«Quella con mia madre è stata una lunga storia d’amore. La sua preoccupazione era che fossi felice»

La Redazione
nichi vendola con la madre

Così scriveva Nichi Vendola in un articolo pubblicato nel maggio del 2014 per celebrare i novantanni della madre, Tonia Lategola, spentasi stamattina

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“Mia madre è una grande madre del Sud. Vulcanica, curiosa. Una donna con un forte istinto della libertà della sua autonomia. Viene dalla piccola borghesia dell’entroterra, da una famiglia nella quale non ha goduto, a sua volta, di una madre che ha perso quando era ancora piccola”.

Così Nichi Vendola presentava la madre, Tonia Lategola, in un articolo autografo pubblicato nel maggio del 2014 sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” per celebrarne i novantanni. 

“Innamorata della campagna e del mare, era cresciuta imparando a costruire relazioni, circondata da amiche, si è portata addosso il formidabile istinto a tessere reti relazionali – continua l’ex governatore della Regione Puglia. – Mia madre è stata una maestra di accoglienza, ricordo questa mensa sempre imbandita e lei sempre a lamentarsi «Non mi avete avvisato, non c’è niente», salvo aprire la dispensa e tirare fuori tesori dell’economia domestica, i barattoli, le conserve“.

Ne emerge il ritratto di una donna forte e indipendente – “ai limiti dell’anarchia”, dice il celebre figlio, – con l’hobby del burraco e il classico, mediterraneo scettro di “regina della cucina. Abbiamo spesso messo in campo attività spionistiche per scoprire i segreti dei suoi ragù, dei suoi dolci, delle sue parmigiane, dei suoi menu leggendari che hanno cresciuto generazioni di amici e parenti“.

Una donna con la tempra delle vechie generazioni che hanno attraversato la guerra e, soprattutto, hanno dovuto fare i conti con le ristrettezze del dopoguerra: “ha affrontato la crescita dei suoi figli in condizioni economiche difficili, ma dandosi sempre l’obiettivo di offrire una protezione, e la rivendicazione orgogliosa di una fatica. E se papà ci assediava con suo codice morale, la diffidenza nei confronti dei soldi, lo studio, il doversi sentire partecipi alle vicende del mondo, mamma si preoccupava che fossimo felici“.

Di fronte alla carriera in ascesa del figlio e alle difficoltà della vita pubblica, “si è subito messa in piedi per affrontare la difficoltà della diversità di un figlio, subito, con la fretta di capire le ragioni intime di questa condizione. Tutto questo con una sua filosofia, «fai quello che ti rende felice». Quando ero esposto ai temi dell’Antimafia, con tutta la sua paura mi ha incoraggiato, «Stai attento ma vai avanti»”.

“È stata, credo, una grande storia d’amore, credo lo sia per tutti i figli – sintetizzava Vendola. – Papà era la consapevolezza politica, mia madre ci ha educato a vivere la festa con gli altri, una formidabile compagna di scampagnate. Non si è risparmiata mai nei raduni domestici e a questa famiglia allargata ha insegnato il sentimento della condivisione, della pietas”.

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