“La Bibbia dei frati ritrovata ed il cantiere di Restauro”

La Redazione
Chiesa S.Maria La Nova

Il restauro avviato nel 2006, ha portato alla luce frammenti della decorazione pittorica appartenente al chiostro dei Minori Osservanti e ha restituito un patrimonio di altissimo valore artistico e storico alla Chiesa di Santa Maria

0 commenta

Tra le cose belle di Terlizzi, questa volta abbiamo voluto mettere in evidenza una straordinaria testimonianza di impegno, quella di Don Paolo Malerba, e dei tecnici Giuseppe Chiapparino e Vincenzo De Chirico, che stanno operando nella delicata e preziosa azione di riqualificazione della Chiesa di Santa Maria di Sovereto >>

La Bibbia dei frati ritrovata,  di Don Paolo Malerba

Il lavoro di restauro che sin dal lontano 2006 ha portato alla luce frammenti della decorazione pittorica appartenente al chiostro dei Minori Osservanti , ha restituito un patrimonio di altissimo valore artistico e storico, che consente alla città di Terlizzi di arricchire in modo cospicuo l’offerta culturale del suo territorio.

E’ sulla base di questa considerazione che si è deciso, o meglio: ci si è quasi sentiti in dovere,  di dare compiutezza a questi spazi attraverso un progetto di recupero organico dell’intera ala del chiostro in possesso della parrocchia di S. Maria di Sovereto.

I restauri delle lunette affrescate sono eseguiti dalla ditta ACHG di Annamaria e Giuseppe Chiapparino mentre la progettazione architettonica e la direzione dei lavori è affidata all’arch. Vincenzo De Chirico.

Il fine è realizzare una sorta di spazio museale aperto alla città per esporre ai fedeli ed ai visitatori la complessa storia della chiesa e della fabbrica del convento Minorita prima e successivamente Seminario, senza rinunciare all’utilizzo per le attività parrocchiali degli ambienti in questione acquistati nel corso del tempo dalla Curia Vescovile.

E’ doveroso sottolineare come tale programma, sia portato avanti esclusivamente attraverso gli sforzi economici della Parrocchia e dei fedeli, mentre ad oggi non è stato possibile, a fronte di un progetto ambizioso e dalle indubbie valenze soio-culturali,  attingere a finanziamenti GAL previsti dalla Misura 323 (azione 1) o a partecipazioni pubbliche.

Per rendere informata la cittadinanza del patrimonio artistico esistente nelle pertinenze della nostra Chiesa oltre che per effettuare una raccolta fondi, è stata allestita nel mese di Agosto 2013 una mostra dal titolo” La Bibbia dei frati ritrovata ed il cantiere di Restauro”. La speranza è che tutta la comunità cittadina sia sensibilizzata e sostenga il progetto con la consapevolezza di operare per l’arricchimento del patrimonio culturale pubblico.

 

Il progetto di recupero e conservazione,  di Vincenzo De Chirico

Il progetto di Risanamento e Recupero Conservativo ha come scopo quello di valorizzare e rendere maggiormente fruibile il ciclo pittorico presente all’interno dell’ex chiostro dei Minori Osservanti e venuto alla luce dopo secoli di oblio.

In prima analisi l’intervento prevedeva di spingersi sino all’eliminazione completa delle tompagnature  che occludono i fornici dei prospetti del chiostro e di tutte le addizioni del XIX sec. al fine di restituire la facies cinquecentesca del chiostro conventuale.

Tale approccio, dettato da un iniziale entusiasmo motivato dal riconosciuto valore artistico ed estetico delle opere pittoriche e dalla qualità degli spazi che le ospitano, è stato successivamente riconsiderato alla luce di una più rigorosa riflessione di natura conservativa volta a non negare il significato storico ed architettonico dell’edificio del Seminario.

La sua costruzione, infatti, a partire dal 1844 ha mutato definitivamente, reinterpretandoli, gli spazi conventuali, apportando modifiche e demolizioni coerenti con l’austero e rigoroso progetto neoclassico.

