto quella popolare, fatta di processioni, bande, luminarie, fiori, fuochi e appuntamenti che da generazioni scandiscono l’autunno terlizzese. La festa che si prepara a vivere Terlizzi, dal 2 al 5 ottobre, con gli appuntamenti conclusivi del 7 e del 10 ottobre, sembra voler compiere un passo ulteriore: mettere in relazione la devozione con la storia, la memoria con il presente, il patrimonio con la creatività e le nuove generazioni con la tradizione.
È questa la chiave con cui leggere il programma predisposto dal Comitato Festa Madonna del Rosario 2026, presieduto dal Cav. Vincenzo Colasanto, in collaborazione con la Confraternita del SS. Rosario, l’Associazione Femminile del Perpetuo Rosario, il Comune, la Pro Loco e le realtà culturali e associative cittadine.
Il programma ufficiale parla infatti di «L’emozione della festa», ma dietro quell’emozione c’è soprattutto un’idea di città: una Terlizzi che durante i giorni della festa torna a riconoscersi nei propri luoghi, nei propri simboli e nella propria memoria.
Per comprendere questo legame bisogna tornare indietro di quasi quattro secoli.
È una storia nella quale fede e vita civile sono state a lungo intrecciate. Il voto del 1633 coinvolse infatti, insieme al clero e al popolo, le autorità civili della città: il Sindaco, gli eletti dell’Universitas, il Giudice regio e il Capitano delle milizie. Al termine della proclamazione furono simbolicamente consegnate alla Vergine le chiavi della città. Quel gesto, che sarebbe stato ripreso nuovamente nel 2019, racconta bene quanto la devozione alla Madonna del Rosario sia entrata nel patrimonio simbolico della comunità.
La memoria terlizzese lega inoltre la festa alla peste del 1656, quando, secondo la tradizione riportata dagli studiosi locali, l’epidemia avrebbe provocato circa 1.700 morti su una popolazione di cinquemila abitanti e sarebbe cessata per intercessione della Vergine. La tradizione colloca proprio nel territorio della città il segno di quella presenza miracolosa, nell’impronta della mano che sarebbe rimasta su una pietra del castello normanno.
Ecco allora perché la processione contemporanea attraversa ancora oggi «i luoghi in cui avvenne il prodigio»: non è semplicemente un percorso religioso. È una sorta di cammino nella memoria urbana.
È questo il filo conduttore emerso ieri, negli spazi dell’InfoPoint Turistico Comunale di Terlizzi, durante la presentazione del programma civile e religioso della Festa della Madonna del Rosario 2026.
La festa, però, non è rimasta immobile.
Lo dimostra la stessa evoluzione storica della ricorrenza. Dal 1929 la sua durata venne ampliata e alla dimensione religiosa si affiancò quella fieristica: il podestà Nicola Quercia chiese infatti l’istituzione di una fiera-mercato di bestiame e merci varie. Piazza Plebiscito, corso Dante e corso Garibaldi divennero così luoghi nei quali dimensione sacra e vita civile si incontravano.
È un passaggio particolarmente significativo per leggere il 2026: la festa non è mai stata soltanto dentro la chiesa, perché è sempre stata anche dentro la città.
Ed è proprio la città a diventare protagonista dell’edizione 2026.
Non è casuale, allora, che tra le iniziative più caratteristiche dell’edizione 2026 ci sia «Vicoli in Fiore».
Dal 2 al 4 ottobre il tratto di centro storico compreso tra via Ospedale e via Toselli sarà trasformato attraverso composizioni floreali. Il fiore, a Terlizzi, non è soltanto decorazione: è una parte della storia economica e culturale della città. Negli anni Sessanta la floricoltura divenne infatti una delle attività economiche prevalenti e proprio in occasione della festa del Rosario nacquero esperienze che avrebbero contribuito alla tradizione dei carri floreali.
Nel 2026 il fiore torna così a parlare alla città, ma attraverso una forma contemporanea: non soltanto sul carro della Madonna, ma dentro i vicoli, davanti alle case, nel tessuto quotidiano del centro storico. L’iniziativa è stata presentata dal presidente Colasanto proprio come un modo per portare la festa nei luoghi più raccolti della città, trasformando il linguaggio dei fiori in un messaggio di bellezza, accoglienza e appartenenza.
E lo stesso principio si ritrova nel maestoso carro floreale del 5 ottobre, «Ascensio in rosis», realizzato dal gruppo Fede in Fiore e progettato dagli architetti Giovanni Chiapperini e Giuseppe Volpe, con un articolato lavoro di carpenteria, impianti e allestimento floreale.
Il fiore, dunque, diventa un filo rosso: dal passato agricolo e florovivaistico della città alla devozione, fino alla creatività contemporanea.
È lo stesso filo che attraversa «A Cielo Aperto», l’iniziativa artistica che dal 30 settembre al 12 ottobre porta l’arte fuori dai luoghi tradizionali dell’esposizione e la consegna alle strade, ai balconi e alle facciate del centro.
