Legambiente: «Le Case dell’Acqua non possono sostituire le fontane pubbliche»

La Redazione
casa dell'acqua

Il circolo ambientalista di Terlizzi interviene in merito alla decisione della giunta Gemmato di installare in città due erogatori di acqua "alla spina" a integrazione della rete di fontane pubbliche dell'Acquedotto

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Alcuni giorni fa, con la deliberazione di Giunta n.114, l’amministrazione Gemmato ha ratificato l’installazione di distributori automatici di acqua “alla spina” da collocare in Viale Aldo Moro e Viale Indipendenza, nei pressi delle fontane pubbliche.

Le “colonnine” che verranno impiantate sono moderni dispenser di acqua naturale e frizzante che, secondo l’Amministrazione, forniranno un servizio integrativo rispetto alla rete idrica dell’acquedotto pugliese. Tali impianti – si legge nel documento giuntale – «consentono di valorizzare l’acqua di rete e si caratterizzano anche come spazi di aggregazione sociale, strumento di comunicazione tra le amministrazioni locali ed i propri cittadini».

Interviene in merito il circolo Legambiente di Terlizzi, per cui è assolutamente positivo e augurabile che siano «adottate e incentivate tutte le iniziative che favoriscano il consumo dell’acqua della rete pubblica cittadina e che la stessa debba essere buona, garantita e controllata, da qualsiasi rubinetto venga prelevata».

Attingere l’acqua a un erogatore pubblico, che sia il rubinetto di casa, una fontana dell’acquedotto o una Casa dell’Acqua permetterà secondo Legambiente «di ridurre l’impatto ambientale causato dal trasporto su ruota, dal produttore  al punto vendita, dell’acqua imbottigliata ed alla produzione e smaltimento di tonnellate di inutile plastica: una casa dell’acqua che distribuisce circa 2.500 litri giornalieri (valore medio rilevato nelle case dell’acqua già installate in Italia) permette un risparmio di circa 1.700 bottiglie di plastica da 1 litro e ½ corrispondente a  20 tonnellate di PET all’anno in meno da produrre, trasportare su gomma e smaltire a fine utilizzo. Non trascurabile è, inoltre, il fatto che per produrre una sola bottiglia in PET occorrono ben 17,5 litri di acqua».

Per misurare i vantaggi di queste alternative sarebbe bene secondo gli ambientalisti dare un occhio al portafoglio: «ipotizzando un consumo medio giornaliero di 2 litri d’acqua a persona, la spesa annua di una famiglia media è di € 2,86 se prelevata dal rubinetto di casa, di circa € 40 se proveniente dalla casa dell’acqua e di ben € 493 per quella imbottigliata».

«Con queste brevi ma significative informazioni – continua la nota – il cittadino rimane libero di scegliere la soluzione migliore per l’ambiente e per il proprio portafoglio, sperando che scarti l’ultima ipotesi, anche per i problemi al fegato ed al sistema endocrino che l’acqua in Pet provoca a causa dei numerosi sbalzi termici cui la bottiglia è sottoposta dall’imbottigliamento al consumo».

Tuttavia, precisa il circolo ambientalista, «le “Case dell’Acqua” possono indubbiamente incentivare il consumo di acqua della rete idrica cittadina, rimanendo però ferma la necessità che esse non possono, né devono sostituire le fontanine pubbliche già esistenti, che vanno – invece – periodicamente manutenute e valorizzate.

Riteniamo utile consigliare, infine, una preziosa “app” per smartphone e tablet denominata “FontaninApp”, realizzata da Acquedotto Pugliese con la preziosa collaborazione degli alunni dell’Istituto Tecnico Industriale di Gioia del Colle e scaricabile gratuitamente, che permette di localizzare su mappa tutte le pubbliche fontanine presenti in Puglia».

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