Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro

Quattordici gli indagati nell’inchiesta. Prestiti con interessi fino al 1.260% annuo, minacce e violenze per recuperare il denaro
Prestiti con interessi fino al 1.260% annuo, imprenditori in difficoltà economiche finiti nella morsa degli usurai, minacce e aggressioni per ottenere la restituzione del denaro. In un caso, una vittima sarebbe stata persino costretta a sottoscrivere un contratto preliminare per la vendita della propria abitazione. È il quadro che emerge da una complessa indagine della Guardia di Finanza di Bari, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani, che coinvolge persone di Terlizzi.
Dalle prime ore di questa mattina, martedì 20 ottobre, i finanzieri del Comando provinciale di Bari stanno eseguendo quattro misure cautelari personali, tre in carcere e una agli arresti domiciliari, disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani. Complessivamente sono 14 le persone indagate, a vario titolo, per usura, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e abusiva attività finanziaria.
L’operazione ha portato anche a sequestri di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per oltre 700mila euro, oltre alle quote di tre società operanti nei settori delle costruzioni e del commercio di autoveicoli.
La rete dei prestiti e gli interessi fino al 1.260%
Le indagini, affidate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari, hanno permesso di ricostruire, secondo l’ipotesi accusatoria, un sistema di prestiti usurari che avrebbe fatto leva sulle difficoltà economiche e sulle condizioni di vulnerabilità delle vittime.
Gli investigatori parlano di un’articolata «rete» di prestiti usurari riconducibile a tre soggetti, che avrebbero operato anche attraverso intimidazioni e condotte estorsive.
Due le principali categorie di persone coinvolte. Da una parte cittadini spesso affetti da ludopatia, ai quali sarebbero state prestate poche centinaia di euro, sistematicamente reinvestite nel gioco attraverso slot machine e videolottery installate all’interno di esercizi commerciali gestiti dagli stessi presunti usurai.
Dall’altra piccoli imprenditori e artigiani che, trovandosi in difficoltà finanziarie e non riuscendo più ad accedere ai tradizionali canali del credito, si sarebbero rivolti ai prestatori per ottenere somme comprese tra mille e 80mila euro.
A rendere particolarmente gravoso il ricorso a questi finanziamenti erano gli interessi richiesti: secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, venivano applicati «tassi di interesse variabili tra il 60% e il 1.260% annuo».
Le minacce, gli schiaffi e il preliminare di vendita della casa
L’inchiesta non si è limitata alla ricostruzione dei movimenti di denaro. Gli accertamenti bancari e patrimoniali hanno fatto emergere anche presunti episodi di violenza e intimidazione finalizzati al recupero delle somme prestate.
In una circostanza, secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, i presunti usurai, anche con la collaborazione di altre persone, avrebbero «minacciato e schiaffeggiato un imprenditore».
In un altro episodio, una vittima sarebbe stata costretta a stipulare un contratto preliminare di vendita della propria abitazione a beneficio di un prestanome. Nel documento sarebbe stato indicato che una parte della somma pattuita era già stata versata dall’acquirente, senza tuttavia specificare i canali finanziari attraverso i quali il pagamento sarebbe avvenuto.
Due episodi che, nell’impostazione accusatoria, testimoniano il ricorso a pressioni e intimidazioni per ottenere la restituzione del denaro.
Le tre società intestate a prestanome
Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di estendere gli accertamenti anche alla gestione di alcune attività imprenditoriali e alla presunta destinazione dei proventi illeciti.
Uno dei principali indagati, già sottoposto a una misura di prevenzione patrimoniale antimafia, avrebbe infatti intestato fittiziamente beni immobili e quote di tre società a persone a lui vicine, mantenendone tuttavia l’effettiva amministrazione.
Le aziende interessate operano in due differenti settori economici: una nelle costruzioni e le altre due nel commercio di autoveicoli.
Secondo l’ipotesi investigativa, i soci formalmente intestatari delle attività avrebbero consapevolmente contribuito a impiegare nelle società somme provenienti dai reati contestati. Da queste circostanze derivano le ulteriori accuse di riciclaggio nei confronti dei presunti prestanome e di autoriciclaggio a carico dell’indagato principale.
Le contestazioni riguardano anche le tre società, chiamate a rispondere, nell’ambito del procedimento, delle ipotesi di responsabilità amministrativa degli enti connesse ai reati contestati.
Quattordici indagati, quattro accusati di favoreggiamento
L’inchiesta coinvolge complessivamente 14 persone. Tra queste figurano anche quattro indagati per favoreggiamento, accusati di aver aiutato uno dei presunti usurai a sottrarsi alle investigazioni dell’autorità giudiziaria.
Contestualmente alle misure cautelari personali, la Guardia di Finanza sta eseguendo sequestri preventivi d’urgenza di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore superiore a 700mila euro, ritenuto riconducibile al profitto dei reati contestati. I provvedimenti riguardano anche le quote delle tre società coinvolte.
L’operazione si inserisce nelle attività di contrasto ai reati economico-finanziari e, in particolare, alle condotte che sfruttano le situazioni di difficoltà di cittadini e imprenditori.
Commenti
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Che la vicenda sia orribile non vi è di dubbio ma peggio di tutto ciò è l’omertosa assenza di commenti a questa notizia. Nessuno si solleva su questo o altri siti per esprimere lo sdegno che in una comunità normale una simile vicenda solleverebbe? Bravi terlizzesi bravi tutti non mi deludere mai…….
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Forse è per questo che metti nome e cognome?
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Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro