L’agricoltura pugliese unita ieri in piazza a Bari

La Redazione
la manifestazione degli agricoltori

I manifestanti hanno fatto presente alle istituzioni regionali il momento di crisi senza precedenti dell’agricoltura pugliese, con centinaia di aziende che negli ultimi anni sono state costrette a ridimensionarsi e a chiudere

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Diverse migliaia di agricoltori pugliesi hanno preso parte alla “Giornata di mobilitazione a tutela dell’agricoltura e dell’agroalimentare pugliese” svoltasi ieri davanti al Palazzo del Governo in Piazza Libertà a Bari. Nel corso del “sit-in” i manifestanti hanno fatto presente alle istituzioni e ai cittadini il momento di crisi senza precedenti dell’agricoltura pugliese, con migliaia di aziende che negli ultimi anni sono state costrette a ridimensionarsi drasticamente o persino chiudere e tante altre che presto, di questo passo, potrebbero seguirle, con perdita di ulteriori posti di lavoro.

Urgono riforme immediate e adeguate politiche di sostegno al comparto agricolo, è il messaggio dei manifestanti, che si sono mobilitati per richiamare l’attenzione del governo nazionale e regionale sui tanti problemi irrisolti del settore, che nonostante tutto continua a rappresentare uno dei principali “motori” dell’economia locale, in termini di reddito prodotto e occupazione.

Alla iniziativa hanno partecipato numerosi rappresentanti politici locali, tra parlamentari, esponenti del governo regionale, consiglieri, sindaci e candidati alla carica di governatore della Regione alle prossime elezioni regionali. Nel corso del presidio è stato presentato un documento con le proposte e le richieste di Agrinsieme e Copagri Puglia alle istituzioni nazionali e regionali. Unanime, nell’universo agricolo pugliese, la condanna dell’Imu agricola, ritenuta una tassa iniqua e insostenibile per le attuali condizioni del settore. Ma tra i punti in questione ci sono anche la dotazione di gasolio agricolo alle aziende, la riduzione dei premi Pac, il Psr, la necessità di una maggiore semplificazione burocratica, l’emergenza Xylella e diverse altre questioni.

«Serve un intervento di revisione strutturale del decreto con la cancellazione o modifica sostanziale della norma che riduce sensibilmente i territori esenti da Imu», è la rivendicazione di Raffaele Carrabba, presidente della Confederazione italiana Agricoltori Puglia e coordinatore regionale di Agrinsieme. “I terreni utilizzati dagli agricoltori sono beni strumentali delle imprese agricole. Vogliamo essere considerati non come una categoria assistita, ma come aziende a cui applicare norme che consentano di operare con dignità ed equità fiscale. In questo 2015 ci sarà, inoltre, la riduzione che avverrà nei prossimi anni sui premi Pac (oltre il 40%) e il taglio del 26% nell’assegnazione del carburante agricolo. Siamo in ritardo con l’attuazione della riforma della Pac. Dopo il primo decreto ministeriale di novembre si stanno rimettendo in discussione orientamenti e decisioni già assunti a suo tempo, mentre gli agricoltori devono con cognizione predisporre i piani produttivi. E’ necessario non applicare, per questo primo anno di entrata in vigore della riforma, le penalità per non rispetto del greening. Anche sulla definizione del Piani di Sviluppo Rurale da parte dell’UE – conclude Carrabba – siamo in forte ritardo. Le imprese agricole non possono attendere oltre misure essenziali per la gestione delle loro aziende».

«Gli indici di congruità disposti dalla Regione Puglia sono un fardello a carico della competitività delle aziende agricole pugliesi. L’orientamento generale, condiviso a tutti i livelli, vede nell’innovazione tecnologica e nella riduzione dei costi della manodopera la chiave di volta per il miglioramento della competitività delle imprese agricole – spiega Umberto Bucci, presidente di Confagricoltura Puglia – Ma la Regione di fatto impone alle aziende dei limiti di impiego minimo della manodopera. Siamo senza riserve contrari al lavoro non regolare, ma questa sciagurata norma, in realtà, crea ostacoli proprio a quelle aziende che invece operano nella legalità. È assolutamente indispensabile abolire il sistema degli indici di congruità – conclude Bucci – perché è un grave freno per la competitività delle aziende pugliesi».

