Il nuovo piano di assetto idrogeologico (P.A.I.), «un vincolo per la città solo sulla carta»

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Ing. Giovanni Mele: «È come farsi un intervento chirurgico domani su una radiografia e analisi fatte 10 anni fa».
Giovanni Mele, libero professionista in Terlizzi, ingegnere edile laureatosi al Politecnico di Bari il 12.06.2003, interviene sulla questione nuovo P.A.I., riguardante il nuovo vincolo idrogeologico derivante dagli studi condotti dall’Autorità di Bacino. Pubblichiamo di seguito il suo intervento.
È preliminare una pur breve cronologia storica.
Il 21/09/2007 l’AdB mostrava ai rappresentanti dell’Amministrazione comunale i primi risultati degli studi condotti sull’area urbana al fine di individuare le aree a diversa pericolosità idraulica.
Nello stesso incontro l’Amministrazione comunale si impegnava a fornire rilievi topografici di maggior dettaglio da utilizzare allo scopo, fino alla redazione del vincolo oggi vigente.
Nel frattempo, si sono succeduti ulteriori studi, di varia natura mista tra pubblico e privato, fino alla individuazione della nuova perimetrazione.
E veniamo ad oggi. Ecco l’iter in qualche breve passaggio:
– approvazione da parte del comitato tecnico nella seduta del 26/10/2012
– Invio delle planimetrie all’Amministrazione comunale per la condivisione. Nota prot. AdB n. 13170 del 9/11/2012;
– Primo sollecito alla condivisione. Nota prot. AdB n. 1177 del 24/01/2013
– Secondo sollecito alla condivisione. Nota prot. AdB n. 3012 del 4/03/2013
Chi redige gli studi? L’Autorità di Bacino (AdB).
Ma su quale base cartografica? Aggiornata ad oggi? Certamente no.
Che fa l’Amministrazione? Un evento pubblico con l’Autorità di Bacino atto alla condivisione.
Che fa la politica da ottobre ad oggi? Non se ne occupa.
Accade questo dal 26.10.2012 al 5 luglio giorno ultimo per produrre osservazioni al Piano.
Quale sarà l’effetto sulla città, da tale vincolo? non se ne parla, quasi non interessi.
Qualcuno mi chiede: si ma cosa succede in realtà dopo questo vincolo?
Ed io rispondo con un esempio forte di altra natura: è come farsi un intervento chirurgico domani su una radiografia e analisi fatte 10 anni fa.
E questo scoraggia, ovviamente, per svariati motivi.
Verrà approvato un vincolo sul territorio fino a nuovo studio, applicato su una cartografia non rispondente allo stato reale del territorio, quello ad oggi, ove verranno individuate aree individuate a bassa, media alta pericolosità, ma i rilievi del territorio, chi li ha redatti e inviati all’AdB? E stato affidato un incarico pubblico? O si sono condotti studi su impulso del privato di turno?
Il problema, sul punto è la cartografia, che non è aggiornata e su questa invece interviene un aggiornamento di vincolo!
A Terlizzi sul Piano Regolatore vigente non sono indicati i vincoli, nessuno li ha aggiornati ad oggi.
Un altro esempio?
Esiste il metanodotto, la rete S.N.A.M., che implica una fascia di inedificabilità dall’asse dello stesso di 100 metri, ma le carte non lo rappresentano!
La cartografia sul quale è stato fatto lo studio non indica il nuovo sovrapasso ferroviario.
La città futura.
Si sulla zona C6 omogenea (ma solo sul lato sinistro!) si realizza e realizzerà con intervento diretto, con conseguente modifica della permeabilità del suolo.
Asse viario lato est del territorio; modifica dell’asse viario.
Qualche amministratore passato o presente lo ha comunicato all’AdB?
L’AdB cerca la condivisione all’Amministrazione.
L’Amministrazione che farà? Condividerà un vincolo non studiato, ma imposto dall’alto?
Qualcuno obietterà: si ma tanto il vincolo viene imposto comunque, quindi meglio condividere.
Sono tutte scelte.
La città attende e poi valuta.
La verità è che probabilmente, nell’era di internet della tecnologia avanzata, più che accettare passivamente, si avrebbe dovuto studiare la problematica, che è seria.
Con il rischio non si gioca.
Un’area o è realmente a rischio o non lo è.
Più rilievi sono stati condotti, ma uno unico e figlio del soggetto pubblico non c’è.
Si è mancato lo studio di “garanzia” del soggetto pubblico, mediante gara pubblica.
Questa è la storia.
Sarebbe bello mostrare la documentazione e mostrarvi chi ha dato impulso allo studio del rischio idorgeologico nel 2008.
Amare il territorio, amministrare per il bene comune è conoscere il territorio, sapere dove c’e una “grave” ed una zona in “quota”.
Ci hanno fatto dottrina gli autorevoli esponenti del AdB, rappresentandoci questo:
“La Carta Idrogeomorfologica della Regione Puglia non è ancora stata formalmente approvata, pertanto il reticolo idrografico in essa indicato non rappresenta, al momento, vincolo formale ma solo un utile strumento conoscitivo per la corretta gestione del territorio.”
Copia della Carta Idrogeomorfologica della Regione Puglia è stata inviata a tutte le amministrazioni comunali nel febbraio 2010 per consentire alle stesse di formulare osservazioni a riguardo.
Le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del PAI vigente, all’art.36 definiscono il reticolo idrografico come l’insieme delle linee di impluvio e dei corsi d’acqua presenti all’interno di un bacino idrografico.
Le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del PAI vigente, all’art.36 definiscono in sicurezza idraulica le aree non inondate per eventi con tempo di ritorno fino a 200 anni.
Siamo certi che abbiamo fatto buon uso della corretta gestione del territorio?
E’ mio parere che questo vincolo va rivisto su una base di studio serio e su rilievi reali del nostro territorio.
Il Territorio, non è di nessuno, la speranza per le generazioni future è che i padri siano stati dei buoni custodi, altrimenti stiamo progettando le macerie per il futuro.
Lo sforzo è e sarà quello di provare a cambiare il futuro, non il nostro ma quello delle generazioni che verranno.
Giovanni Mele ingegnere.
(Le osservazioni prodotte dall’ing. Mele al Sindaco del Comune di Terlizzi, potranno essere richieste a mezzo mail all’indirizzo: ing.gmele@gmail.com)
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