Il Pd contro Gemmato: «Presenteremo un’interpellanza al Ministro degli Interni Alfano»

© terlizzilive
Il segretario Barile: è in atto una deriva antidemocratica, vogliamo soltanto esercitare le nostre prerogative, ma l'amministrazione difetta di trasparenza e non è disponibile all'ascolto
Ieri sera, come annunciato negli scorsi giorni, si è svolto al Chiostro delle Clarisse l'”incontro pubblico” di protesta organizzato dal Pd contro la giunta Gemmato. Alla presenza del giovane coordinatore provinciale del partito, Ubaldo Pagano, uno dopo l’altro hanno preso la parola tutti i “quadri” della sezione locale del partito, compresi i consiglieri di opposizione De Chirico, Di Tria, Sigrisi (area Pd) e Cagnetta (“Città civile”).
Tutti gli intervenuti sono stati concordi nel definire la situazione politica terlizzese drammatica e quasi insostenibile, in balia di contrasti ormai insanabili e, anzi, evidentemente tendenti all’escalation. «Terlizzi non può essere più lasciata sola» ha esordito Franco Barile, segretario del partito e moderatore dell’assemblea. «La situazione è ormai degenerata, stiamo assistendo a una deriva antidemocratica. Le opposizioni non vengono ascoltate, ma prese in giro: invece di fare un gesto di distensione e convocarci per spiegarci i punti meno chiari della sua condotta, Gemmato ha alzato l’asticella, provando a modificare “in corpore vili” il regolamento consiliare per rendere più difficile, tramite lacci e laccioli burocratici, l’accesso agli atti amministrativi».
A nulla serve il fatto che – è proprio Barile a darne notizia durante la sua introduzione – nel pomeriggio il consiglio, presieduto dai soli membri della maggioranza, abbia deciso in extremis di rinviare l’approvazione delle tre proposte di modifica “galeotte”. «Basterebbe a condannare questa amministrazione già il peccato originale di aver gravato sulle tasche dei cittadini di sei milioni e mezzo per non aver avviato i lavori del sovrappasso ferroviario in prossimità di via Sovereto». Ma, aggiunge il consigliere De Chirico, ci sono molti altri errori, ritardi, insufficienze ad aggravare il fardello delle responsabilità di Gemmato, dal caso Censum alla questione dei loculi non realizzati, dai voucher lavoro mai sbloccati all’avvio incerto e tardivo delle bonifiche ambientali, fino alla decisione – giudicata assai grave – di aver affidato la gestione dei rifiuti per decreto, tramite una semplice ordinanza.
La crisi politica è dunque conclamata e accentuata dal difetto di comunicazione e trasparenza che contraddistingue la linea Gemmato, ritenuto doloso, in quanto direttamente proporzionale alla volontà di nascondere, sin dagli esordi, una condotta moralmente non cristallina e irreprensibile. E il perdurare di questo atteggiamento “oscurantistico” non può far altro che rendere insufficiente persino una misura estrema come l’autosospensione dei consiglieri di opposizione, che rischia a questo punto di apparire “platonica” e inoffensiva di fronte alla nonchalance con cui la maggioranza seguita ad approvare le proprie proposte.
Secondo Di Tria, l’astensione della minoranza «non è dettata da uno stupido spirito di rivalsa verso chi oggi governa, ma dalla pura impossibilità a comunicare con la controparte». Il precipitare dei rapporti – spiega l’ex sindaco – risale già ai primi mesi nel 2012, quando Gemmato era appena stato eletto, e non ha potuto che aggravarsi fino al punto di non ritorno con l’affaire Censum, quando si scoprì il gravissimo ammanco di 1 milione e 100 mila euro nelle casse comunali. In seguito a questo evento spartiacque, Gemmato e company hanno reagito erigendo un vero e proprio muro, una cortina di ferro atta a scoraggiare ogni possibilità di dialogo e inibire la funzione di vigilanza sull’azione politico-amministrativa. Uno “schermo” che non disdegna di servirsi, secondo Vincenzo Di Tria, di incomprensibili “dispositivi” burocratici come l’entrata in vigore di un registro che – se fosse introdotto dalla modifica del regolamento consiliare – dovrà tener nota dettagliata di tutte le consultazioni effettuate dai consiglieri agli atti amministrativi.
Di fronte a tutto ciò, a giudizio del Pd, non resta che appellarsi a “osservatori” istituzionali e imparziali – una strada del resto in parte già intrapresa, se è vero che – stando a quanto riferisce il consigliere Aldo Sigrisi – la minoranza in questi anni si è rivolta già tre o quattro volte al Prefetto, e “Città civile” ha appena annunciato di aver contattato Raffaele Cantone (l’authority anticorruzione) per informarlo sull’evoluzione – o involuzione, fate voi – del caso Terlizzi. La risoluzione del partito leader dell’opposizione è collegiale: «Intendiamo chiedere una interpellanza parlamentare al ministro degli Interni Alfano per denunciare il malfunzionamento della macchina amministrativa, il cui compito è quello di garantire trasparenza e legalità ma anche sensibilità e disponibilità all’ascolto. L’opposizione vuole soltanto esercitare le sue prerogative…».
Benché condotta responsabilmente su “binari” civili e con mezzi democratici e istituzionali, la battaglia del Pd contro Gemmato si fa dunque sempre più dura e serrata.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro