Terlizzi commemora i martiri delle fosse Ardeatine

© U.S. comune di Terlizzi
Il sindaco Gemmato «Il ricordo, è doveroso aggiungere, non deve rimanere esercizio fine a se stesso»
Toccante ed emozionante la manifestazione organizzata in occasione del settantesimo anniversario dell’eccidio alle fosse Ardeatine in Roma, iniziata con l’ossequio del sindaco Ninni Gemmato al sepolcro di don Pietro Pappagallo, nel camposanto di Terlizzi, e proseguita con il corteo cittadino che ha fatto tappa alle lapidi delle due vittime terlizzesi e al monumento ai caduti.
La cerimonia in onore dei martiri delle fosse Ardeatine, come ogni anno, ha voluto onorare la memoria dei 335 innocenti che trovarono la morte il 24 Marzo 1944 nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina Roma, per mano dei soldati tedeschi.
Assieme al sindaco e all’amministrazione comunale, hanno presenziato all’evento autorità civili e militari, associazioni combattentistiche e d’arma, rappresentanze delle scuole cittadine.
Toccante il discorso del sindaco Gemmato tenutosi in largo La Ginestra in cui dallo scorso vi è posizionata la scultura bronzea opera dello scultore Pietro De Scisciolo, che rappresenta i due martiri terlizzesi don Pietro Pappagallo e Gioacchino Gesmundo.
Il primo cittadino ha ricordato che la cerimonia di oggi si perpetra in onore e ricordo di tutte le vittime della efferata strage e ha dato lettura dei nomi di tutte le vittime pugliesi.
«Il 24 Marzo di settanta anni or sono le truppe naziste occupanti Roma, in una barbara esecuzione collettiva e in rappresaglia dell’attentato di via Rasella avvenuto un giorno prima, fucilavano 335 italiani, militari e civili.
Sede dell’efferata esecuzione furono le cave di pozzolana sulla via Ardeatina in Roma dette Fosse Ardeatine, da allora assurte a simbolo della follia nazista.
Nella macabra contabilità di questa strage, alto fu il tributo di sangue della Puglia con 19 vittime, tutte meritevoli di citazione individuale, nelle persone di: Ayroldi Antonio di Ostuni, Albanese Teodato di Cerignola, Azzarita Manfredi di origine molfettese, Baglivi Ugo di Alessano, Bucci Bruno e Umberto di Lucera, Caputo Ferruccio di Melissano, Caracciolo Emanuele originario di Gallipoli, Carola Federico e Carola Mario di Lecce, De Carolis Ugo di origine tarantina, Cosimo di Micco di origine triggianese, Gesmundo Gioacchino di Terlizzi, La Vecchia Gaetano di Barletta, Lotti Giuseppe di Andria, Pappagallo don Pietro di Terlizzi, Pisino Antonio di Maglie, Saccotelli Vincenzo di Andria, Stame Nicola di Foggia
La Città di Terlizzi patì il sacrificio dei nostri concittadini don Pietro Pappagallo e Gioacchino Gesmundo, due figure tanto diverse per estrazione culturale, accomunate in un tragico destino di violenza e sopraffazione.
L’intrecciarsi delle loro vicende umane è oggi emblematico di un periodo storico che vide uniti nel sacrificio e nella Resistenza figure di ogni estrazione politica, sociale, culturale e professionale.
La Comunità terlizzese ricorda oggi tutte le vittime di quella efferata strage, in particolare i martiri terlizzesi, nel luogo in cui un anno fa’, è stato posizionato un monumento a loro dedicato».
Continuando il sindaco cita una frase del presidente della repubblica di un anno fa: «Il Ricordo è la più alta forma di Giustizia» ed ha sottolineato «Il ricordo, è doveroso aggiungere, non deve rimanere esercizio fine a se stesso».
Successivamente ha aggiunto «E’ importante, in ogni ricorrenza come quella odierna, rinnovare i motivi ed i presupposti di una memoria condivisa, patrimonio collettivo nella quale ogni cittadino oggi si riconosca e nella quale ogni cittadino trovi le motivazioni forti della convivenza e della condivisione di obiettivi che devono caratterizzare una comunità nazionale forte e matura.
Tante sono le difficoltà che oggi la nostra comunità nazionale si trova a dover affrontare. Una crisi finanziaria con pochi precedenti nella nostra storia sta mettendo a dura prova i nostri talenti e le nostre capacità.
Mai come oggi la nostra Comunità ha bisogno di esempi forti a cui riferirsi per affrontare tutte le asprezze e le avversità di questo tempo.
Mai come oggi la forte condivisione dei valori fondanti la nostra nazione potrà essere il presupposto di quello spirito di coesione che ci renderà sempre più forti nell’affrontare al meglio e vincere le sfide alle quali quotidianamente è chiamata. Viva la Democrazia. Viva la Libertà. Viva l’Italia».
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