«Sul caso Censum il Consiglio ha sprecato diverse sedute senza esprimere una strategia precisa»

Riceviamo e pubblichiamo l'opinione di Vito Ruggieri, ex segretario del Comune di Andria ed esperto di questioni giuridico-amministrative, in merito alla gestione dello scandalo da parte della giunta Gemmato
Stamattina si terrà presso il Tribunale di Trani l’udienza iniziale del processo contro la dirigente degli affari finanziari del Comune di Terlizzi, Francesca Panzini, che ha scelto di andare a giudizio immediato saltando la fase preliminare per accertare le sue responsabilità in merito allo scandalo Censum. Contemporaneamente, si celebrerà l’udienza preliminare del processo contro i rappresentanti della società di riscossione tributi. Riceviamo e pubblichiamo l’opinione di Vito Ruggieri, ex segretario del Comune di Andria ed esperto di questioni giuridico-amministrative, in merito alla gestione del controverso caso da parte della giunta Gemmato.
Caro direttore, il supremo organo di governo comunale ha sprecato, oltre alle riunioni delle commissioni consiliari, quattro lunghe defatiganti e conflittuali sedute in data 10 marzo, 11 e 16 aprile e 14 maggio c.a. sulla controversa questione Censum, turbando anche il cittadino, senza apparenti idee strategiche. Il Consiglio, infatti, si è riunito, nonostante la mancanza della prescritta proposta deliberativa, espositiva dei presupposti giuridici e di fatto e corredata dai dovuti pareri di regolarità tecnica e contabile, recante gli obiettivi da affidare al competente dirigente, affinchè risponda del risultato.
La mancanza totale della necessaria attività istruttoria, tecnico-giuridica di competenza dirigenziale, la dice lunga, oltre a costituire spreco e danno erariale, in proporzione agli inutili se non dannosi costi delle sedute. Disvela un avventurismo politico, un salto nel buio dagli effetti imprevedibili. Il richiamo del Sindaco ai consiglieri a “volare alto”, senza specificare alcuna trasparente ed inequivocabile strategia per il bene della comunità, è surreale.
Sembra che le sedute consiliari siano state richieste dal Sindaco e dalle minoranze per valutare la scandalosa proposta transattiva della Censum, debitrice di circa 1.650.000 euro nei confronti del Comune, consistente nella cessione di un immobile di circa 450.000 euro. Il comune avrebbe dovuto sospendere le azioni coattive nei confronti della società, così da evitarne il fallimento. L’irrisoria proposta Censum sembra preordinata a conseguire, non tanto la finalità di evitare il fallimento della società, quanto a costruire una tecnica difensiva nel giudizio penale a carico del Presidente e del’Amministratore della società.
Le tre sedute hanno registrato conflittuali polemiche, tra il Sindaco, supportato da alcuni componenti di maggioranza, ed i consiglieri di minoranza, i quali si sono rimbalzati le accuse della tragica situazione, in cui versa il Comune di Terlizzi, a causa di una scellerata gestione dei tributi. Il Sindaco, poi, ha sostenuto tesi balzane, quando ha rivolto un accorato invito ai consiglieri “a battere un colpo d’ala” dovendo esercitare la funzione di indirizzo, in quanto la “datio in solutum” dell’immobile, proposta dalla Censum, implica la competenza del Consiglio comunale. Mi sorprende non tanto l’inconsistenza giuridica dell’assunto del Sindaco quanto la constatazione che nessun organo burocratico o consulente giuridico gli abbiano suggerito che anche il tanto abusato atto di indirizzo non possa inventarsi in corso di seduta e non sia assumibile, in mancanza di una propedeutica ed adeguata istruttoria di una proposta deliberativa, recante i pareri di regolarità tecnica e contabile ove incida sulla spesa e/o sulle entrate, come nel caso in specie.
È il caso di precisare che tale atipica manifestazione di volontà non solo è inconferente con la fattispecie ma, soprattutto, non può concretizzarsi in surrettizie forme di interferenza, di ingerenza o di appropriazione della funzione gestionale. L’atto, cosiddetto, d’indirizzo, secondo il mio punto di vista, sintomo di inefficiente governo, deve limitarsi a meglio esplicitare la funzione preminente del consiglio, consistente nella programmazione, in cui sono specificati gli obiettivi strategici. La programmazione si redige attraverso l’azione coordinata tra la sfera politica e quella burocratica.
