Le aziende ortofrutticole pugliesi in stato di agitazione: «Chiediamo incontro urgente a Emiliano»

La Redazione
braccianti agricoli

«La lotta al caporalato e al lavoro nero deve essere condotta in modo mirato. Non si può colpire nel mucchio e criminalizzare un intero settore», afferma l'associazione Apeo

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«La lotta al caporalato e al lavoro nero deve essere condotta in modo mirato, colpendo le aziende che se ne servono e che vanno sanzionate con tutta la severità consentita dalla legge. Colpire nel mucchio, criminalizzare un intero settore e, particolarmente, la parte più moderna e meglio gestita dell’agricoltura pugliese, significa fare una pessima politica sindacale e una suicida politica economica».

La dichiarazione è dell’Apeo – Associazione Produttori Esportatori Ortofrutticoli della Puglia, aderente a Fruitimprese, che per queste ragioni ha proclamato «lo stato di agitazione di tutte le aziende ortofrutticole pugliesi e chiede un incontro urgentissimo al Presidente della Regione e al Prefetto per esaminare la situazione e concordare le misure indifferibili da adottare a tutela del settore e della categoria».

«Non possiamo tollerare che un’intera categoria sia criminalizzata ed esposta al pubblico ludibrio», sottolinea l’associazione. «In più le ispezioni si sono concentrate sulle aziende maggiori e più sane, i controlli si sono fatti asfissianti e minuziosi anche su strada e i mezzi aziendali vengono fermati continuamente per verifiche che impiegano tempi lunghi e impediscono il normale svolgimento dell’attività lavorativa».

Tra le aziende aderenti all’Apeo c’è anche la coratina “Ortofrutta meridionale”, coinvolta nell’indagine sulla morte di Paola Clemente, la 49enne bracciante agricola di San Giorgio Jonico morta improvvisamente lo scorso 13 luglio mentre lavorava all’acinellatura dell’uva nelle campagne di Andria. Di seguito la nota integrale dell’associazione:

«Le aziende rappresentate dall’Apeo – Associazione Produttori Esportatori Ortofrutticoli della Puglia, aderente a Fruitimprese – costituiscono la parte più moderna dell’agricoltura pugliese e l’essenziale anello di collegamento fra i produttori agricoli e i grandi mercati europei e internazionali.

Le aziende ortofrutticole – che nella terminologia Inps vengono definite “azienda agricole senza terra” – acquistano grandi quantità di prodotti agricoli “alla pianta”, curano le ultime operazioni colturali e le attività di raccolta, oltre che la selezione e il confezionamento, consentendo così ai prodotti dell’agricoltura pugliese di essere conosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

Sono aziende dotate dei più moderni impianti tecnologici di selezione, stoccaggio e conservazione dei prodotti agricoli e occupano quasi l’80% della manodopera agricola pugliese (circa 4 milioni di giornate lavorative in provincia di Bari, 12 milioni in tutta la Puglia). Si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di lavoro perfettamente regolare sia dal punto di vista del trattamento economico-normativo sia dal punto di vista previdenziale: esse versano all’Inps enormi importi contributivi che consentono ai lavoratori di godere abbondantemente di tutti i trattamenti previdenziali e assistenziali previsti dalla legge.

I lavoratori operano in condizioni di piena sicurezza, essendo le aziende dotate di tutti gli accorgimenti previsti dal Testo Unico sulla sicurezza-lavoro (D. Lgs. 81/2008) sebbene alcune di tali norme siano state evidentemente pensate per aziende di natura industriale e mal si adattino al settore agricolo. Il lavoro nero non esiste nelle aziende Apeo che assicurano ai propri dipendenti un lavoro sostanzialmente stabile, ben retribuito e dignitoso.

Come non esiste neanche il fenomeno del caporalato, poiché tutte le aziende si avvalgono di un organico sostanzialmente fisso che raggiunge i campi con auto propria o con mezzi messi a disposizione dall’azienda che si assume tutti i relativi oneri e costi. Queste aziende all’avanguardia, che hanno introdotto rilevanti elementi di innovazione e di modernità nell’agricoltura pugliese, che servono i più qualificati fornitori di tutto il mondo (comprese le maggiori catene di ipermercati) e vengono annoverate fra i migliori e più solidi clienti da tutti gli istituti di credito, sono stato oggetto, in questi giorni, di una vergognosa campagna denigratoria indiscriminata e ingiusta che ha strumentalizzato alcuni episodi incresciosi verificatisi sui campi.

La lotta al caporalato e al lavoro nero deve essere condotta in modo mirato, colpendo le aziende che se ne servono e che vanno sanzionate con tutta la severità consentita dalla legge. Colpire nel mucchio, criminalizzare un intero settore e, particolarmente, la parte più moderna e meglio gestita dell’agricoltura pugliese, significa fare una pessima politica sindacale e una suicida politica economica.

La nostra associazione è disposta a porsi in prima fila nella lotta al caporalato e al lavoro nero, fornendo agli organi inquirenti ogni possibile collaborazione, ma non può tollerare che un’intera categoria sia criminalizzata ed esposta al pubblico ludibrio. Non può tollerare servizi televisivi nei quali appaiano automezzi o attrezzature recanti marchi di aziende innocenti ed estranee, sindacalisti che rilasciano fiumi di interviste in cui lanciano accuse generiche, dicono e non dicono e comunque lasciano intendere fatti inesistenti, soprattutto non può accettare che vengano lanciate accuse deliranti contro singole aziende dalla specchiatissima immagine.

Le aziende Apeo non si sono mai sottratte neanche a costruttive e moderne relazioni sindacali tant’è che in data 27/7/2015, presso la nostra sede sono state convocate tutte le organizzazioni sindacali di categoria per tentare di avviare una fattiva collaborazione per la soluzione dei gravi problemi che la crisi economica sta ponendo al settore. Ma sfruttare disgrazie che possono capitare sui campi come in qualsiasi altra situazione, accusare un’intera categoria senza saper distinguere le aziende corrette da quelle che usano prassi illecite, lanciare accuse generiche e
indifferenziate, rischiando di colpire anche aziende sane e mettendo così in pericolo dei buoni posti di lavoro, sono comportamenti del tutto incompatibili con serie e moderne relazioni intersindacali.

Ne è derivato un clima infuocato. Negli scorsi giorni i giornali hanno criminalizzato un intero settore, le ispezioni si sono concentrate sulle aziende maggiori e più sane, i controlli si sono fatti asfissianti e minuziosi anche su strada e i mezzi aziendali vengono fermati continuamente per verifiche che impiegano tempi lunghi e impediscono il normale svolgimento dell’attività lavorativa.

Tutto ciò sta finendo per danneggiare l’immagine stessa della Puglia e dei suoi migliori prodotti e interviene proprio mentre una crisi gravissima sta colpendo da tempo e rischia di metter definitivamente in ginocchio l’intero comparto ortofrutticolo, forse l’unico da cui può ripartire, in Puglia, la famosa ripresa.

A questo punto la misura è colma. L’Apeo proclama lo stato di agitazione di tutte le aziende ortofrutticole pugliesi e chiede un incontro urgentissimo al Presidente della Regione e al Prefetto per esaminare la situazione e concordare le misure indifferibili da adottare a tutela del settore e della categoria».

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