Cultura ed eventi: “Una città in posa. Pietro e Fortunato Tempesta fotografi per diletto”. Sabato l’inaugurazione in Pinacoteca

La Redazione
Ingresso pinacoteca "De Napoli"

Rassegna a cura di Francesco Picca, con la collaborazione di Daniela Confetti, Vincenzo de Chirico, Mariateresa Foscolo, Concetta Pagano. La mostra durerà fino al 14 marzo.

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S’inaugura sabato 10 gennaio (alle ore 19) nella Pinacoteca De Napoli la bellissima quanto interessante mostra di foto e immagini d’epoca  “Una città in posa. Pietro e Fortunato Tempesta fotografi per diletto”.
In rassegna oltre un centinaio di scatti che immortalano la Terlizzi “tra la fine dell’Ottocento e il primo trentennio del Novecento, relativi a scorci urbani ed extraurbani del territorio, a personaggi pubblici e non, ad eventi storici accaduti durante i primi decenni del Novecento, a contesti e comportamenti sociali notevolmente mutati nel corso del tempo”.

La mostra – spiega il comunicato – si articola in 8 sezioni, precedute da due contributi introduttivi:
PIETRO E FORTUNATO TEMPESTA FOTOGRAFI PER DILETTO, di Francesco Picca
LO SGUARDO SULLA  CITTÀ, di Vincenzo de Chirico
TERLIZZI NELLE VEDUTE DI PIETRO E FORTUNATO TEMPESTA, di Mariateresa Foscolo
RITRATTI, di Concetta Pagano
LA VECCHIA TRAMVIA BARI – BARLETTA, di Daniela Confetti
LA GUERRA DI LIBIA (1911-1912), di Daniela Confetti
INAUGURAZIONE DELLA LAPIDE CELEBRATIVA DELL’UNITÀ D’ITALIA (1911), di Daniela Confetti
SOLDATI PRIGIONIERI A TERLIZZI DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE, di Daniela Confetti
CARRI E CAVALLI, di Daniela Confetti
SPETTACOLI, di Francesco Picca

“Il fondo fotografico di Pietro Tempesta (1862-1950) e Fortunato Tempesta (1895-1933), fotografi per diletto – raccontano i curatori della mostra – annovera circa cento scatti realizzati tra la fine dell’Ottocento e il primo trentennio del Novecento, relativi a scorci urbani ed extraurbani del territorio terlizzese, a personaggi pubblici e non, ad eventi storici accaduti durante i primi decenni del Novecento, a contesti e comportamenti sociali notevolmente mutati nel corso del tempo.
Pietro e Fortunato Tempesta, padre e figlio, non erano fotografi professionisti: documentavano fatti, ritraevano persone ed architetture per puro diletto, trasmettendoci uno spaccato della società e della città in cui operavano e vivevano. Lo  facevano  con  occhio  apparentemente “ingenuo” da amatore, ma non da “cultore incolto”, forti della loro conoscenza della storia e delle tradizioni della terra in cui sono nati e vissuti, senza mai indulgere troppo nel pittoresco.
Pietro nasce a Terlizzi nel 1862. Frequenta la Facoltà di Giurisprudenza a Napoli ed esercita la professione di notaio nella città natìa. Fortunato nacque nel 1895, ma mori relativamente giovane nel 1933. Seguì le orme  paterne,  studiando giurisprudenza a Bari e proseguendo la professione notarile. Alla passione paterna per la fotografia accostò quella  di  ricercatore  di  storia  e  tradizioni  locali.
L’interesse per la fotografia ha condotto padre e figlio, tra gli ultimi anni dell’Ottocento e il primo trentennio del Novecento, a realizzare circa cento scatti (quelli a noi pervenuti) che oggi costituiscono un fondo di alto valore documentario, utilissimi proprio perché variegati nelle tematiche: la Città sembra essersi messa in posa, pazientemente e docilmente disponibile a farsi immortalare da questi due “dilettanti”, capaci di entrare nei salotti dell’alta borghesia così come nelle masserie tra contadini operosi, pronti a posizionarsi in piazza per riprendere la folla brulicante durante la Festa Maggiore oppure attendere che le strade fossero totalmente disabitate per fissare sulla lastra l’ampio e assolato basolato di corso Dante. Come pure disponibili al sacrificio per documentare l’alluvione del 1914 oppure attenti alle nuove utilità pubbliche come la linea ferroviaria o l’Acquedotto che finalmente avrebbe dissetato le terre di Puglia. Pronti, infine, a non perdersi lo spettacolo inebriante dei primi aerei in volo sui nostri cieli (a Bari nel 1911) o dello spericolato funambolo tedesco capace di attraversare sul filo a notevole altezza l’ampia piazza Cavour.

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