Francesco De Chirico, un terlizzese a Los Angeles

© terlizzilive
Abbiamo intervistato il terlizzese Francesco De Chirico, giovane compositore di musiche da film che nel 2008 si è traferito negli Stati Uniti per coronare il suo sogno di "sfondare" a Hollywood
I tempi, si sa, sono abbastanza grami per l’economia italiana e chi ne soffre di più sono – non c’è neanche bisogno di dirlo – i giovani, con i tassi di occupazione dei post-laureati, ad esempio, ai minimi storici, specie nel nostro desolato meridione. Sono ormai tantissimi – ed è quasi la norma anche qui da noi, a Terlizzi – quelli che dopo la maturità o la laurea sono costretti a fare fagotto e andare a cercare di sbarcare il lunario su, al Nord…
Il problema, però, è che da alcuni anni non se la passano tanto bene neanche lì, e così sono sempre più numerosi i nostri concittadini che varcano le Alpi e vanno a tentare la fortuna all’estero, in Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, Irlanda. Alcuni sono arrivati persino in Australia. Non si tratta affatto di fuga di cervelli, no, ma di un fenomeno più profondo e strutturale, che rischia di assomigliare a un esodo, se non si prenderanno i dovuti provvedimenti, provando a imprimere una decisa inversione di rotta. Chi non è figlio di… papà (o di Lupi), ma non vuole comunque accontentarsi di un modesto impiego – con irrisoria remunerazione e prospettive di realizzazione ancor più misere – il più delle volte si risolve ad andarsene. E non torna quasi mai.
Ci sono però “eccezioni” che, tuttavia, confermano la regola, o il trend, e che – malgrado cioè la congiuntura più che negativa, e quasi irreversibile – mostrano ancora di credono ostinatamente nei propri sogni, e provano a realizzarli nonostante tutto, con ottimismo e, direbbe Erasmo da Rotterdam, lucida follia. Il che non guasta mai, anzi è l’ingrediente principale di ogni storia di successo.
È il caso di Francesco De Chirico, trentunenne, terlizzese e figlio di terlizzesi, che ha studiato e sta provando ad affermarsi niente po’ po’ di meno che come compositore di musiche da film negli Stati Uniti, conseguendo peraltro ottimi risultati. Lo abbiamo intervistato e abbiamo ascoltato con estremo interesse la sua storia, imparando che forse è ancora possibile scommettere su se stessi. A patto, però, di avere una sufficiente dose di determinazione e di fiducia nelle proprie qualità. E di sapere ascoltare i propri desideri.
Francesco, quali sono le tue origini?
Sono un terlizzese a tutti gli effetti – i miei genitori sono entrambi di Terlizzi – però sono nato a Milano, nel 1984. Quando avevo 6 anni la mia famiglia si è spostata in America a causa del lavoro di mio padre e ci siamo rimasti due anni. Sono ritornato a vivere a Milano dai 16 ai 24 anni.
Quello è stato il tuo primo contatto con gli Usa?
Sì, e non avrei mai immaginato che ci sarei tornato quasi venti anni dopo, da solo e soprattutto per via della musica.
Come mai ti sei appassionato alla musica da film?
Sin da piccolo ho avuto una forte attrazione per la musica da film. Mi ricordo quanto mi piacevano le musiche di film come “Nuovo Cinema Paradiso”, “Jurassic Park” e “Batman”. Avevo solo 7 o 8 anni quando li ho guardati per la prima volta, e allora non immaginavo che qualcuno potesse studiare allo scopo di creare questi capolavori musicali!
C’è qualcuno in particolare che ti ha indirizzato verso la musica, come accade in molte famiglie?
Ho fatto tutto da solo. I miei genitori non sono musicisti, quindi non ho avuto nessuno che mi abbia spinto, consigliato o incoraggiato a studiare musica quando ero piccolo. Ho iniziato a suonare il pianoforte durante le superiori, sì, ma non prendevo lezioni perché le ritenevo noiose e preferivo di gran lunga suonare a orecchio piuttosto che “perdere tempo” a imparare musica composta da altri. Una volta terminate le superiori mi è stato chiaro che il mio sogno era quello di comporre musica per film.
