Metti una domenica a Terlizzi: cinquanta turisti in giro per il centro storico. Le foto

il gruppo dei turisti

Domenica scorsa abbiamo incontrato un gruppo di circa cinquanta turisti provenienti da Margherita di Savoia a caccia dei tesori culturali ed enogastronomici della nostra città

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Sono alcune decine: quasi una cinquantina, si direbbe. Sembrano oscillare dai 40 ai 70 anni di età e hanno l’aria decisamente… forestiera. Si aggirano con il naso all’insù, lieti e assorti nella contemplazione del complesso del “Purgatorio”, con la sua lunetta fregiata che mostra una scena dell’Inferno. Alcuni di loro confabulano, citando con ammirazione la “Natività” del Giaquinto che è custodita all’interno. L’artista molfettese – spiega uno all’altro – nel ‘700 ha avuto l’onore di essere chiamato ad affrescare il palazzo reale di Madrid.

Alla spicciolata, si spostano verso la vicina chiesa del Rosario, dagli interni chiari e vagamente barocchi, aperta e illuminata apposta per loro dal solerte sagrestano. Procedono a passo lento o fanno piccoli assembramenti davanti agli altari, alle pale, sotto le colonne, si consultano, occhieggiano qua e là interessati, proprio come turisti. Aggirano la cancellata della Chiesa per fermarsi, condotti da una giovane guida, davanti al portale romanico di Anseramo, l’orgoglio di Terlizzi. Qui i segni di apprezzamento e di stupore si fanno massimi. Alcuni di loro indicano i recenti danni in basso sulla grottesca – bruttata pochi giorni fa da una maligna svisata di vernice rossastra – accompagnando i gesti con smorfie di disapprovazione. La guida spiega loro la vergognosa vicenda.

In un primo momento mi limito a osservarli a distanza, ma presto non posso fare a meno di avvicinarli, attratto da tanto entusiasmo e curiosità. Attacco bottone con un paio di loro, faccio qualche domanda. Si presentano: sono un gruppo di maturi “studenti” dell’università della Terza Età di Margherita di Savoia giunti a Terlizzi per un tour domenicale spontaneo e semi-organizzato.
«Siamo arrivati in città di buon mattino», mi fa uno di loro, «per visitare alcune delle aziende florovivaistiche di Terlizzi; dopo di che ci hanno accompagnati a dare uno sguardo anche alle fornaci, dove si producono ceramiche notevolissime».

Ben presto vengo attorniato da un capannello di maturi signori, disponibili e gentili. Notato il conciliabolo, un uomo di mezza età si incuriosisce e si avvicina. È Ciccio Delle Fontane, volto noto della ristorazione terlizzese, proprietario de “Il vicolo”. È evidentemente raggiante. Cerco di comprendere i motivi della sua euforia e, soprattutto, della sua presenza in gruppo.

Sono clienti del ristorante? Come mai ha avuto l’idea di accompagnarli in giro per la città?

«Ho semplicemente recepito le loro richieste. Appena dopo pranzo, la comitiva non voleva lasciare subito la città e ha espresso il desiderio di visitare meglio il centro storico. Così mi ha chiamato al tavolo per chiedermi consigli, indirizzi, un’imbeccata insomma…»

A quel punto cosa è successo?

«Beh, all’inizio mi sono trovato un po’ in difficoltà, non sono uno del mestiere, sa. Io sono un ristoratore. Poi però ho pensato di rivolgermi al mio amico Paolo De Santoli, artista terlizzese e presidente dell’associazione culturale Ra Comunicazionetotale, per farmi dare delle dritte. Lui si è messo subito a disposizione e mi ha fornito una guida, Nicoletta De Santoli, membra dell’associazione».

Nicoletta, sedici anni, è una studentessa del Liceo artistico di Corato dall’aria sveglia e affidabile. Mentre parliamo sta finendo di illustrare ai visitatori alcuni dettagli stilistici del portale. Poi ci raggiunge e si aggrega alla conversazione.

Dove hai condotto i visitatori, Nicoletta?

«Abbiamo fatto una esplorazione globale del centro storico medievale, tra bifore e archi arabo-normanni, passando per le piazzette di Terlizzi vecchia e soffermandoci davanti alla piccola esposizione d’arte Edicola RaRa e poi alla Chiesetta di San Nicola. Ci siamo mossi nell’area compresa tra Largo Lago Dentro e piazza Cavour. Abbiamo visitato la Cattedrale di San Michele, di cui ho descritto la storia e gli aspetti stilistico-architettonici e mostrato i dipinti esposti, compreso quelli del De Napoli. Dopo di che, percorrendo un tratto di corso Dante, siamo giunti fin qui».

