Tra religione e folclore: la Festa del Ciuccio di San Gioacchino. Foto

La Redazione
la festa del ciuccio di san gioacchino

In molti, nonostante il caldo, hanno seguito la sfilata del "ciuccio", partita da piazzetta Amendolagine e giunta in piazza Cavour, dove si sono disputati i giochi di destrezza e le gare di abilità

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Si è svolta ieri sera per le strade della città la popolare festa del “ciuccio di san Gioacchino”, sorta di preludio “scherzoso” e profano alla Festa Maggiore, distante solo pochi giorni. Il ciuccio quest’anno era meno fiabesco e rutilante del solito, risultando, per così dire, più essenziale e minimalista. Ciò non ha impedito tuttavia la massiccia partecipazione dei cittadini, che sfidando il caldo particolarmente umido e fastidioso hanno seguito la sfilata del “ciuccio”, partita da piazzetta Amendolagine e giunta poi in piazza Cavour, dove si sono disputati i giochi di destrezza – la corsa con i sacchi, il tiro alla fune – e le gare di abilità – l’albero della cuccagna.

L’origine della Festa risale al XVIII secolo, quando il padre gesuita Francesco Paolo Confreda volle introdurre a Terlizzi il culto per il padre della Vergine, San Gioacchino, commissionando all’artista andriese Francesco Paolo Antolini un gruppo statuario raffigurante il santo che reca la Madonna al Tempio (tutt’ora collocato nella chiesa di Sant’Ignazio).

A questo punto avvenne l’episodio – a metà tra lo storico e il leggendario – dal quale ha tratto poi origine la tradizione popolare. Giunto a Terlizzi da Andria su un calesse trainato da un asino, il gruppo statuario attraversò il paese dopo aver sostato presso uno stallone, entrambi messi a disposizione da un “proprietario” della città. Il quale, tuttavia, contrariato dalla venerazione popolare per il Santo – anche il suo primogenito aveva chiamato il figlio Gioacchino contravvenendo alla regola non scritta di attribuire i nomi degli eredi per via patriarcale – anche perché appartentente alla delegazione deputata alla Festa Maggiore, di nascosto sistemò dei petardi sotto la bardella del povero animale con lo scopo di “sabotare” i festeggiamenti.

Il tentativo, tuttavia, non andò a buon fine: l’esplosione non ci fu e il ciuccio arrivò a destinazione, naturalmente grazie all’intervento divino di San Gioacchino, come lo stesso Padre Confreda poté testimoniare.

 

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