Venerdì nero per la “Censum spa”: condannata a pagare 1 milione di euro. E scoppia la polemica

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La società di riscossione tributi dovrà riconoscere al Comune di Terlizzi anche gli interessi sulle somme trattenute. L’intervento dell’esponente di Movimento Civico, Pasquale Vitagliano scoprono il velo su alcune “verità”.
Sul punto si discuterà per giorni e giorni, con l’inevitabile “fuoco” incrociato tra i partiti dentro e fuori palazzo di città, a suon di comunicati, note di replica, manifesti. Sul punto non si sottrarrà anche il prossimo Consiglio Comunale.
In attesa, la vicenda sta prendendo le pieghe del consueto dibattito politico “acceso” condito da polemiche e contrasti.
Tutto ruota attorno all’ordinanza emessa venerdì scorso dal Tribunale di Trani con la quale si condanna la Censum spa (ex agenzia di riscossione tributi del Comune) al pagamento di 1.025.661,00 euro, una somma ridimensionata rispetto al credito vantato dall’ente pubblico che, invece, risultava essere di 1.266.823,00.
Infatti sul contenzioso, è stato l’intervento di un perito, il dott. Domenico Cocola, scelto di comune accordo tra i legali dell’amministrazione Gemmato e la Censum, a permettere di velocizzare i tempi del processo ordinario. Un passaggio cruciale nell’iter legale considerato che la “perizia contrattuale” sarebbe stata vincolante per le parti e che quindi non avrebbero potuto impugnare e rimettere in discussione i dati economici rilevati dallo stesso perito.
Nel riepilogo, oltre ad un credito del Comune di Terlizzi di 1.654.454,00 risultavano esserci anche debiti per 620.064,00 e quindi, facendo somma matematica, viene fuori la somma che oggi la Censum dovrebbe versare nelle casse comunali.
E su questo punto della vicenda sono scoppiate le prime reazioni dell’ambiente politico cittadino e delle parti interessate.
Il primo intervento infatti è dell’ex consigliere comunale di Città Civile, Pasquale Vitagliano (in veste non solo di politico ma anche come avvocato e cancelliere quindi conoscitore del tema oggetto di contrasto) che sui social network ha lanciato alcune riflessioni e aperto il velo su alcuni angoli non chiariti della faccenda. L’intervista di approfondimento ne spiega i dettagli.
Dottor Vitagliano, cosa pensa di questa ordinanza?
Di questa ordinanza innanzitutto bisognerebbe discutere in Consiglio comunale e spiegarla bene ai cittadini. Credo nasconda dietro un fatto giuridico ineccepibile e una grave responsabilità politica degli amministratori.
Ci spieghi meglio. C’è quindi un fatto tecnico giuridico alla base?
Certo. L’ordinanza si sofferma a spiegare cos’è la “perizia contrattuale”: è la valutazione da parte di un “terzo” scelto dalle parti per quantificare i reciproci debiti.
Questa valutazione “stragiudiziale” ha valore di prova nel giudizio ed è vincolante per il giudice. Questi dunque ha “stralciato” dalla somma totale dei soldi non versati al Comune dalla Censum i 600.000,00 che la “perizia contrattuale” ha riconosciuto come crediti della Censum. In pratica è come se il giudice avesse scritto: se questi 600 mila euro li ha spontaneamente riconosciuti il Comune, anch’io li devo dare per acquisiti, senza essere tenuto ad accertarli con un’istruttoria d’ufficio.
E quali sono le responsabilità politiche secondo lei?
Cosa c’è di politicamente grave? La pendenza di un procedimento penale: se il Comune dovrà costituirsi parte civile contro la Censum, perché accetta di nominare insieme un perito di parte per trovare un’intesa reciproca?
Lei crede quindi che l’ente pubblico avrebbe potuto, o forse dovuto, tutelare di più la propria posizione?
Si, infatti la Censum è stata più cinica, precostituendosi un’altra ragione di fronte ad un ente “debole”, contestando persino il risultato della perizia.
Ma ora che l’ex società di riscossione è stata condannata il Comune dovrebbe essere più tranquillo, o sbaglio?
Resta il fatto che il milione di euro non è stato ancora versato nelle casse del comune. Che i crediti non erano compensabili (anche se di fatto sono stati compensati grazie alla “debolezza” dell’Ente) e che se saranno accertate le responsabilità penali queste pesano anche se alla fine si provasse che nelle nostre casse manca solo 1 euro.
Questione chiusa allora?
Niente affatto. Siamo ancora all’inizio. Anzi, sarebbe interessante sapere cosa abbia risposto il Sindaco al Prefetto che, facendo seguito ad una richiesta del Ministero dell’Interno, gli ha chiesto se nei confronti del dirigente finanziario abbia applicato la normativa che prevede il procedimento disciplinare. Quando questo procedimento lo hanno chiesto i cittadini, sono stati chiamati “sciacalli” dal sindaco. E adesso? Non c’è da aggiungere altro. Il quadro è politicamente chiaro.
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