«Quel clochard disturba i miei clienti». Polemiche sulla “condotta” del senzatetto Andreas

La Redazione
il clochard andreas

La denuncia è di una esercente di corso Garibaldi: «Due giorni fa ha cercato di aggredire una mia cliente che l'aveva invitato a fare silenzio visto che stava impedendoci di lavorare serenamente». Ma alcuni testimoni negano la versione

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Continua a tener banco il caso di Andreas, il senzatetto che da alcuni mesi vive in città e di cui mercoledì scorso si è occupata anche “Chi l’ha visto?”, la popolare trasmissione di Rai Tre:

«Il vostro tanto adorato e “innocuo” barbone, che da più di venti giorni sosta davanti la porta della mia rivendita, due giorni fa ha cercato di aggredire una mia cliente per averlo invitato a fare silenzio poiché stava urlando impedendoci di lavorare serenamente e di comprendere le richieste dei clienti». 

La denuncia viene da una esercente di corso Garibaldi, che attraverso un infervorato post su facebook afferma di avere richiesto nella circostanza anche l’intervento di una pattuglia dei Carabinieri per calmare il clochard. 

«La sua reazione è stata inveire contro la cliente cercando di entrare nel negozio e dare un calcio alla cliente. Della vicenda sono stati informati i Carabinieri di Terlizzi, che per giunta dovevano mandare una pattuglia che non è mai arrivata!».

Da segnalare che, nel profluvio di commenti fioccati sotto il post di denuncia, alcuni utenti fb, sedicenti testimoni oculari dell’episodio, hanno negato la versione dei fatti fornita dalla commerciante, affermando che Andreas nella circostanza sia stato provocato e, anzi, non abbia reagito in maniera così violenta. Non è difficile, di tanto in tanto, cogliere il clochard intento a sbraitare o inveire in solitudine, in risposta a chissà quale sollecitazione. Tuttavia, per quanto se ne sa, non è mai stato protagonista di atti aggressivi. 

Ad ogni modo, ammessa la buona fede dell’esercente (che nel prosieguo del post si lascia andare a valutazioni discutibili che non pubblichiamo), l’episodio è naturalmente da verificare nei dettagli prima di emettere un verdetto di colpevolezza. Questo, se non altro, a garanzia dei diritti umani di una persona che vive in uno stato di estrema indigenza e, probabilmente, non ha la possibilità, né le risorse comunicative (e forse anche emotive e intellettuali) per tutelarsi come un normale cittadino. Replicando, ad esempio, alle provocazioni dei passanti o sottraendosi all’interessamento a volte morboso nei suoi confronti, compresa la sovraesposizione sui social media di cui è indubbiamente vittima. 

Il caso del clochard Andreas è senz’altro un banco di prova inedito per la nostra comunità, che da mesi alterna nei suoi confronti slanci di genuina generosità a momenti di inspiegabile insofferenza e aggressività (si ricordi l’incendio alla panchina su cui l’uomo dormiva fino a qualche settimana fa). Certo è che la sua gestione, soprattutto in vista dell’inverno, darà la misura del nostro livello civico e morale.

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