Di Tria dibatte sulla legge delle donne in giunta

LA REDAZIONE
Vincenzo Di Tria

«L’8 marzo deve essere l’occasione per pretendere dalla politica che tenga fede a quanto promette nelle campagne elettorali, mettendo a sistema il valore aggiunto delle sensibilità e delle competenze femminili»

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Il consigliere di Tria, già sindaco di Terlizzi tra il 2003 e il 2011 dibatte sulla situazione in cui vige la giunta Gemmato, orfana da tempo di un assessore donna riprendendo la legge che impone ai sindaci di nominare almeno una donna in giunta.

Il consigliere di Tria esordisce sottolineando che sono passati 4 mesi dalle dimissioni dell’assessore Maria de Lucia, unica donna della giunta Gemmato, e ancora il sindaco non ha provveduto a sostituirla e a garantire nuovamente quella «presenza di entrambi i sessi», prescritta dalla legge 215/2012 di cui molti politici se ne fanno un baffo.

Il consigliere di Tria continua. Per la verità ancora prima di questa legge diversi sindaci erano stati obbligati da Tar e consiglio di stato a garantire la presenza di donne nelle loro giunte e si era diffusa quasi dappertutto una sensibilità tesa a bilanciare le presenze maschili con quelle femminili,  e non è un caso se la giunta fatta cadere a Terlizzi a dicembre 2011 avesse parità di sessi con la presenza di 4 donne.
Oggi Terlizzi rappresenta un’anomalia assoluta, con una sola donna presente in consiglio comunale (una su 17 consiglieri), e nessun assessore donna. Eppure la Legge del 2012 dava precise “Disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali”, per condurre in prospettiva ad una vera e propria parità di genere

Al sindaco, dice la legge, spetta di svolgere “un minimum di indagini conoscitive, tese a individuare, all’interno della società civile, nel solo bacino territoriale di riferimento del comune, personalità femminili in possesso di quelle qualità necessarie per ricoprire l’incarico di componente la giunta municipale”. Quindi nel territorio di Terlizzi, a quanto pare, venuta meno Maria de Lucia non c’è nessun’altra donna che abbia le qualità per sedere sulla poltrona di assessore alle politiche culturali e sociali.
Mentre Gemmato pensa e cerca, la sua giunta oramai da quattro mesi resta monca, con quattro assessori anziché i 5 previsti, e con le deleghe che erano della De Lucia gestite direttamente dal sindaco.

Un sindaco che piuttosto di nominare un’assessora ha preferito fare l’ennesima nomina al maschile, e siccome non si sa perché aveva fretta di tappare il buco dell’assistenza sociale, il 21 gennaio ha arruolato il consigliere Pasquale Adamo, nominato sul campo consigliere delegato in materia di politiche sociali e piano sociale di zona. Affidando ad i compiti di sovrintendere i rapporti con gli uffici dell’unità operativa semplice servizi sociali, di esaminatore norme regolamentari comunali che sovrintendono all’attività degli uffici allo scopo di proporre all’assise consiliare eventuali modifiche migliorative, di curare rapporti con il pubblico e con le associazioni di volontariato. Ed infine rappresentanza dell’ente, su specifica delega del sindaco, in seno al coordinamento istituzionale del piano sociale di zona.

Una grandiosa e sconveniente trovata non c’è che dire continua di Tria. Sconveniente  perché Pasquale Adamo, come tutti sanno, è da tempo molto interessato al settore dei servizi sociali e ha il figlio Paolo nel consiglio di amministrazione della cooperativa Clad, cui vengono affidati importanti e costosi servizi di assistenza a Terlizzi, tra i quali il “servizio di assistenza specialistica ai portatori di handicap” nelle scuole cittadine per il biennio 2013/2015,

Per quanto riguarda la cultura, invece, il sindaco ha preferito tenersi per sé la delega, avvalendosi dell’unica donna di cui pare si fidi, la dirigente Francesca Panzini, che oltre ad essere dirigente delle finanze è anche dirigente ad interim del terzo settore. Alla sua direzione è riconducibile il grande fermento culturale che sta attraversando Terlizzi da due anni a questa parte e alla sua veemente e impetuosa personalità dobbiamo le dimissioni dei vari assessori che hanno gettato la spugna, comprese le due assessore Musaio Somma e de Lucia.

Ne è prova ciò che scrive nella sua lettera di dimissioni Maria de Lucia. Chi legge la lettera si rende anche conto che non è affatto vero che a Terlizzi le donne non contano un cavolo. Scrive la de Lucia: «è inaccettabile che la funzione assessorile debba essere quotidianamente offesa e vessata dalle attese dietro la porta della dirigente, nella speranza di un’audizione che possa dirsi educata e rispettosa, da decisioni assunte da chi si sostituisce arbitrariamente all’avente carica, permettendosi anche di assumere impegni per conto dell’Ente senza averne diritto,… ».

Quindi, a quanto pare, le donne a Terlizzi contano eccome. Anzi, conta una sola che vale per tutte.
Detto questo, alle cittadine di Terlizzi voglio rivolgere un appello, festeggiare l’8 marzo quest’anno sia anche l’occasione per riflettere su ciò che succede in palazzo di città, in modo da rivendicare con più forza il ruolo decisionale che vi spetta e che vi è stato sottratto.

L’8 marzo deve essere l’occasione per pretendere dalla politica che tenga fede a quanto promette nelle campagne elettorali, mettendo a sistema il valore aggiunto delle sensibilità e delle competenze femminili.
Io che da sindaco mi sono avvalso del vostro apporto, posso ben testimoniare che non si può fare a meno della vostra tenacia e delle vostre intelligenze per far crescere una comunità.

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