Oggi è l’anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine

gesmundo e pappagallo

Il 24 marzo 1944 per rappresaglia contro l'attentato partigiano di via Rasella gli occupanti nazisti fucilarono 335 italiani, tra cui i nostri illustri concittadini Gioacchino Gesmundo e Don Pietro Pappagallo

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Oggi ricorre il settantunesimo anniversario del tragico eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma, dove nel 1944 335 civili e militari italiani furono trucidati dalle truppe di occupazione tedesche per rappresaglia nei confronti dell’attentato di via Rasella compiuto dai partigiani il giorno prima, il 23 marzo, contro le truppe del Reich.

Tra le vittime, ci furono i nostri due illustri concittadini, Gioacchino Gesmundo e Don Pietro Pappagallo, entrambi agli arresti dal 29 gennaio del 1944 e condannati alla pena capitale dagli occupanti nazisti di Roma, allora dichiarata città aperta.

Il primo si era trasferito a Roma sin dal 1928, dove dal 1934 svolse la professione di insegnante di storia e filosofia presso il liceo Cavour. Durante la dittatura fascista si era avvicinato al Partito Comunista Italiano e fu attivo nella resistenza. Sotto l’occupazione tedesca ospitò anche per qualche tempo la redazione clandestina del giornale «l’Unità».
Quando il 29 gennaio 1944 la polizia fascista fece irruzione nel suo appartamento, vi trovò sacchi contenenti chiodi a tre punte, che probabilmente avrebbero dovuto essere impiegati per un attentato ai danni dei tedeschi. Venne dunque tradotto nelle carceri di via Tasso e lì detenuto e torturato per circa un mese. Condannato dal tribunale di guerra tedesco alla pena capitale, fu fucilato assieme al suo concittadino Don Pietro Pappagallo.

Quest’ultimo giunse a Roma ancora prima del professore, nel 1925; qui divenne viceparroco della monumentale basilica di San Giovanni in Laterano e segretario del cardinale Ceretti. Durante l’occupazione tedesca, il sacerdote si prodigò ad aiutare soldati, partigiani, alleati, ebrei e ogni sorta di individui perseguiti dal regime.
Figura di spicco della resistenza romana, Pappagallo fu arrestato dalle SS su delazione della spia tedesca Gino Crescentini e fatalmente condannato a morte. Il celebre parroco terlizzese assieme a Don Giuseppe Morosini ha dato ispirazione a Rossellini per delineare la figura di Don Pietro – interpretato dal grande Aldo Fabrizi – in “Roma città aperta” (1945), nonché, più recentemente, offerto spunto per un film tv Rai con Flavio Insinna.

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