Malasanità, a Terlizzi si muore ! Dove sono le Istituzioni ?

La Redazione
pronto soccorso - ospedale

Portata al pronto soccorso di Terlizzi alle ore 23.30 per grave insufficienza respiratoria e aritmia cardiaca, viene intubata solo alle ore 4.00 del mattino e trasportata in rianimazione a Potenza, dove muore alle ore 9

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Malasanità. Nessun posto in rianimazione in tutta la Puglia: da Terlizzi muore a Potenza.

Terlizzi, 19 gennaio 2014 – Portata al pronto soccorso di Terlizzi (Ba) alle ore 23.30 per grave insufficienza respiratoria e aritmia cardiaca, viene intubata solo alle ore 4.00 del mattino e trasportata in rianimazione a Potenza, in Basilicata, ove è giunta alle ore 6 e deceduta alle 9.

E’ la storia di mia madre, 69 anni, che forse sarebbe morta lo stesso, ma non il 17 gennaio, non in quelle drammatiche condizioni , vista la lunga e tremenda  attesa  e la presa d’atto, da parte di noi familiari, che in Puglia non c’era un solo posto libero nella sale di rianimazione di nessun ospedale.

“E’ un’emergenza che viviamo tutti i giorni, non prendetevela con me, ma con chi ci dà direttive dall’alto”.

Questo è ciò che mi è stato detto dalla dottoressa che ha seguito mamma a Terlizzi in pronto soccorso. ”Volete chiamare i carabinieri? Fatelo pure: non potranno fare nulla, perché se non c’è posto non c’è posto”. 

Mia madre è morta alle ore 9 del 17 gennaio 2014.

Aveva un labbro rotto dal dolore: è il tangibile senso di morte prolungata, dolorosa e feroce che si prova quando i polmoni non ossigenano e il cuore non funziona bene.

Ecco, mamma è stata così per quasi cinque ore, prima di essere sedata, intubata e trasportata (ovvero solo quando, dopo un giro di telefonate, si è trovato un posto libero in rianimazione!), per due lunghe ore, su una strada sconnessa e con tornanti, all’ospedale San Carlo di Potenza.

La dottoressa mi ha esplicitamente parlato di un’emergenza questa quotidiana, di familiari arrabbiati, di pazienti trasportati anche in Campania, per i quali il tempo diventa fattore imprescindibile per salvargli la vita, come nel caso di mia madre.

Un’emergenza, a quanto pare, della quale i nostri amministratori, almeno quelli che non l’hanno vissuta in prima persona, ignorano l’esistenza.

Anna Memoli (giornalista, mob. 348 7438428)

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