Tale atteggiamento metodologico è stato avvalorato dalla lettura delle murature e tramezzature di maggiore spessore, considerato che queste, realizzate nell’800 con paramenti in pietrame per supportare i nuovi carichi dovuti alla sopraelevazione delle strutture seminariali, svolgono, storicizzate dalla ormai antica esecuzione, una funzione collaborante alla statica della fabbrica (specie in caso di azioni dinamiche dovute ai sismi).

Si sono pertanto, come prima operazione, rimosse le tramezzature in mattoni forati o ad una testa in tufo calcareo, che avevano nel tempo ulteriormente parcellizzato lo spazio porticato in diversi ambienti. Si è proceduto, poi, alla demolizione delle pavimentazioni in ceramica e mattonelle cementizie, recuperando interamente l’antica pavimentazione in chianche di pietra calcarea.

Si è effettuata inoltre sulle tramezzature di maggior spessore, la riapertura di tutte le porte murate già esistenti che hanno consentito  la percorrenza dello spazio porticato per l’intera sua estensione, oltre alla realizzazione di tagli ad asola verticali al fine di recuperare le immagini clipeate di  santi e beati francescani occultate dalle testate dei muri di partizione rimasti in opera.

È intenzione del progetto ristabilire,  per quanto possibile e senza negare il  disegno ottocentesco, il rapporto diretto che originariamente c’era tra lo spazio scoperto del chiostro e l’ambulacro con il suo ciclo di affreschi. Si è deciso dunque di sostituire le attuali aperture in ferro (inadeguate al decoro dei luoghi) con nuovi infissi ad anta unica che attraverso la maggior superficie vetrata possibile, consentano sia la captazione della luce naturale sia la possibilità di traguardare l’interno dall’esterno e viceversa.

Sui prospetti esterni si procederà alla rimozione a scalpello delle stilature cementizie eseguite negli anni ’60, sovrapposte alla tessitura muraria sottostante e non coerenti con essa. L’intervento portò alla luce la pilastratura del chiostro cinquecentesco e l’orditura delle tompagnature,  attraverso la rimozione degli intonaci che certamente ricoprivano completamente i prospetti esterni del manufatto ottocentesco  e che lasciavano a vista solo le incorniciature delle porte e dei sopraluce.

Il trattamento finale delle superfici interne ed esterne prevede: la demolizione degli intonaci sulle membrature del chiostro eseguite in pietra da taglio che caratterizzano la pilastratura ed i sottarchi;  il restauro degli intonaci originari e la risarcitura dei brani lacunosi con nuovi intonaci a base di malte di calce sulle superfici murarie dell’originario chiostro minorita, al di sotto delle decorazioni a mezzo fresco e sulle volte a crociera delle diverse campate; la scialbatura a latte di calce su un sottile strato ad intonachino delle partiture in pietra grossolanamente sbozzata con la doppia funzione di costituire un protettivo per il supporto murario e di restituire la continuità cromatica dei prospetti e delle membrature dell’edificio ottocentesco senza rinunciare alla possibilità di leggere le tracce della storia nelle tessiture murarie.

Infine un nuovo sistema illuminotecnico, con corpi illuminanti a scomparsa sui capitelli d’imposta delle volte, valorizzerà gli spazi del chiostro anche nelle ore serali rendendo possibile la fruizione degli ambienti per manifestazioni culturali aperte alla città oltre che per l’utilizzo delle attività parrocchiali.

 

Il chiostro del convento dei Minori Osservanti: precisazioni e nuove acquisizioni,  di Giuseppe Chiapparino

I lavori condotti dal 2006 ad oggi, le indagini stratigrafiche condotte sugli intonaci dei locali incamerati più di recente nel possesso da parte della Parrocchia di S. Maria la Nova ed alcune altre considerazioni maturate e desunte nel corso degli interventi di restauro ci consentono, finalmente, di giungere ad una visione più organica e verosimile di come doveva apparire il luogo claustrale  e a quale impianto iconologico e narrativo rispondevano le lunette, o meglio il ciclo di affreschi che decorava l’annesso conventuale.

