L’allarme dei centri Caritas: «Il quadro è preoccupante. Chi può doni tempo e risorse»

La Redazione
pasto caldo

Con l'estate la situazione delle strutture di volontariato è quasi al collasso. Nella casa di accoglienza di via Pisacane a Molfetta pochi volontari devono badare a una trentina di persone, provenienti da Terlizzi, Ruvo, Trani

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La stagione estiva, con l’intensificarsi del caldo e il concomitante diradarsi delle impellenze lavorative, è di solito un momento di pausa delle preoccupazioni ordinarie, per lo meno per i comuni cittadini, quelli che riescono ancora a sbarcare il lunario e che, bene o male, possono permettersi ancora il lusso di andare in vacanza, sia pure per qualche giorno.

Non vanno in vacanza, purtroppo, la povertà e l’indigenza, che affliggono permanentemente una fetta sempre più larga di popolazione, in quest’epoca di crisi continuativa e di drastica erosione della ricchezza comune, pubblica e privata. Si tratta di problemi reali e difficili da risolvere: la politica non ama occuparsi di queste “patate bollenti”, dal momento che difficilmente portano voti e consensi immediati. E, a onor del vero, bisogna ammettere che la cosiddetta spending review rende difficile per le amministrazioni organizzare servizi sociali e assistenziali adeguati: è pertanto sempre più complicato offrire soluzioni e aiutare concretamente i bisognosi, siano essi senza tetto o, anche, semplici cittadini ridotti male in arnese, sempre più numerosi ormai.

«Un consiglio può essere quello di affacciarsi nei Centri Caritas e condividere qualche ora di tempo per comprendere quando inconcepibili siano le contrapposizioni di potere», dicono, con molto realismo, dalla Diocesi. «Da un rapido giro per le Caritas cittadine è possibile fare un quadro di emergenze che devono interpellarci».

A Molfetta, ad esempio, ci sarebbe un vero e proprio “guazzabuglio di situazioni di povertà”, che molto spesso in mancanza di soluzioni le Istituzioni demandano ai centri Caritas. Nella casa di Accoglienza di via Pisacane pochi volontari devono badare ogni giorno mediamente a una trentina di persone, quasi tutti di sesso maschile, provenienti da Terlizzi, Ruvo, Trani.

«Sono per lo più italiani – raccontano i volontari – in quanto molti immigrati in questo periodo si spostano a Nardò, per la raccolta delle angurie, e a Foggia per i pomodori, per tornare da noi a settembre per l’uva e a seguire poi le olive. Serve molta pasta, salsa, contorni… anche se proprio in questi giorni saranno distribuiti, anche nelle parrocchie, i prodotti della GEA. Al di là delle esigenze materiali, il più grande bisogno degli ospiti è l’ascolto, il desiderio di parlare e di ascoltare. Accanto al centro c’è l’assistenza che le parrocchie offrono alle famiglie dei rispettivi quartieri, con lodevoli iniziative di visite a domicilio dei volontari. Povertà più complesse quelle che si presentano al centro, perché al bisogno materiale di una volta si aggiunge quello morale ed affettivo di oggi, aggravato dalle dipendenze da alcool e stupefacenti».

A proposito di ascolto, il centro Caritas di Terlizzi si segnala per una iniziativa positiva: don Francesco de Lucia ed Edgardo Bisceglia, responsabili dell’organizzazione, incontrano personalmente, per appuntamento, le persone e le famiglie in difficoltà, evitando loro l’umiliazione di una pubblica “questua”. Le esigenze sono le solite: una casa e un lavoro. Serve anche molto denaro liquido: per gli affitti, da anticipare soltanto, quando si riesce a trovare una casa, da destinare alla copertura di rate insolute, a rintuzzare ingiunzioni di sfratto…
«Le risorse messe a disposizione dall’8xMille non sono sufficienti – dicono i volontari – Cibo e indumenti, grazie al cielo, non mancano per la opportuna iniziativa di raccolta che si svolge presso i supermercati ed altri esercenti, quasi ogni tre mesi».

«Un quadro preoccupante», dichiara la Diocesi. «Una situazione la cui unica positività sta nell’ammirevole abnegazione di tante persone che, inverno o estate, caldo o freddo, in vacanza o in attività, direi anche notte e giorno, sono lì a garantire un presenza amica a chi rimane solo nella sua multiforme povertà».

L’appello è alle istituzioni, che prendano atto di questa difficile situazione, tendente al collasso: «Non è stata fuori luogo la proposta di un Consigliere comunale di Ruvo di devolvere i gettoni di presenza ed ogni emolumento proprio alle esigenze dei Servizi sociali del proprio Comune», afferma la nota diocesana. Così come «non è fuori luogo chiedere a quanti percepiscono emolumenti per il proprio impegno politico locale, regionale, nazionale (quindi soldi dei cittadini) a devolvere una parte di essi per le esigenze delle quattro Caritas cittadine».
D’altra parte, per quanto riguarda l’impegno personale, la Diocesi esorta i cittadini a offrire «disponibilità di tempo per accostarsi ai volontari già impegnati nelle rispettive città» e ai fedeli chiede, in particolare, di «attivarsi come Confraternite, più di quanto si faccia già, per far fronte a povertà di molti confratelli».

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