«I tecnici facciano un passo indietro, la cittadinanza in avanti»

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Brucoli replica a di Tria: «Il territorio è di tutti, la sua gestione va partecipata e resa di dominio pubblico. È grave che l’attuale amministrazione, si sia appiattita, in materia urbanistica, sulla vecchia metodologia».
Continua il dibattito sul progetto di mitigazione da rischio idrogeologico di un’area del territorio di Terlizzi. Un progetto che sarà discusso e probabilmente approvato tra poche ore dal Consiglio comunale. All’intervento a favore del progetto da parte del consigliere comunale del PD Vincenzo di Tria, pubblicato su Terlizzilive alcuni giorni fa, replica l’autore del libro “Mal’Aria” Renato Brucoli, già intervenuto in precedenza. Di seguito il testo.
Egregio Direttore,
visto che il mio nome è stato accostato a quello di Legambiente nella parte introduttiva della nota pubblicata da Terlizzilive a firma dello “sfiduciato” ma spavaldo ex sindaco di Tria, ora consigliere di minoranza, la prego di accogliere, alla vigilia dell’odierno consiglio comunale, la richiesta di ospitalità per diritto di replica.
Intendo insistere sul fatto che il progetto di mitigazione idrogeologica proposto in lama Bonasiere, oggetto di un punto aggiuntivo all’ordine del giorno del consiglio comunale della scorsa settimana, e passato in testa a quello odierno, è davvero poca cosa anche se contrabbandato come salvifico per l’intera cittadinanza.
L’opera in approvazione è l’ultimo segmento (a valle) di un percorso che porta dritto (a monte) al Laterificio Scianatico già dismesso e da bonificare, infine da requisire e da mutare di destinazione d’uso, anziché alleggerire strategicamente del vincolo idrogeologico in vista di disegni di futura edificazione.
L’opera non è, come sostiene di Tria, realizzabile con i soli fondi FESR, cioè con fondi europei gestiti dalla Regione Puglia, ma richiederà l’esborso di 350mila euro a carico delle casse comunali, già abbondantemente saccheggiate.
L’opera andrebbe a vantaggio di pochi residenti sistemati in villette costruite nel bel mezzo di una lama (cosa già di per sé dubbia) mentre con lo stesso impegno di spesa si potevano preventivare ed eseguire più efficaci interventi di mitigazione idrogeologica dell’abitato, magari nei pressi della scuola elementare Don Bosco, frequentata da centinaia di alunni, dai loro familiari e docenti, o in almeno altri dieci siti critici del centro urbano, più decisamente popolati.
Ma, tant’è, l’opera è stata pensata nel 2009 e partorita nella grande piscina in cui ha trovato a lungo ristoro il sindaco del “qui comando io, e questa è casa mia”.
Ciò che meraviglia e risulta molto grave, è che l’attuale amministrazione, nata in discontinuità con la precedente, si sia ormai appiattita, in materia urbanistica, sulla vecchia metodologia: provvedimenti a lungo criptati e tenuti ben serrati negli armadi degli uffici tecnici, per essere infine sfiocchettati e offerti a pacco all’ultimo momento: “Prendere o lasciare”, con ricaduta di responsabilità politica su chi non condivide, addossando ai dissidenti, e non alla pochezza o inadeguatezza della progettazione iniziale, la responsabilità da possibile perdita del finanziamento. Una tecnica vecchia come il cucco, tipica di politicanti furbastri di destra e di sinistra, tutt’altro che democratici perché incapaci di sistematico confronto con la popolazione, e di tecnici compiacenti.
Così non va. La materia urbanistica dovrà essere appannaggio della cittadinanza più che di rappresentanze istituzionali che la considerano come “cosa propria”, spesso facendola transitare dagli studi tecnici di riferimento prima dell’approdo a quelli comunali.
Il territorio è di tutti, la sua gestione va partecipata e resa di pubblico dominio. Altrimenti rischia di diventare cosa davvero misera: luogo di manifestazione della potenza o prepotenza di pochi su molti.
Questo discorso è valido soprattutto oggi ma anche in prospettiva, tanto più che fra qualche settimana andrà in consiglio comunale la nuova perimetrazione del rischio idrogeologico, fondata su mappature superate nel tempo, fatte e rifatte svariate volte a iniziativa di parte piuttosto che pubblica, frettolosamente e tardivamente illustrate alla città in coda a un iter procedurale sempre al limite di scadenza.
Quanto poi all’infelice illazione, tipica del di Tria, secondo cui “prende sviste clamorose” o “tutela interessi privati” chi contrasta i propri disegni, ho da replicare che non altri più di lui è in evidente conflitto d’interesse proprio sulla materia edilizia e urbanistica, nel senso che alla specifica competenza unisce la pratica professionale nel medesimo settore. Condizione che dovrebbe indurlo a invocare più spesso il balsamo della partecipazione piuttosto che la chiusura nelle proprie prerogative, se non addirittura affrontare un salutare bagno estivo di umiltà nella mastodontica piscina “non ancora finanziata”, eppure prevista a 650 metri a valle del Laterificio Scianatico, in zona di rispetto cimiteriale, dunque in evidente contrasto con norme di attuazione del PRG, che non lo disturba affatto nell’assurda planimetria illustrata dal Commissario della mitigazione idrogeologica il 18 giugno scorso.
Intendo infine far presente che proprio oggi la stampa internazionale divulga l’esito della maxiricerca (condotta su 300mila persone in 9 paesi europei, Italia compresa, per 13 anni di seguito) sul rischio da cancro polmonare per chi vive in contesti urbani ammorbati da polveri sottili. Acclara la nocività del particolato Pm10, dovuto soprattutto alle attività industriali, se concentrato in misura superiore ai 40 microgrammi per metro cubo.
Alla luce di questi dati, che confermano in senso accrescitivo quanto già si sapeva dieci anni fa, vorrei segnalare la grande sensibilità ambientale dell’allora sindaco Vincenzo di Tria (provvisto anche di delega all’ambiente) che nel ricevere formalmente dall’Arpa Puglia (Agenzia regionale per la protezione ambientale) l’allarmante rapporto datato 4 novembre 2004, lo ha puntualmente nascosto a lungo nel suo cassetto, senza informare cittadinanza né Consiglio comunale, fino a che la tanto vituperata Legambiente lo ha finalmente intercettato e divulgato pubblicamente. Quel rapporto rinviava alle responsabilità d’inquinamento del Laterificio Fantini Scianatico, acclarando il superamento della fatidica soglia di 40 microgrammi per metro cubo di particolato Pm10 nel corso di ben 15 giorni su 32 di osservazione durante un mese estivo e di ferie, ad azienda pressoché inattiva. Fatto gravissimo legato ai “fumi”, si dirà, che non riscatta il di Tria ecologista di oggi, preoccupato dei “fiumi” d’acqua sul dorsale di “villette in” lungo lama Bonasiere, andando per la via vecchia per Sovereto.
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