“Terlizzi nell’arte”, i bambini della Don Bosco alla scoperta dei tesori segreti della città

© terlizzilive
Il notevole progetto di ricognizione storico-culturale di una classe dell'istituto primario di via Millico, sulle tracce delle principali bellezze artistiche e architettoniche di Terlizzi
Può capitare, attraversando le strade del paese di mattina, di riconoscere talvolta graziose file di grembiulini blu che procedono allegramente (con una evidente tendenza all’anarchia) sul marciapiede, condotte da solerti insegnanti verso qualche interessante meta urbana.
In realtà, l’oggetto di queste piccole escursioni extra-scolastiche è spesso sconosciuto anche ai cittadini più adulti, che non sempre sono consapevoli di ciò che li circonda. Spazi, siti, luoghi di interesse storico, artistico, culturale – qualcosa che appartiene di diritto a tutti, ma che molti decidono deliberatamente di ignorare e che dunque non farà mai parte della loro esperienza, del loro vissuto.
Per evitare che si generi una simile distanza – che negli anni, lungi dal colmarsi, tende a divaricarsi ulteriormente e divenire un vero e proprio sentimento di estraneità – nei confronti del contesto in cui si vive è fondamentale stimolare quanto prima nei bambini il “genius loci”, far avvertire loro l’essenza della città.
Questo è esattamente ciò che ieri mattina stava succedendo in piazza Cavour, dove una intera classe della scuola elementare “Don Bosco” era assiepata sul gradone del giardino ai piedi del monumento ai Caduti. I piccoli alunni erano intenti a rimirare la Torre Normanna, che – armati di matita e fogli bianchi – stavano provando a riprodurre sui taccuini. A vigilare su di loro c’era ovviamente l’insegnante, assistita da una giovane signora che abbiamo scoperto essere un genitore coinvolto nell’uscita.
L’iniziativa non è di natura episodica o straordinaria – spiega la docente Cecilia Berardi, figura strumentale dell’istituto primario di via Millico, – «ma fa parte di un più ampio progetto iniziato l’anno scorso, intitolato “Terlizzi nell’arte”, volto ad avvicinare e sensibilizzare gli alunni della classe alla storia dell’arte e alla cultura della città. Ci stiamo servendo anche del contributo di alcuni genitori della classe, cooptati attraverso un criterio di competenza nel settore, e ha la finalità di avvicinare e incuriosire gli alunni della mia classe attraverso esperienze pratiche, obiettive.
Osservare dal vivo le bellezze artistiche e architettoniche della città affascina i bambini; disegnarle in presenza contribuisce a farle restare vive e pulsanti nel loro immaginario», spiega l’insegnante. «Perciò tra l’anno scorso e quest’anno li abbiamo condotti, ad esempio, nel chiostro affrescato di Santa Maria la Nova, oppure abbiamo mostrato materialmente loro le icone dei casali e degli insediamenti abitativi medievali nel contado di Terlizzi: in primis la Madonna di Ciurcitano, che non molti – anche tra gli adulti – conoscono e che oggi è conservata alla Pinacoteca Provinciale di Bari».
Per chi non lo sapesse, Ciurcitano è una località agraria situata nel contado di Terlizzi – sulla via per Molfetta – dove una volta sorgevano un antico villaggio e una chiesa in cui era collocata, appunto, la sacra icona della Vergine, che per secoli è stata oggetto della venerazione popolare, dando origine a un culto paragonabile per origine storica e caratteristiche folcloriche a quello della Madonna di Sovereto.
Risalente secondo gli studiosi al tredicesimo secolo, la rappresentazione della Madonna di Ciurcitano – citiamo l’esimio don Gaetano Valente – è una «raffigurazione plastica della Madre di Dio, appunto della Theotòkos», «di chiara e spettacolare imitazione di quelle bizantine, o orientali che dir si voglia».
L’icona «con i suoi connotati originali e il suo contenuto dottrinale rappresenta la più autentica testimonianza visiva di un’antica tradizione di fede e di pietà mariana praticata dal nostro popolo, affondando le sue radici in tempi remotissimi e in tutta la vasta area dei molti insediamenti abitativi medievali dell’agro terlizzese», chiosa don Gaetano. Tuttavia, la sua vicenda storica è stata ben più movimentata e controversa di quella gloriosa dell’icona della Madonna di Sovereto e oggi, dopo molte peregrinazioni, l’immagine si trova presso la Pinacoteca di Bari, dove tutti possono laicamente ammirarla.
Esaurite le spigolature storico-culturali e tornando all’attualità, il dato che balzava immediatamente agli occhi era lo spirito lieto e fattivo con cui gli alunni si accostavano al disegno, segno di autentico interesse, nella fattispecie, per la Torre dell’Orologio, uno dei simboli più noti di Terlizzi. I piccoli sembravano abituati a questo genere di attività e non mostravano di prenderla come un diversivo ludico, bensì vi si applicavano realmente, dando l’impressione di comprenderne lo spirito e l’utilità.
D’altronde, soltanto iniziando le nuove generazioni agli emblemi più rappresentativi e alle vicende più significative del luogo si possono instillare nella comunità i germi del senso civico. L’amore e il rispetto per la propria città passa obbligatoriamente per l’educazione alla cultura locale, alla sua storia profonda e stratificata – che è ciò che unisce e unirà sempre i cittadini del futuro a quelli del passato remoto e recente. Del resto, l’educazione non può aspettare: va coniugata sempre al presente.
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