L’acqua del rubinetto fa bene alla salute, all’ambiente e al portafoglio

La Redazione
Acqua

L'acqua che si beve a Terlizzi e Ruvo

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“All’acqua, all’acqua, alla fendano nova, ci no tiene la zita se la trova” si cantava alle fontane pubbliche nei primi decenni del secolo scorso nei paesi raggiunti dall’acqua dell’acquedotto pugliese. A distanza di quasi 100 anni dallo zampillo della fontana di piazza Umberto I a Bari (il 24 aprile scorso si sono festeggiati i 99 anni), l’acqua del rubinetto è sempre fresca, buona, genuina, amica dell’ambiente ed economica come quella in bottiglia? Decisamente no. Vediamo il perché, analizzando gli impatti causati (solo) dai cittadini di Ruvo e Terlizzi che consumano acqua confezionata».

Da un’indagine dell’ing. Michelangelo Guastamacchia della direzione operativa acquedotto pugliese si evinc: «Che dal punto di vista economico l’acqua del rubinetto costa mediamente 500 volte in meno di quella in bottiglia, il che significa, considerando che ogni cittadino in un anno consuma in media 190 litri di acqua in bottiglia, un risparmio annuo di circa 150-200 euro per famiglia, che in tempi di “spending review” non guasta».

«Dal punto di vista ambientale inoltre si è valutato l’impatto ambientale causato dai 52.649 abitanti di Terlizzi e Ruvo (dati Censimento Istat 2011). Partiamo dall’impatto della comune bottiglia in Pet (polietilene tereftalato) che contiene l’acqua venduta nei supermercati. Innanzitutto va detto che per produrre una bottiglia che contiene 1,5 litri di acqua, ce ne vogliono ben 17,5 litri. Per cui i cittadini di Terlizzi e Ruvo che comprano acqua in bottiglia sprecano ogni anno oltre 116mila metri cubi di acqua che servono solo per la produzione delle bottiglie. Complessivamente si producono oltre 233 tonnellate di plastica (Pet) per soddisfare la richiesta annua di Ruvo e Terlizzi, che si traducono in circa 350 tonnellate di petrolio,e stiamo parlando solo di 52.000 abitanti»

«Passando al trasporto quasi 700 viaggi di tir che bruciano complessivamente più di 100mila litri di gasolio con pesanti (ed evitabili) emissioni di ossidi di azoto, di carbonio, di zolfo e polveri sottili, oltre al rilascio di residui di pneumatici sulle strade. A ciò va aggiunto l’inquinamento causato da più di mille auto di terlizzesi e ruvesi che giornalmente intasano le strade urbane per trasportare pesanti fardelli di acqua»

«Per quanto concerne lo smalimento delle bottiglie, il Pet perdura nell’ambiente fino a 1.000 anni. Se bruciate, le 7 milioni di bottiglie che Terlizzi e Ruvo compra e smaltisce ogni anno, emetterebbero nell’ambiente 9 tonnellate di idrocarburi, 6 tonnellate di ossidi di zolfo, 4 tonnellate di monossido di carbonio e oltre 500 tonnellate di anidride carbonica (CO2)».

«Meglio l’acqua del rubinetto anche perchè, l’acqua in bottiglia subisce elevati sbalzi termici sia nel trasporto (arriva anche a 60°C), sia nelle fasi di carico/scarico (circa 35°C), sia nello stoccaggio (può raggiungere anche i 35°C-40°C). La plastica della bottiglia, riscaldandosi, rilascia sostanze tossiche sotto forma di xenoestrogeni, i quali sovraccaricano fegato e sistema endocrino. Prima di essere imbottigliata, inoltre, l’acqua può essere trattata con ozono per eliminare eventuali metalli pesanti.
L’acqua di casa, invece, l’abbiamo a disposizione facendo un semplice gesto, aprendo il rubinetto. Niente spreco, niente traffico, niente emissioni dannose, niente smaltimento di tonnellate di inutile ed ingombrante plastica. L’acqua arriva a casa nostra pressoché alla temperatura di origine, senza subire significativi sbalzi termici durante il suo percorso e dopo aver superato 390.000 controlli annui su oltre 70 parametri. L’acqua distribuita dall’acquedotto pugliese a Terlizzi e Ruvo proviene per più dell’80% dalle sorgenti sotterranee di Caposele e Cassano Irpino (Campania), acque pure all’origine che non necessitano di alcun ulteriore trattamento. E’ un’acqua poco dura (17 gradi francesi), oligominerale (basso residuo fisso) e che rispetta pienamente i requisiti di legge per le acque destinate al consumo umano».

«Se l’acqua a volte sa di cloro è garanzia che non contiene alcuna sostanza organica, né batteri. Se ci infastidisce il suo sapore è sufficiente lasciarla decantare per circa un’ora in bottiglia (preferibilmente di vetro) o in frigorifero prima di consumarla».

 «Una raccomandazione per chi ha l’impianto ad autoclave, occhio a far pulire annualmente serbatoi e filtro».

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