«La Puglia ha una struttura produttiva agricola fatta da una miriade di piccole aziende che rappresenta un vincolo allo sviluppo», evidenzia Angelo Petruzzella, coordinatore regionale dell’Alleanza delle Cooperative Italiane settore agroalimentare (Legacoop, Confcooperative, Agci). «Aggregare le aziende agricole, in Cooperative e Organizzazioni di Produttori è dunque indispensabile per affrontare la sfida dell’efficienza tecnica e dei mercati globali. Il sistema cooperativo e delle OP della Puglia è in grado di affrontare e vincere questa sfida ma ha bisogno di strumenti e risorse. Le scelte fatte dalla Regione insieme alle organizzazioni agricole, con il Psr e la Legge sulla cooperazione, vanno in questa direzione. Questo indirizzo però deve essere portato avanti con la massima coerenza e rafforzato negli strumenti di attuazione ad iniziare dai Bandi del Psr. Non è un buon segnale così, l’assenza di risorse nel bilancio di previsione 2015 per la legge sulla cooperazione. Ma a tal proposito è indispensabile un intervento più generale, forte e innovativo, per sostenere l’accesso al credito delle cooperative e delle imprese agricole, senza il quale si riduce la stessa possibilità di fare investimenti con il prossimo Psr. Così come chiediamo alla Regione – conclude Petruzzella – una forte azione verso il Ministero per una rapida definizione delle nuove regole per il riconoscimento delle Organizzazioni dei Produttori».

«Consideriamo prioritaria la cancellazione o comunque la sostanziale modifica dell’Imu – sottolinea Tommaso Battista, presidente Copagri Puglia -. Questa tassa non fa che aumentare l’abbandono dell’agricoltura, soprattutto da parte di quei giovani che si stanno avvicinando alla terra grazie alle opportunità offerte dal nuovo PSR e dalla nuova PAC. Chiediamo di dare attuazione al D.M. sul pacchetto latte rafforzando il ruolo delle OP e AOP al fine di strutturare e dar corso agli accordi interprofessionali permettendo di avere il prezzo del latte alla stalla che sia remunerativo rispetto ai di produzione. L’agricoltore non chiede assistenza ma solo di essere libero da burocratizzazione e costi insostenibili. È poi indispensabile – conclude Battista – attivare un fondo di garanzia per le imprese per consentire l’accesso agli investimenti».

Anche Damascelli, consigliere comunale di Bitonto e componente dell’Anci Nazionale, non usa giri di parole per definire l’Imu per i terreni agricoli. «I nuovi provvedimenti sono inapplicabili e insostenibili sia sotto l’aspetto politico sia sotto quello socio-economico, perché l’agricoltura italiana e soprattutto quella pugliese non possono sopportare questa nuova tassa, anche perché si tagliano le provvidenze come la Pac e vengono aumentate le gabelle».

Prosegue il consigliere: «Un ginepraio di provvedimenti che si sono susseguiti in sessanta giorni, che hanno fissato criteri differenti, date diverse e contraddittorie. Anche il criterio altimetrico non è affatto equo. Questo provvedimento è stato fatto con grande superficialità, danneggia irreversibilmente l’agricoltura e non dà alcuna sicurezza ai sindaci, che non sapranno mai il dato reale fra gettito stimato e gettito accertato per coprire il taglio del fondo di solidarietà. Le conseguenze negative, inoltre, non saranno solo per gli operatori del settore primario, ma per tutta la collettività, dal momento che il comparto agricolo è trainante per  tutta l’economia pugliese. È fondamentale che Lei si faccia portavoce del grido di dolore degli agricoltori che di qui, oggi, si leva alto».

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