Il passo di addio di Vendola: «Tornerò a scrivere poesie e a stare con la famiglia»

La Redazione
nichi vendola

Al termine del secondo mandato, il Presidente della Regione traccia un bilancio dell'esperienza di governo, manifestando orgoglio per il suo operato e sollievo per il ritorno alla vita di cittadino comune

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Il secondo mandato da governatore è ormai agli sgoccioli – le elezioni regionali incombono – e Nichi Vendola traccia un bilancio del suo decennato al vertice della Regione.

«Il mio obiettivo fondamentale è recuperare l’allegria – sottolinea con malcelata malinconia Vendola, – la cosa che più mi è mancata in questo decennio. Governare la Regione è stata un’esperienza bella e dolorosa». È stato un periodo intenso e indimenticabile, dice Vendola, che ammette anche di aver rischiato più volte di «perdere il rapporto corretto col riposo, con il respiro della vita. Perché cominci a vivere in affanno».

Adesso, aggiunge il governatore, «il ciclo legato al mio nome si è concluso naturalmente. Prima la Puglia non c’era, era un concetto geografico sulla mappa, non era attrattiva neanche per gli italiani. Oggi è un brand di qualità. In questi anni ho provato a giovarmi del mio ruolo di leader di partito per parlare nel mondo, dagli Usa alla Cina, della Puglia. Questo suscitava curiosità. So che abbiamo avuto degli inciampi, abbiamo affrontato gli effetti drammatici della crisi: 800 mila persone povere o sulla soglia della povertà. Ma non abbiamo lasciato nessuna delle questioni incandescenti abbandonate in un angolo».

Il desiderio immediato è quello di «riprendermi subito il futuro e la confidenza con la lettura. Io per dieci anni non ho scritto più un verso, ho letto pochi romanzi, non ho letto più un libro di poesie. Il mio essere totus politicus era in un rapporto di connessione forte con la mia curiosità culturale e ho bisogno di tornare di nuovo a respirare il profumo del mondo». Anche il rapporto con la sua creatura politica, Sinistra Ecologia e Libertà, sarà subordinato a questa pulsante esigenza: «quelli come me non lasceranno mai la politica, che è un modo di percepire la vita, però non è obbligatorio stare nelle istituzioni o essere leader. Ci sono dei cicli e spero di tornare nella condizione di militante».

Tra le priorità da riscoprire, c’è soprattutto la famiglia: «Tutto il tempo che non ho dedicato al lavoro l’ho sempre dedicato esclusivamente ai miei cari. Ora con più desiderio e più ansia, perché quella ragazzina che mi è madre compie novant’anni, e ho bisogno di starle vicino».

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