L’ultimo saluto a Fra’ Pancrazio: «È stato un degno figlio spirituale di Padre Pio». Foto
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Padre Paolo Crivelli ha officiato in mattinata, davanti ad alcune centinaia di persone, i funerali del fondatore di Casa Betania: «Il suo cuore si era ormai consumato, anche per aiutare il prossimo»
Poco dopo mezzogiorno, nel giardino di Casa Betania, si sono svolti i funerali di Padre Pancrazio, al secolo Nicola Gaudioso, il fondatore della Comunità Francescana di Betania, morto l’altro giorno all’età di 89 anni.
Malgrado il tempo decisamente inclemente e la pioggia nelle prime battute insistente, in centinaia, tra fratelli della Comunità, fedeli e semplici cittadini – giunti anche da fuori Terlizzi – hanno voluto rendere tributo a un uomo che, al di là di ogni opinabile giudizio, ha inciso profondamente sulla vita della nostra città. Cordoni della Polizia Municipale hanno deviato il traffico, limitando l’accesso ai veicoli in via Cagnetta. Molti i ragazzi, e molte le coppie di ogni età. Ha partecipato alle esequie anche una rappresentanza istituzionale del Comune di Terlizzi, con tanto di gonfalone: in testa il sindaco, Ninni Gemmato, scortato dal presidente del Consiglio Comunale e da alcuni consiglieri.
«Il suo cuore si era ormai consumato, anche per aiutare il prossimo. E negli ultimi momenti mi aveva confidato che aveva timore di presentarsi al cospetto di Dio. Temeva di non aver fatto abbastanza».
Con queste parole ha esordito, di fronte a una cavea di ombrelli colorati, oltre le file dei frati e delle suore dai sai celesti e bianchi, Padre Paolo Crivelli, che ha officiato la messa all’aperto, in un clima di semplicità, sobrietà, quasi di gioia, sul sagrato della Chiesa della Comunità, dove il feretro di Pancrazio è stato collocato dopo essere stato scortato attraverso il giardino.
Motivo conduttore della cerimonia, il canto, che ha fatto da contrappunto alla parola, in riconoscibile stile francescano. L’impressione è stata quella di assistere a un saluto affettuoso, più che a un’austera liturgia: il ringraziamento da parte di una comunità di “figli” verso le opere, le missioni, l’esempio di un padre, sia pure spirituale e non carnale, che ha donato gran parte della sua vita al progetto di costituire e poi rafforzare la Fraternità.
Visibilmente emozionato, il frate ha descritto Padre Pancrazio come un uomo profondamente determinato, umile e timoroso di Dio, ma restio ad attribuirsi ogni merito e sempre pronto a fare un passo indietro: «Malgrado fosse una persona di spessore, ricercata, e “miracolosa”, aveva una concezione modesta di sé, coltivava e conservava la “piccolezza” – così si è espresso Crivelli, riferendosi alla naturale modestia e alla frugalità del frate. – Non c’erano angoli nel suo cuore, amava tutti, e amava ripetere che tutti i suoi amici erano nella Comunità. Tutti si sentivano suoi figli. E lui era decisamente un padre, ma dai tratti fortemente materni, semplici, comprensivi. Forse perché aveva perso il suo genitore naturale quando era appena bambino e ha avuto una madre che ha scelto di prendere i voti dopo aver dato alla luce sei figli».
Quattro, secondo Crivelli, i “punti cardinali” della personalità di Padre Pancrazio: la “paternità” e l’umiltà, di cui si è già detto, ma anche la fiducia nella misericordia di Dio e nella preghiera quale strumento divino per eccellenza: «Si alzava ogni mattina alle tre per vegliare e pregare, anche negli ultimi tempi, fin quando gli è stato fisicamente possibile, anche durante gli ultimi ricoveri, quando la sua salute è peggiorata. È stato un degno figlio spirituale di Padre Pio, un santo umano», ha concluso il giovane officiante.
Il ricordo di Padre Crivelli ha indugiato spesso sulle raccomandazioni all’unità che Pancrazio ha sempre rivolto ai fratelli della comunità: un appello quanto mai attuale, adesso che il padre carismatico della Comunità Francescana di Betania è tornato alla Casa del Signore.
(foto di Gianpaolo Altamura)
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