Processo al Liceo Classico: serve davvero ai giovani nella società attuale?

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Venerdì 15 gennaio nella Sala Consiliare del Comune si terrà un vero e proprio dibattimento, con tanto di giudice e collegi di accusa e di difesa, sulla funzione odierna della cultura classica
La cultura classica serve ancora ai giovani per vivere nella società attuale?
Da questo secco interrogativo – che sottende in realtà una varietà di implicazioni – prenderà le mosse il “processo” organizzato in occasione della “Notte nazionale del Liceo Classico” dall’associazione “Nostos Amici del Liceo Classico”. Sul banco degli imputati, appunto, il Liceo CLassico, inteso come modello formativo e concezione educativo-culturale.
Il dibattimento, che si terrà venerdì 15 gennaio a partire dalle 19 e 30 nella Sala Consiliare del Comune di Terlizzi, sarà presieduto da una vera e propria corte, con tanto di giudice e collegio di accusa e di difesa. Nei panni del magistrato super partes, l’avvocato Giovanna Testini, ex allieva del Liceo Scientifico “Tedone” di Ruvo; i rappresentanti delle parti in causa sono invece tutti ex studenti del “Sylos” di Terlizzi: il pubblico ministero sarà l’avvocato Vito Ippedico, le avvocatesse della difesa Valentina Gesmundo e Maria Rosaria Olivieri. Il processo è naturalmente aperto alla cittadinanza.
Per tornare ai toni seri, la cultura classica, sostiene l’associazione organizzatrice “Nostos”, è «ciclicamente esposta ai venti contrastanti dell’esaltazione e dell’indifferenza, con effetti coinvolgenti la struttura formativa precipuamente delegata alla perpetuazione di quella cultura: il liceo classico».
Lo scopo di questo processo “sui generis” non è tanto quello di emettere verdetti o stabilire quale ruolo abbia o avrà l’istituzione scolastico, quanto quello di riflettere criticamente «su una cultura ed una formazione che si sforzano di reagire alla mitizzazione di una modernità tutta protesa al profitto, per sua natura soggetto all’instabilità dei mercati, in nome dell’utile, che è, invece, cosa durevole. I classici – spiega la nota di “Nostos” – insegnano a guardare lontano da lontano e ad usare quello sguardo anche per cercare di capire questo o quell’aspetto della modernità. La quale, invece, è spesso incapace di capire anche se stessa».
L’obiettivo – conclude il comunicato degli “Amici del Liceo Classico”, – non è certo quello di autoreferenziale di promuovere la diffusione della cultura classica. Tuttavia, «una scuola che rinuncia ai classici è una scuola che rinuncia allo sviluppo della capacità critiche attraverso l’acquisizione di consapevolezza storica: una rinuncia simile obbliga a camminare nel futuro al buio, rischiando così di ripetere quelle scelte».
La seduta è aperta. L’appuntamento è per venerdì presso il Palazzo di Città.
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