“Riscoprirsi”, una nuova vita per le donne vittime di violenza

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A Terlizzi il martedì dalle 10 e 30 alle 12 al "Centro famiglie", corso Vittorio Emanuele 26 (servizi sociali)
Sembra assurdo, ma in Italia, specialmente dalle nostre parti, ci sono ancora molti casi di donne – anche minorenni – che vengono picchiate per gelosia, o per qualsiasi altro motivo, da uomini senza scrupoli e senza cervello. Spesso sono mamme di bambini piccoli, o ne aspettano uno. Per tante di loro la cosa più grave è che non sono consapevoli della situazione in cui vivono quotidianamente: per molte è normale, per alcune è “segno d’amore” e di interesse da parte del partner. A raccontarlo alla città, al posto loro, ci sono le operatrici di tutte le strutture che, a vario titolo, le accolgono e ne conoscono le storie.
E poi c’è la voce delle forze dell’ordine. «Attualmente in città abbiamo tre stalker con misure cautelari», afferma Pietro Zona, comandante della stazione dei carabinieri di Corato: «uno è appena uscito dal carcere, un altro è ai domiciliari con il braccialetto e sull’ultimo pende un decreto di allontanamento dalla persona».
Emblematico il caso registrato da Zona qualche mese fa: «un pregiudicato, dopo aver perseguitato la donna che aveva avuto il coraggio di denunciarlo, disse che non avrebbe ucciso lei ma il figlio appena maggiorenne. Una scelta motivata dal voler evitare di “avere problemi in carcere” con gli altri detenuti. Intercettata questa minaccia abbiamo portato il ragazzo in caserma e il giudice ha stabilito una misura cautelare nei confronti del pregiudicato».
Sebbene ancora non siano disponibili delle statistiche precise sul fenomeno della violenza di genere, Zona ha fornito una prima valutazione: «a denunciare sono essenzialmente due tipologie di donne: le giovani fidanzate o le mamme con i figli già grandi. Restano nel silenzio e convivono con la violenza le donne che hanno bimbi piccoli: per loro la paura di perdere i figli vince sulla sofferenza subita».
E’ questo «il sottobosco da scovare» di cui ha parlato il sindaco di Corato – capofila dell’ambito territoriale con Terlizzi e Ruvo – l’altro giorno, in occasione della presentazione del Centro antiviolenza che dal 6 novembre aprirà i battenti in via Tuscolana.
Insieme «al buon» Franco Caputo, come ha definito Mazzilli il consigliere delegato al Piano di zona, all’assessore Mintrone e alla sua collega Altamura del Comune di Ruvo, il primo cittadino ha dato il benvenuto alla cooperativa di Andria “Riscoprirsi” e alla sua presidente, la criminologa Patrizia Lomuscio: «saremo a Corato ogni venerdì dalle 15 alle 18, nella sede del centro polivalente di via Tuscolana. Le donne possono raggiungerci lì o anche chiamarci a questi numeri: 1522, 0883764901 e 3803450570. Abbiamo a disposizione anche un gruppo Facebook e un sito internet: li utilizziamo per essere rintracciabili in ogni modo e per sensibilizzare la società su questo tema».
Le donne, gratuitamente e con la certezza dell’anonimato e della riservatezza, potranno avvalersi di una serie di servizi: «gestione delle emergenze, ascolto telefonico 24 ore su 24, attività di sportello, sostegno psicologico e counselling individuale e di gruppo, percorsi di potenziamento dell’autostima e dell’autonomia, creazione di progetti individualizzati, consulenza legale, attività di rete con i vari servizi del territorio, formazione, prevenzione e sensibilizzazione, attività di ricerca sul complesso fenomeno della violenza».
A Ruvo le operatrici di “Riscoprirsi” saranno in via Solferino 1 (la sede dei servizi sociali) il lunedì dalle 17.30 alle 19. A Terlizzi il martedì dalle 10.30 alle 12 al “Centro famiglie”, corso Vittorio Emanuele 26 (servizi sociali).
«La nostra società non può più fare a meno di questo servizio» ha detto Caputo. «Quando ero assessore ai servizi sociali ho capito quanta difficoltà hanno le donne nel raccontare ciò che subiscono – ha aggiunto – per questo sono convinto che più se ne parla, più le si aiuta».
L’avvio delle attività previste per il 6 novembre è il frutto «di un lungo e articolato percorso» ha commentato Altamura. Un motivo per cui «ringraziare anche la dottoressa Rutigliano della Asl» secondo la Mintrone, visto che «il centro funzionerà tanto meglio quanto più sarà radicato sul territorio e in rete con enti e associazioni».
«Le donne – ha rimarcato – devono comprendere di avere a loro disposizione uno strumento che le aiuta a riconquistare la propria vita, a proteggere anche i loro figli che spesso sono vittime passive. C’è un errore da evitare, arrivare ad un atto di sangue prima di denunciare. Noi donne dobbiamo capire che già quando ci sentiamo violate nella nostra libertà, qualcosa non va. Iniziare anche solo ad avere paura durante una relazione è un campanello d’allarme da non sottovalutare».
Per molti potrà sembrare banale invece è necessario «cancellare l’idea dello “schiaffo come gesto d’amore» ha detto la dottoressa Quinto dalla Asl riportando una idea diffusa tra alcune ragazze di scuola superiore.
Non a caso, ha concluso il sindaco «l’obiettivo più a lungo termine è un’evoluzione culturale del concetto di violenza di genere. Mi auguro che la città “adotti” questo Centro, ne abbia cura, lo faccia arrivare a chi davvero ha bisogno».
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