Scoperta la targa dedicata a Giovanni Pomodoro, eroe di guerra terlizzese. Foto. Video

© ninni gemmato
Ospite della cerimonia la sorella Livia, presidente del Tribunale di Milano
Stamatina con una solenne cerimonia a cui hanno partecipato il Sindaco, le autorità militari e civili e alcune classi delle scuole elementari e medie della città è stata scoperta la targa commemorativa che l’Amministrazione ha voluto dedicare a Giovanni Pomodoro, l’aviatore terlizzese che, nel 1942, a soli ventuno anni morì nei cieli di Alessandria d’Egitto durante un’operazione militare nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
Il lungo corteo ha raggiunto la casa natia dell’aviatore partendo dal Palazzo di Città. Qui don Roberto De Bartolo ha officiato il rito di benedizione della targa in memoria del pilota, riproponendo, nella sua preghiera, l’appello lanciato da papa Francesco qualche giorno fa: “Mai più la guerra!”.
Graditissima ospite della cerimonia è stata la sorella dell’aviatore, l’attuale presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro, nativa di Molfetta, da cui per un periodo la famiglia si trasferì a Terlizzi seguendo il capofamiglia Vito, che fu titolare di una farmacia situata in via Mazzini, di fronte alla chiesa di Sant’Ignazio.
Significativo il suo intervento: citando stralci del carteggio del 1931 tra Einstein e Freud, la Pomodoro ha fatto presente che l’eroismo non è altro che una proiezione inconscia del desiderio umano di immortalità, tenendo fermo tuttavia che esso dovrebbe essere soltanto una eccezione in una società evoluta e civile, con un evidente riferimento alla massima espressa da Bertolt Brecht in Vita di Galileo: “sventurato quel paese che ha bisogno di eroi”.
«Le guerre sono sempre terribili. A noi spetta l’arduo compito di essere testimoni di pace in tempo di guerra, come lo fu Giovanni, esempio di dedizione, solidarietà, fratellanza. La vicenda più caratteristica della sua morte è stata la gratuità del suo gesto: appena tornato da un’azione di guerra, si è offerto volontario al posto di un compagno indisposto. Io non l’ho conosciuto, ma ricordo la mia mamma ogni sera ripetere la frase “quella sera Giovanni doveva tornare in licenza’”, ha ricordato, visibilmente commossa, il magistrato. «La guerra non la dichiarano i soldati, ma i potenti. A noi “piccoli” basta sentirci fratelli per stare in armonia col mondo, sperando che, in futuro, non ci sia più bisogno di eroi. Anche per quanto mi riguarda, spero di essere ricordata esattamente come Freud si rivolse ad Einstein in una delle lunghe lettere che i due si scrivevano durante la guerra, ovvero come “amante dell’umanità”».
Più “lirico” il discorso del Sindaco, che ha idealmente accostato la figura di Pomodoro a quella di Saint-Exupéry, il noto scrittore – e aviatore – francese, rammentando alcune riflessioni dell’autore del Piccolo principe sul rapporto poetico tra l’uomo e l’aeroplano:
“La terra ci fornisce, sul nostro conto, più insegnamenti di tutti i libri. Perché ci oppone resistenza. Misurandosi con l’ostacolo l’uomo scopre se stesso. Ma per riuscirci gli occorre uno strumento. Gli occorre una pialla, o un aratro. Il contadino, nell’arare, strappa a poco a poco alcuni segreti alla natura, e la verità ch’egli trae è universale. Non diversamente l’aeroplano, strumento delle vie aeree, coinvolge l’uomo in tutti gli antichi problemi“.
Nato il primo gennaio del 1921 in corso Garibaldi, 67 – l’attuale corso Dante, – Pomodoro conseguì il brevetto di pilota aeronautico già a vent’anni di età e si arruolò immediatamente nella Regia Arma Aeronautica Italiana. Durante la Seconda Guerra Mondiale prese parte a numerose operazioni di guerra nel Mediterraneo, l’ultima delle quali nel febbraio del ’42, quando, presumibilmente sotto attacco nemico, il suo aereo fu abbattuto nei cieli di Alessandria d’Egitto e il suo equipaggio – di cui era secondo pilota – dichiarato disperso. Dei cinque velivoli partiti per la missione alle 3:15 del mattino, infatti, soltanto quattro fecero ritorno alla base italiana alle 7:20.
Un fatto preciso testimonia lo slancio e la virtù di Pomodoro, che fu decorato al valor militare: il terlizzese non era stato incaricato per la missione fatale, ma vi si offrì spontaneamente per sostituire un commilitone indisposto. Nella lettera a firma del Comandante dello Stormo, Colonnello Mario Grotti, datata 27 Febbraio 1942, si legge:
«Il Sottotenente Pomodoro, Ufficiale di elevate doti intellettuali, seppe farsi amare per il suo carattere buono, generoso, leale. Quale combattente era intrepido e coraggioso ed aveva dato prova del suo entusiasmo in numerose azioni di guerra. Magnifica figura di soldato e combattente, sempre pronto a tutto osare».
Alla memoria del sottotenente terlizzese è già stata dedicata in passato la sezione locale dell’Associazione Arma Aeronautica. «E’ un onore per la nostra città aver dato i natali a chi, con spirito estremo di sacrificio e dedizione ai valori del culto della Patria, ci fornisce ancora oggi un grande esempio di vita. Siate fieri di Giovanni Pomodoro», sono state le parole del Maggiore Michele De Chirico, Presidente della sezione terlizzese dell’Associazione Arma Aeronautica. «Una targa di marmo è un messaggio forte e chiaro – gli fa eco il Brigadiere Generale Giuseppe Genchi, della sezione regionale Puglia e Basilicata – Ci ricorda che abbiamo ancora bisogno di esempi concreti come quello di chi si è sacrificato per il senso del dovere».
A questi onori, oggi si aggiunge il solenne riconoscimento della Giunta, che di fatto include Giovanni Pomodoro nel “pantheon morale” della città.
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