Nient’altro?

«Dimenticavo: la Torre dell’Orologio, ovviamente. Quella è stata il pezzo forte. Ho condotto il gruppo in cima alla Torre e tutti sono stati entusiasti della vista panoramica che offre l’ampio terrazzo baldacchinato poco prima del tramonto».

E in effetti le foto scattate, che Delle Fontane mi mostra prontamente, con orgoglio, sono mozzafiato. Dall’alto, il centro storico di Terlizzi acquisisce un “respiro” e una dignità che nessuno normalmente gli riconosce. Ti accorgi che appartiene alla stessa genia di Trani, Molfetta, Bitonto. Senti che è la pietra il suo elemento, la pietra a contrasto diretto con il cielo blu. La Puglia, appunto.

Ebbene, cosa vi rimarrà di Terlizzi?, domando di nuovo al gruppo dei “salinari” (così vengono chiamati gli abitanti di Margherita di Savoia, nota fino a non troppo tempo fa come “Saline di Barletta”).

«Sicuramente la tradizione della festa Maggiore, con la leggenda dell’invenzione dell’icona della Madonna di Sovereto e del Carro Trionfale», risponde pronto un signore. «La Torre dell’Orologio, con la sua vista sul borgo e i sui rintocchi solenni», rimbecca però un altro. «Ma no! Questo magnifico portale che abbiamo davanti, il portale di Anseramo. Un gioiello», interviene un terzo “studente”.
Sorrido spontaneamente per il compiacimento. Decisamente, tanto apprezzamento stride con l’idea un po’ paludata che i terlizzesi stessi hanno della propria città. Chissà, forse dall’esterno non si notano le imperfezioni e le insufficienze e si colgono solo i punti di forza. Perciò la butto lì:

Ci sarà qualcosa che non vi ha convinto o punti di debolezza? Guardate qui, ad esempio, e indico la scia di vernice rossa che deturpa il portale.

«Terlizzi è davvero una bella cittadina, e non tutti ce lo aspettavamo. Ma ha delle mancanze. Per i vicoli della città vecchia ad esempio abbiamo trovato un po’ troppa incuria, troppi “graffiti”, troppa vernice sui muri e bottiglie di alcolici frantumate per terra», prende la parola a nome di tutti una signora. «Inoltre», interviene la giovane guida, Nicoletta, «molti spazi sono lasciati un po’ a sé. Via Romaniello, ad esempio. Ma, soprattutto, le rampe per salire in cima alla torre. Buie, senza illuminazione. Non è stato semplicissimo arrivare fin su».

E per quanto riguarda – scusate la brutta espressione – l’“offerta turistica”?

«Lì secondo me c’è un po’ da lavorare ancora», irrompe un’altra, elegante signora, che si anima tutta. «Non abbiamo potuto visitare, ad esempio, alcuni siti perché erano completamente inaccessibili perché chiusi, come la chiesa di Santa Maria la Nova, la Pinacoteca “De Napoli” e il monastero delle Clarisse, con la sua imponente torre, che abbiamo potuto ammirare solo dall’esterno. Bisognerebbe valorizzare questo patrimonio, non è mica roba comune». Come biasimarla.

«Inoltre ci sono pochi esercizi commerciali aperti. Tranne qualche ristorante e un paio di bar, ci è sembrato tutto chiuso», aggiunge un’altra signora, un po’ contrariata. Chiedo loro se, malgrado questo, tornerebbero a Terlizzi. «Certo! Oltre a ciò che ci ha fatto assaggiare oggi, Ciccio ci ha accennato ad altre specialità della cucina popolare terlizzese che vogliamo assolutamente provare! E poi c’è la Festa Maggiore! Ci piacerebbe partecipare alla processione di aprile tra Terlizzi e Sovereto e, naturalmente, tornare ad agosto, per assistere al percorso del Carro Trionfale, con le sue curve…»

Terminato il piacevole colloquio, ringrazio Delle Fontane, la giovane guida Nicoletta e il numeroso gruppo e mi accomiato, consapevole di aver appreso una lezione su come dovrebbe essere organizzata l’offerta turistica in una cittadina ricca di risorse eterogenee come Terlizzi, ovvero secondo un criterio di integrazione e accessibilità delle strutture e dei servizi messi a disposizione dei visitatori. Tutto questo accade nella serata di domenica e rappresenta probabilmente una sorta di “precedente” significativo e utile, giacché insegna che il nostro borgo non è affatto quel “carneade” del circuito turistico che i suoi stessi abitanti – con scarso amor proprio – tendono a credere. Terlizzi può entrare stabilmente nei grandi e piccoli tour che ogni giorno attraversano la nostra bella regione.

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