Allora cosa hai fatto?
Ho iniziato a prendere lezioni private a Milano con insegnanti del Conservatorio. Dopo 4-5 anni, all’età di 24 anni ho preso la decisione fatidica di fare il grande salto e trasferirmi in America per provare a inseguire le mie ambizioni.
C’è stato un motivo particolare, a parte il precedente soggiorno di due anni con la famiglia?
Si sa, la situazione in Italia è triste, soprattutto per chi ha la volontà di intraprendere una carriera artistica. Il conservatorio di Milano, pur essendo un’istituzione rispettabile, anzi di chiara fama, mi sembrava un posto abbastanza deprimente e l’Italia in generale è una nazione che offre pochissime opportunità per chi vuole prendere certe strade. Quindi la scelta di andare via è stata per molti versi forzata e, tra l’altro, ho visto che in questi anni moltissimi stanno lasciando l’Italia in cerca di fortuna.
Quali sono stati i primi passi che hai compiuto una volta in America?
La prima cosa che ho fatto è stata inoltrare una serie di domande a varie scuole di musica. Sono stato accettato dalla Hartt School of Music nel Connecticut, a circa due ore di auto da New York. Ho ricevuto anche una borsa di studio! In America le scuole di musica si trovano infatti all’interno delle Università. L’esperienza lì è stata positiva, ho ottenuto la laurea-diploma in Composizione e ho imparato tanto sia dal punto di vista pratico sia teorico, completando così la mia formazione musicale.
Poi? Cosa succede dopo una “laurea” negli Usa?
Dopo ho continuato con un anno di specializzazione a Los Angeles, dove ho avuto la fortuna e la bravura di essere selezionato fra tanti candidati provenienti da tutto il mondo. Qui mi sono specializzato in Composizione per film alla Usc (University of Southern California), che nel settore è una delle scuole più prestigiose del mondo. Devi pensare che, fra le sue facoltà, c’è una importantissima scuola di cinematografia, dove hanno studiato registi di fama mondiale. Alla USC ho avuto la possibilità di collaborare con tanti giovani registi, tra cui, chissà, un giorno potrà spuntare un nuovo Spielberg…
Una buona occasione per conoscere persone interessanti, stringere relazioni, “fare rete”, come si dice.
Sì. Sono in contatto con molti talenti emergenti, con cui discuto di progetti interessanti da avviare. Ma sto anche scrivendo musiche per registi di esperienza, già conosciuti da quelle parti. Ho lavorato già alla musica di circa trenta cortometraggi, un paio di documentari e pubblicità. Insomma il mio futuro sembra pieno di progetti e buone prospettive, mentre se adesso fossi ancora in Italia starei probabilmente ancora sognando una carriera nel cinema.
Hai trovato quello che cercavi, dunque?
Dall’America mi aspettavo proprio questo: più opportunità. E di sicuro queste aspettative pian pianino si stanno concretizzando. L’America è una nazione formata in buona parte da genti provenienti da tutto il mondo, quindi non ci sono pregiudizi verso chi viene qui per lavorare.
Sembra che non ci siano “contro”…
Beh, quello che mi ha un po’ deluso è che nelle scuole in America si dà molta più importanza alla pratica che alla teoria. Certo in Italia accade esattamente il contrario. Per quanto riguarda l’ambito lavorativo, Los Angeles è chiaramente la capitale mondiale del cinema e purtroppo c’è tantissima competizione tra chi vuole emergere in questo ambito. Ogni giorno c’è gente che arriva qui da tutto il mondo per tentare la fortuna a Hollywood. Non tutti ce la fanno… Occorre talento, duro lavoro e tanta fortuna, che non guasta mai nella vita…
Ti auguriamo un grosso in bocca al lupo, Francesco!
Crepi! E speriamo bene…
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