Gradualmente le superfici bianche di calce hanno ripreso il loro ruolo di biblia pauperum  ed è riapparsa una sorta di story- board narrativo attinto e sintetizzato dai primi quarantacinque  capitoli del libro della  Genesi, elaborato con buona probabilità nell’ anno domini 1619.

Storie dell’antico testamento, dunque, delle quali le  otto lunette sulla vita del patriarca Giuseppe sembravano suggerire la conclusione del racconto biblico(differentemente da quello che avviene nel chiostro del convento degli Osservanti di S Maria dell’Isola a Conversano in cui tutti e quattro i lati presentano il racconto completo dello stesso personaggio) e lasciavano solamente ipotizzare che ogni lato ospitasse la storia di un patriarca israelita.

Partendo dalla creazione del mondo, attraverso episodi veterotestamentari selezionati, si giungeva alla storia di Giuseppe, figura che nella tradizione cristiana viene a preconizzare il Cristo stesso.

Oggi possiamo affermare, con maggiore esattezza, che il ciclo pittorico procedeva sui quattro lati in senso antiorario e partendo dalla “Creazione”, ubicata nell’angolo più prossimo all’abside, procedeva sviluppandosi in ben ventotto lunette affrescate; di queste, escludendo la Creazione, sopravvivono solo le ultime diciassette ed una piccola porzione della precedente. Le lunette che ricadono in ambiti  di pertinenza parrocchiale, inoltre, attualmente sono quattordici  e, in termini di intervento di restauro, si sta operando solo in questi vani.

Possiamo solo immaginare le dieci “storie”, andate definitivamente perdute, che precedevano quelle oggi riscoperte ( Adamo ed Eva; la cacciata dal paradiso; caino ed Abele; il diluvio universale; l’arca di Noè ecc.) peraltro condite da pregnanti quartine in rima baciata forse ideate da qualche monaco letterato.

Il restauro che si sta compiendo in questa fase di lavori, ci consente di riammirare le cinque lunette che precedevano il racconto di Giuseppe e che ritornano a narrare storie quali: 1.il sacrificio di Isacco (conclusione delle precedenti, ancora nascoste, che raccontano la storia di Abramo); 2. il sogno di Giacobbe (inizio della storia del patriarca, ribattezzato da Dio stesso Israele, capostipite delle dodici famiglie ebraiche); 3. la lotta fra Dio, in veste di angelo, e Giacobbe; 4. la morte di Rachele, moglie amata di Giacobbe, a seguito del parto di Beniamino (al momento è d’obbligo precisare che questa interpretazione va confrontata con le quartine del cartiglio, fortunatamente integro, non ancora reso leggibile con interventi finali di pulitura); e per concludere 5. il sogno di Giuseppe ( le undici stelle, il sole, e la luna che si inchinano al suo cospetto) che introduce alla storia finale del ciclo pittorico: la storia di Giuseppe.

Figure ed episodi selezionati da una regia consapevole quali esempi morali da emulare e da insegnare attraverso  immagini potenti, monumentali ed iperdettagliate a chi non poteva apprenderle attraverso la lettura dei testi; biblia pauperum appunto destinata a chi nella miseria o nella fortuna ci ha preceduti nella vita di questa città.

Come esempi da imitare sono anche i diversi frati ritratti negli ovali che intervallano, su paraste dipinte, le lunette; personaggi storici realmente esistiti (Antonio Scaraggi da Bitonto, S. Salvatore da Orta la beata Umiliana de Cerchi ecc.) che per la loro condotta di vita sono entrati nel pantheon francescano e nella conoscenza collettiva  tanto da essere ripresi qualche secolo più tardi sugli stalli lignei  dell’annesso oratorio delle Sacre stimmate di S. Francesco.

 

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!