Censum, Vitagliano: «La norma che vieta di pubblicare gli atti processuali abrogata da tempo»

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Il difensore della Panzini ha diffidato Città Civile dal pubblicare gli atti del processo. Il movimento replica: «O non conosce il codice penale, o ha provato a intimidire una delle parti del processo, la "parte offesa"»
Città Civile replica alla notizia della diffida, notificata dall'avvocato difensore della dirigente Panzini, dal mostrare in pubblico gli atti del processo Censum in occasione del convegno di venerdì sera presso la sede del movimento civico. Lo fa attraverso le parole di uno dei suoi rappresentanti principali, Pasquale Vitagliano:
«Siamo stati diffidati dal difensore della dirigente (nessuna diffida da quello dell'amministratore della Censum) dal pubblicare gli atti del dibattimento. Secondo questo difensore questi atti non potrebbero essere resi pubblici se non dopo la sentenza», dice l'ex candidato sindaco, che però crede che il legale difensore della Panzini abbia commesso un errore di valutazione: «In verità, come dimostra l'avvio del dibattimento del Processo "Mafia Capitale", questi atti sono assolutamente pubblici. La norma che l'avvocato richiama, senza neppure citarla, forse in un inconsapevole riflesso di coscienza, è stata ormai da tempo abrogata. Dunque questo avvocato non conosce il codice di procedura penale, cosa che non ci pare ammissibile, trattandosi di un importante studio barese, oppure ha semplicemente ceduto al tentativo di intimidire una delle parti del processo, la "parte offesa"».
In ogni caso, conclude ironicamente l'ex candidato sindaco, «per l'ostensione degli atti mi aspetto di vedere i giornalisti il 18 novembre a Trani, giorno della nuova udienza di quella che venne definita dalla Procura di Trani "Dirty collection"».
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