Non c’è alcun “talento” locale nel sistema direzionale del Comune. Quali sono le ragioni?

Pasquale Malerba e Vito Ruggieri
Comune di Terlizzi

Abbiamo chiesto al dottor Ruggieri – ex segretario del Comune di Andria ed esperto in materia giuridico-amministrativa – di provare a far luce sulle cause della totale assenza di concittadini fra i dirigenti dell'Amministrazione

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Dottor Ruggieri, non c’è alcun talento autoctono nel sistema direzionale del comune di Terlizzi: cosa può dirci in proposito?

“Nemo propheta in patria”. Questo detto, sicuramente, non ha bisogno di alcun commento. Tuttavia, vale la pena fare una riflessione per rendersi conto quanto corrisponda a verità. Mi riferisco a un dato di fatto reale e inconfutabile: la totale assenza di figure dirigenziali locali nel Comune di Terlizzi. A voler essere ottimisti, questo è un primato!

Quali le ragioni di questa amara realtà?

E’ un’obiettiva constatazione! La comunità terlizzese non riesce ad esprimere alcun talento autoctono di livello direzionale nel sistema gestionale del comune da vari decenni. La totalità delle posizioni dirigenziali dell’ente è occupata da forestieri con modalità diversificate, non sempre ineccepibili. Le ragioni che hanno generato la deprimente situazione sono da ricercare nelle politiche organizzative e gestionali dei governi locali di destra e di sinistra pro-tempore.

In sostanza, il modello organizzativo è conformato a collocare i profili dirigenziali al vertice delle specifiche strutture, denominate settori.
La gestione, poi, dei servizi pubblici è preordinata a privilegiare una sostanziale privatizzazione. Ne consegue che le accennate circostanze organizzative e gestionali abbiano prodotto lo svilimento e la depauperazione delle potenziali professionalità nostrane.

Ciò significa che Terlizzi non ha, attualmente, figure professionali in grado di ricoprire cariche dirigenziali. 

Il sistema organizzativo e gestionale ha reso necessario l’arruolamento di risorse umane di altri enti e l’esternalizzazione dei servizi pubblici essenziali, tra i quali, in primis, i tributi, la cui gestione ha prodotto le note gravi turbative sociali.

Una spregiudicata imprenditoria privata ed una classe dirigente extraterritoriale hanno dominato, senza lode e con molte ombre, l’azione programmatica, amministrativa e gestionale delle amministrazioni, che si sono succedute nel tempo.

Possibile? E le risorse umane interne del nostro comune?

Per effetto di miopi politiche economiche le risorse umane interne sono state emarginate ad un ruolo subalterno e demansionante, che ne ha inibito la crescita professionale. E’ purtroppo, ampiamente diffuso l’apodittico convincimento degli amministratori pro-tempore, secondo cui le risorse umane di cui l’ente è dotato sia inadeguato professionalmente e numericamente a fronteggiare l’azione amministrativa .

In ragione di ciò, nessuna forza politica ha preso in debita considerazione l’utilità funzionale ed economica di sopprimere le posizioni dirigenziali per valorizzare, ancorchè attraverso percorsi formativi, le risorse professionali autoctone, pur presenti nell’apparato burocratico del comune. In questo modo anche la gestione dei servizi pubblici essenziali e non è stata in toto esternalizzata, o meglio privatizzata, con devastanti risultati. Basti considerare la notoria scellerata gestione delle entrate comunali, gestite dall’imprenditoria privata da lungo tempo.

Eppure, i fatti gravi di cui si sta occupando la magistratura dovrebbero indirizzare l’azione amministrativa a cercare soluzioni diverse e innovative. Lei che ne pensa?

Neanche gli sconvolgenti eventi che hanno colpito gli amministratori della famigerata Censum e la dirigente del settore finanziario hanno convinto l’amministrazione a riprogettare il modello organizzativo con la soppressione delle posizioni dirigenziali ed a realizzare una trasparente ed inequivocabile internalizzazione delle entrate. Prevale, nell’immaginario degli amministratori, la sottovalutazione qualitativa e quantitativa del personale indigeno, unitamente alla spiccata vocazione privatistica della funzione tributaria. Persiste, cioè, la tendenza ad avvalersi di società private, e per finalità di non agevole intuizione.

È, quindi, vero che nel nostro comune operano società esterne? E l’organo di controllo interno, che fa?

Le ragioni, probabilmente, sono da ricercare nella facilitazione ad interferire nella gestione, a vantaggio di politiche a favore delle categorie dominanti. Sono state escogitate forme surrettizie di esternalizzazione della gestione delle entrate, preconfezionando ad hoc pseudoservizi di supporto, affidati all’imprenditoria privata con censurabili procedure:
1. Servizio di supporto alla gestione diretta delle entrate tributarie ed extratributarie, ordinarie e coattive conferito in appalto mediante un sistema di gara, eccepibile in punto di diritto e di fatto alla società Servizi Locali di Novara, gia affidataria per l’anno precedente;
2. Servizio di supporto per la postalizzazione degli avvisi/solleciti di pagamento del corrispettivo per le lampade votive, affidato direttamente alla medesima società novarese;
3. Servizio di supporto alla riscossione coattiva dei crediti del comune, affidato mediante procedura negoziata alla società Poste Tributi;
4. Servizio di riordino, custodia, gestione fisica ed informatizzata degli archivi comunali, conferito alla società Prodeo di Bisceglie nel remoto anno 2001 scaduto il 31-12-2012 e prorogato annualmente.
E’ incommendevole l’antigiuridica prassi. Gli accennati servizi sono stati istituiti e gestiti dai dirigenti, pur in mancanza dei dovuti e specifici atti fondamentali, programmatici e provvedimentali, appartenenti agli esclusivi poteri del supremo organo di governo, ex art.42 t.u. 267/2000.
I competenti dirigenti dispongono, a loro insindacabile giudizio, dell’azione gestionale dal momento che è inesistente la programmazione generale ed esecutiva. Né ha funzionato l’organo di controllo interno per la valutazione del grado di raggiungimento degli obiettivi, in termini di efficienza, efficacia ed economicità di gestione.
Mi sembra utile di concludere, per l’intelligenza del lettore, che il costo annuo dei menzionati pseudoservizi esternalizzati ammonta a diverse centinaia di migliaia di euro all’anno, gravante ovviamente sui cittadini.
Fino a quando si potrà continuare ad abusare della pazienza dei tartassati cittadini?

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