Sessanta artisti trasformano il tessuto urbano in una galleria diffusa, utilizzando tele, tessuti, lenzuola e materiali differenti. L’obiettivo dichiarato è creare un dialogo tra arte, città e paesaggio.
Qui la festa compie un’altra trasformazione: non è più soltanto qualcosa da guardare, ma uno spazio nel quale abitare la cultura.
Alla stessa logica appartiene «Rosarium», il racconto fotografico di Gianni Fracchiolla, e la mostra «Vestire la devozione», allestita alla Pinacoteca «Michele de Napoli» dal 2 al 30 ottobre, dedicata agli abiti del simulacro della Madonna del Rosario. La Pinacoteca ha costruito l’iniziativa proprio con l’intento di riscoprire gli aspetti storici dell’antico culto e il suo rapporto con la città.
È come se il programma dicesse che la devozione può essere anche un documento, un’immagine, un abito, un’opera d’arte, un pezzo di patrimonio.
Alla riscoperta del patrimonio cittadino contribuiscono anche le visite guidate alla Torre Normanna, organizzate dall’InfoPoint in collaborazione con la Pro Loco e l’Associazione Nazionale Carabinieri, e il percorso “I luoghi della Madonna del Rosario”, curato dalla Pinacoteca “M. de Napoli”.
Sono tasselli diversi di un’unica idea: la festa come occasione per conoscere e riconoscere la propria città.
Poi ci sono i momenti nei quali la tradizione torna a manifestarsi nella sua forma più solenne. La processione del 3 ottobre accompagnerà il simulacro della Madonna verso la Concattedrale di San Michele Arcangelo; il 4 ottobre la solenne processione attraverserà i luoghi legati alla memoria del prodigio, con la partecipazione delle istituzioni, delle confraternite e delle associazioni cittadine.
Accanto alla dimensione religiosa troveranno spazio la musica bandistica e la Bassa Musica, la fiera, le luminarie, gli spettacoli, il concerto di Marco Masini e, il 5 ottobre, il grande carro floreale “Ascensio in rosis”, nel quale la tradizione florovivaistica terlizzese torna a fondersi con la devozione mariana.
Ma il momento più particolare della serata di presentazione è stato affidato alla memoria e alle nuove generazioni.
A chiudere la conferenza è stato infatti Giovanni Gigli, giovanissimo terlizzese appassionato di storia, protagonista di “Petali oltre le bombe – Il culto di Maria SS. del Rosario durante la II Guerra Mondiale”, iniziativa inserita nella sezione “InfoPoint x Young”, pensata per dare spazio ai ragazzi innamorati della storia e delle tradizioni della propria città.
Attraverso il suo lavoro, Gigli ha riportato l’attenzione su una Terlizzi lontana nel tempo, quella degli anni della guerra, ricostruendo il rapporto tra la festa, i fedeli, le autorità e i rituali che accompagnavano la giornata della Madonna del Rosario. Un racconto nel quale le processioni, i vicoli e la devozione popolare si intrecciano con gli anni difficili della Seconda guerra mondiale e con il contesto politico dell’epoca, e quelle «sentinelle» che appartengono alla memoria di un’epoca nella quale la devozione popolare conviveva con la paura e l’incertezza del conflitto. Il racconto si colloca dentro il più ampio scenario dell’Italia fascista, nel quale la presenza dei Fasci e la figura di Mussolini costituivano lo sfondo politico nazionale.
Il titolo scelto, «Petali oltre le bombe», acquista così un significato che va oltre la suggestione poetica: mette in contrapposizione due immagini, i fiori e la guerra, per raccontare come una comunità abbia continuato a custodire i propri riti anche mentre la storia nazionale attraversava uno dei suoi periodi più drammatici.
Ed è significativo che questa memoria venga affidata a un ragazzo.
Perché una tradizione resta viva non quando viene semplicemente ripetuta, ma quando qualcuno di nuovo decide di farla propria e di raccontarla.
Ed è proprio questo passaggio a dare un significato particolare alla presentazione di oggi: la memoria della festa non viene consegnata soltanto agli adulti, ma affidata anche allo sguardo delle nuove generazioni.
Così, tra fede e cultura, storia e arte, fiori e musica, la festa del Rosario 2026 si presenta come qualcosa di più di una ricorrenza. È un momento nel quale Terlizzi torna a parlare di se stessa, attraverso i suoi luoghi, le sue tradizioni e le persone che continuano a custodirle.
Una festa, dunque, che guarda alla propria storia senza fermarsi al passato e che, come suggerisce il titolo scelto dal Comitato, vuole restituire alla città soprattutto “l’emozione della festa”.
Maurizio Vino
Si ringraziano Maria Teresa De Scisciolo e Pasquale Lorusso per il materiale fotografico fornito
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