Di norma la funzione di indirizzo non è autonoma e scollegata dall’azione istruttoria e propositiva degli organi di direzione gestionale. È quindi ragionevole lo smarrimento e l’avversione dei consiglieri e degli stessi cittadini di fronte alle perverse proposte, provenienti dall’inaffidabile società, in merito alle quali la posizione strategica della civica amministrazione appare nebulosa. Gli organi gestionali, i quali se ne dovrebbero assumere la responsabilità, sembrano perfino latitanti, ovvero incompatibili ad esercitare la loro funzione di supporto propositivo.
Ove poi i competenti dirigenti non abbiano l’attitudine o, addirittura, versino in una situazione di incompatibilità funzionale ed ambientale a prestare la dovuta collaborazione giuridico-amministrativa in merito alla contorta vicenda, il Sindaco, data la sua funzione di sovrintendenza, dovrà applicare le sanzioni previste dalla legge e dal contratto di lavoro, valutando se siano compatibili con il rapporto d’impiego.
Dal dibattito consiliare traspare la temeraria audacia di aderire alla spegiudicata proposta Censum e l’impotenza a ben discernerne l’utilitas, non disponendo di una piena cognizione dell’ultradecennale anomala gestione della riscossione dei tributi, che ha prodotto un deficit di entrate di circa € 1.800.000. Incredibile a dirsi, la Corte dei Conti ne attribuisce la responsabilità ad un’associazione a delinquere tra rappresentanti della società e del comune. È inverosimile che il Sindaco sia così audace da pretendere che i componenti del consiglio, di maggioranza e di opposizione, esprimano un orientamento, al buio pesto, in merito all’insidiosa proposta societaria, preordinata a fini reconditi, non essendo plausibile il solo intendimento di evitare il fallimento. È una bella facciatosta, che si è appaselata dalla disinvolta e provocatoria presenza di una folta rappresentanza della società, costituita dall’amministatore delegato dal legale e dai lavoratori, in occasione della seduta consiliare dell’11 aprile u.s.
L’azione più inquietante del Sindaco, che sembra il più determinato sostenitore della soluzione compromissoria, è da ricercare nella pregiudizievole trattativa, iure privatorum, avviata con la nomina congiunta, cioè d’intesa con la Censum, del Dr. Cocola, che ha prodotto una disastrosa perizia contrattuale, ancorchè recepita dal giudice civile. L’ordinanza giudiziale ha, purtroppo, riconosciuto alla società indebite pretese creditizie, ossia debiti fuori bilancio per circa 650.000 euro, la cui legittimità dovrà essere assentita dal consiglio comunale, trattandosi di spese extracontrattuali, irregolarmente assunte da oltre un decennio e riconducibili ai precedenti gestori.
È appena il caso di accennare che le disposizioni di diritto privato non siano, tout court, applicabili al comune, bensì nei limiti e nel rispetto delle competenze amministrative e delle procedure previste dall’ordinamento giuridico dell’Ente, ascrivibili ai dirigenti. È fuorviante, oltre che grossolana inesattezza, l’asserzione del Sindaco, secondo cui la perizia Cocola sia ineccepibile in quanto validata dal Tribunale Civile. Tale giudice, infatti, non valuta se la nomina congiunta del Dr. Cocola sia stata legittimamente disposta dal competente organo nell’osservanza di una procedura ad evidenza pubblica, né giudica la fondatezza giuridica e la congruità della perizia contrattuale se riconosciuta dalle controparti.
Secondo le mie reminiscenze giuridiche la nomina del perito disposta dal Sindaco, iure proprio, potrebbe essere censurata dal giudice amministrativo.
La lettura del combinato disposto degli articoli 50 e 107 del T.U. porta a ritenere che la nomina di consulenti ed esperti competa al dirigente, il quale deve provvedere nell’ambito di una procedura ad evidenza pubblica, specificando le sue valutazioni discrezionali nella scelta e nel conferimento degli incarichi.
Nel procedimento giudiziario al Sindaco compete semplicemente la sottoscrizione del mandato al litem, ai sensi dell’articolo 27 dello Statuto comunale, dopo che la Giunta abbia manifestato la volontà di costituirsi in giudizio su proposta del competente dirigente, al quale è demandata la scelta dell’avvocato difensore e l’assunzione dell’impegno di spesa.
