“Buona scuola”, pericolo di diaspora per i docenti pugliesi. Il racconto di una precaria terlizzese

La Redazione
la buona scuola

In centinaia saranno costretti a lasciare la regione. «Ho già lavorato a Brescia dal 2009 a 2011. Non mi si dica che voglio lavorare sotto casa. Non l’accetto», dice Marika, 36 anni, docente abilitata in lettere

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Saranno centinaia, a conti fatti, i docenti precari pugliesi costretti a spostarsi per lo Stivale per continuare a lavorare, dopo anni di precariato, il prossimo anno scolastico.

Si tratta della cosiddetta fase B, nella quale gli esclusi per punteggio dalla fase zero e A (con queste fasi hanno ottenuto il ruolo 2364 insegnanti) sperano di trovare un posto stabile. Al Miur sono arrivate 6040 domande dalla Puglia, su 71.643 totali.

Ma a disposizione nella nostra regione ci sono solo 296 posti messi in concorso a livello nazionale, così in centinaia, su un bacino di circa duemila, dovranno accettare di migrare altrove, in province lontane.

Una sorte simile potrebbe capitare anche a Marika, 36 anni, docente precaria con l’abilitazione in lettere di primo e secondo grado. La donna ha rilasciato la sua testimonianza al Corriere delle Sera – Bari: 

«A Brescia ho già lavorato dal 2009 a 2011. Non mi si dica che voglio lavorare sotto casa. Non l’accetto». Marika è precaria dal 2008 e spera nella supplenza in deroga a Bari e dintorni, per evitare di tornare subito in Lombardia, dove si è guadagnata la nomina. In questi ultimi due anni, tuttavia, ha insegnato a Barletta, la sua vita è qui. Ora c’è il rischio di dover spezzare anche la vita coniugale.

Entro l’8 settembre saranno assegnate 2000 supplenze, ma non tutti i docenti pugliesi riusciranno a ottenere la deroga annuale. Il pericolo, per loro, è di una vera e propria diaspora.

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