«Vi racconto la storia del restauro del “Cristo Morto” in Santa Maria di Costantinopoli»

Sabino Cataldi
il "Cristo Morto"

Ci scrive Sabino Cataldi, coordinatore del "Pio Sodalizio S. Maria di Costantinopoli", per ricostruire la tormentata vicenda del restauro della statua del "Cristo Morto" sita nella storica chiesetta terlizzese

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Caro Direttore, non è scorretto paragonare la storia del restauro del Cristo Morto alle vicende del noto romanzo di Manzoni, I promessi sposi, in cui l’interrogativo attorno all’azione di Dio nella Storia rappresenta un punto nodale e una meditazione sulle vicende umane alla luce della verità cristiana.

A onor del vero, la “Provvidenza” nella storia di questo restauro ha assunto anche aspetti dolorosi. Essa inizia già nel 2011, allorquando si decise di restaurare e ripristinare per la copertura della portantina l’antico drappo ornamentale per catafalchi dell’estinta Confraternita. 

Nel settembre dello scorso anno si promosse un più ampio (e necessario) progetto di restauro per quel che concerne la statua del Cristo Morto e della portantina utilizzata durante la Processione dei Misteri. Il Parroco don Cesare Pisani, unitamente ai membri del Sodalizio “Santa Maria di Costantinopoli” (Autodefinizione dei fedeli devoti a Gesù Morto e alla Santa Vergine di Costantinopoli, in assenza di riconoscimento giuridico da parte delle superiori Autorità Ecclesiastiche e Civili n.d.r.), richiese alla ditta Achg un preventivo di spesa per il restauro della venerata statua.

Per far fronte alla somma richiesta, si decise di organizzare un pranzo sociale oltre che chiedere oblazioni volontarie. Purtroppo, però, l’evento venne annullato a causa della repentina morte di Giuseppe Tempesta, che per più di vent’anni è stato lo zelante coordinatore dei Portatori di Cristo Morto. In questa dolorosa circostanza la “Provvidenza” si manifestò ancora una volta per opera dei congiunti del compianto Coordinatore, i quali, con un sentimento di grande generosità, invece che fiori o necrologi, chiesero offerte per il restauro. La Provvidenza intervenne anche per mezzo dei tanti fedeli che risposero all’appello del Parroco, devolvendo molte offerte, ciascuno nelle proprie possibilità.

Sebbene i fondi raccolti non coprissero interamente il costo dell’intero restauro, il 15 Gennaio 2015 il Cristo Morto è stato infine traslato nei laboratori dell’Achg per i restauri. Ma, estremo intervento della “Provvidenza”, il 18 marzo la famiglia Rubini-Ruggiero ha offerto generosamente al Parroco l’intera somma «per mantenere viva e solida l’identità cristiana di un intero paese che, rileggendo e contemplando l’autentica bellezza di quest’opera, possa ridestare il proprio bisogno interiore di ricerca e riconoscimento di quel Dio che vibra e si manifesta quotidianamente».

Il 31 marzo, il Cristo Morto è “tornato a casa” in tutto il suo originario splendore, come avranno potuto constatare i tanti fedeli presenti alla Processione del Venerdì Santo, seppur adagiato sulla vecchia portantina, poiché non è stato possibile realizzare quella nuova entro i termini. Tra qualche giorno i Maestri Restauratori Annamaria e Giuseppe Chiapparino, alla presenza di S.E. il Vescovo, Monsignor Luigi Martella, in una pubblica presentazione spiegheranno tutte le fasi del gravoso restauro. Don Cesare Pisani ringrazia quanti – strumenti della Provvidenza – hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto.

Sabino Cataldi  (Coordinatore del “Pio Sodalizio Santa Maria di Costantinopoli”)

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