Sembra che il Sindaco, secondo una discutibile prassi, assorba tutte le menzionate funzioni con il rischio del difetto di costituzione in giudizio. Questi dispone, pertanto, ad libitum se costituirsi parte civile nei processi penali in corso, avvalendosi di consulenze legali incompatibili con l’esercizio del potere discrezionale in tale azione amministrativa.
Mi è sembrato strumentale l’appello del Sindaco alla solidarietà e alla coesione istituzionale nella descritta situazione incandescente. Forse dovrebbe dotarsi di consulenti indipendenti ed esperti!
Anche la seduta del 14 maggio u.s., pur contenendo altri importanti argomenti tra cui il rendiconto 2014, ha registrato un conflittuale ed inconcludente dibattito tra la maggioranza e l’opposizione.
In particolare il capogruppo del Pd Michele Berardi ha preannunciato che il suo partito si costituirà parte civile nel giudizio penale, riguardante la dott.ssa Panzini, non avendovi provveduto l’amministrazione comunale.
La seduta consiliare è stata rinviata a data da stabilire con la discutibile motivazione delle difficoltà applicative della legge, che impone il riaccertamento contestuale dei residui attivi e passivi, cioè delle entrate e delle spese accertate, rispettivamente, non riscosse e non pagate, di competenza della giunta. Sorgono gli interrogativi. Quali ragioni di fatto hanno impedito di ottemperare al disposto legislativo nei termini?
La problematicità prospettata dal sindaco a fondamento del rinvio della seduta mi sembra priva di pregio, atteso che l’infelice formulazione della legge lascia ampi spazi di discrezionalità. Peraltro, il preventivo riaccertamento dei residui da parte della giunta appare più razionale, al fine di rendere pienamente edotti i componenti del consiglio sulla reale situazione finanziaria dell’Ente per l’approvazione del rendiconto.
In conclusione, il consiglio comunale ha sprecato quattro lunghe ed onerose sedute laceranti, censurabili anche in sede contabile, discutendo del nulla per motivi occulti e strumentali a fini politici e di altra natura, mentre la comunità terlizzese ha assistito attonita all’atroce contraddittorio, prefigurante ulteriori turbative e disastri finanziari.
Nella seduta del 26 maggio u.s. il consiglio comunale ha approvato il rendiconto relativo all’esercizio finanziario 2014. L’andamento della seduta non denota che il parto sia stato indolore. L’ombra funesta della disastrosa vicenda Censum continua ad aleggiare nella sala consigliare. I consiglieri delle forze politiche di opposizione, con distinte ma convergenti dichiarazioni, hanno disertato o abbandonato i lavori per l’inaffidabilità della dirigente del settore finanziario, responsabile dell’istruttoria e della proposizione dell’importante strumento contabile, specificante la gestione finanziaria 2014, ivi comprese l’esposizione debitoria e le pretese creditizie della famigerata ex concessionaria dei tributi comunali.
Le persistenti e, forse, aggravate lacerazioni tra le contrapposte forze politiche non sono sintomatiche di un benessere gestionale, a prescindere dalle rispettive ragioni. Le forze politiche di opposizione possono errare nel disertare i lavori.
Tuttavia, la trasparenza amministrativa e finanziaria sull’attività istruttoria e provvedimentale, afferenti al rendiconto 2014 ed al riaccertamento straordinario dei residui lascia alquanto a desiderare. La negazione degli atti, afferenti al riaccertamento dei residui ai consiglieri per la motivazione che la Giunta non avesse, ancora, deliberato, non ha un indefettibile fondamento logico-giuridico, poiché, entrambi i provvedimenti contabili sono da ritenersi interconnessi. La loro cognizione appare utile per un corretto esercizio della funzione di controllo e deliberativa dei componenti del supremo organo di governo locale.
A mio avviso è più ragionevole che l’adozione del predetto provvedimento di competenza della Giunta avesse preceduto l’approvazione del rendiconto. La conflittuale situazione di incompatibilità tra i consiglieri di opposizione e la dirigente Panzini è un pregiudizievole dato di fatto che non si può risolvere con il braccio di ferro. Le peculiarità dei provvedimenti contabili avrebbero dovuto suggerire ad una illuminata amministrazione di ricercare forme compromissorie per una serena valutazione della gestione finanziaria 2014 e pregressa anche mediante l’astensione dell’interessata, purtroppo tuttora imputata. Anche il cittadino avrebbe apprezzato. Mentre ha dovuto assistere ad una deprimente seduta consigliare, semideserta in occasione dell’intervento del consigliere Cagnetta.
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