Azione cattolica diocesana 5094 firme raccolte contro il gioco d’azzardo

La Redazione
Raccolta firme

«A fronte delle 60.000 firme raccolte sull’intero territorio nazionale, un decimo sono delle nostre città. Un risultato che ci lascia soddisfatti, ma non appagati»

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L’azione cattolica diocesana “firma” l’impresa raccogliendo quasi 6.000 firme nella campagna conto il gioco d’azzardo. Nella nostra diocesi il successo della petizone “No al gioco d’azzardo” è stato davvero enorme perché si sono raccolte il dieci per cento delle firme dell’intero territorio nazionale. Soprattutto per questo motivo, l’azione cattolica diocesana ha voluto diramare un comunicato di ringraziamento.

Il comunicato ha inizio con un «ringraziamento di cuore alle 5904 persone che, nelle piazze e nelle parrocchie delle quattro città della diocesi, Molfetta , Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi, hanno apposto la loro firma per aderire alla legge d’iniziativa popolare del 9 settembre 2013, che include, oltre al riordino delle norme vigenti sul gioco d’azzardo nel nostro Paese, attività di prevenzione e di tutela della salute con particolare attenzione ai minori, norme sulla pubblicità, contrasto alle infiltrazioni mafiose, tracciabilità dei flussi finanziari».

Per poi continuare evidenziando «A fronte delle 60.000 firme raccolte sull’intero territorio nazionale, un decimo sono delle nostre città. Un risultato che ci lascia soddisfatti, ma non appagati: occorre dar seguito concretamente all’impegno assunto, da noi e da tutti i cittadini di buona volontà, alla sensibilizzazione rispetto a questa emergenza, alla lotta per contrastare il dilagare del fenomeno, al dovere di educare al senso della vita, del denaro, del gioco. Queste liste di firme, che abbiamo spedito, sono un bene prezioso, sono “vita”».

Il comunicato in sede di bilancio conclude: «Il tutto è un segnale chiaro di desiderio di rinascita, un gesto contro la dipendenza, la perdita del valore di sé, contro l’usura, contro la morte. Queste firme rappresentano uno scatto di dignità, che ci fa sperare in un futuro in cui l’uomo possa essere soggetto da promuovere e salvaguardare, non oggetto da sfruttare e manipolare».

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