Di Tria: «Gemmato dice che è colpa della precedente Amministrazione? Solo gli allocchi ci credono»

La Redazione
Di Tria Terlizzi

L'ex Sindaco sul caso Censum-Panzini: «La mia amministrazione cadde proprio il giorno in cui il consiglio comunale avrebbe dovuto discutere della relazione della Commissione d’Indagine. La Panzini fu mandata a casa da me»

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Più volte e da più parti tirato in mezzo nel caso Censum-Panzini, l’ex Sindaco Vincenzo di Tria spiega dettagliatamente lo svolgimento dei fatti per respingere ogni addebito di responsabilità politica alla sua persona. Lo fa con una nota che di seguito pubblichiamo.

Colpa di “quelli di prima”

La storia:

Il 31 dicembre 2012 scadeva il contratto con la CENSUM, l’azienda che gestisce i servizi tributari per conto del Comune di Terlizzi, ma a ridosso della scadenza, la ditta, nonostante si avvicinasse il termine contrattuale, si ostinava a non versare nelle casse comunali più di il milione di euro, risultando inadempiente anche per un’altra serie di attività non svolte.

Che fa allora Gemmato? Chiede alla CENSUM i soldi che deve al Comune? Comincia a cercare una nuova azienda cui affidare i servizi tributari? Niente di tutto questo!

Senza neanche pretendere dalla dirigente degli Affari Finanziari del Comune (la Francesca Panzini, poi arrestata insieme al presidente della CENSUM) una relazione dettagliata sulle attività svolte fino a quel momento dalla CENSUM, come avrebbe fatto chiunque, concede alla ditta altri 6 mesi di attività.

Avete capito bene! Il 31 dicembre 2012, nonostante il debito e le inadempienze, la CENSUM ottiene dalla giunta Gemmato un ulteriore contratto fino al 30 giugno 2013. La giunta infatti si riunisce l’ultimo dell’anno per fare il regalo di capodanno agli amici della CENSUM, e tutti sembrano essere felici!
Sono felici soprattutto quelli della CENSUM, perché nella delibera non vengono menzionati i soldi che la ditta deve al Comune, né si parla di quando e come quei soldi dovranno ritornare nelle casse comunali.

Sembra andare tutto liscio, ma a guastare la festa arriva il Collegio dei Sindaci Revisori del Comune, i tre esperti che devono vigilare sul corretto andamento dei conti comunali, che si accorgono delle stranezze e cominciano a chiedere relazioni e documenti alla Panzini e alla CENSUM, senza apprezzabili risultati.

Il 24 gennaio il Collegio dei Sindaci Revisori redige un verbale da cui emergono tutte le manchevolezze della dirigente e della CENSUM. A quel punto la reazione della dirigente e dell’amministrazione comunale è rabbiosa. I componenti del Collegio invece di essere lodati per la qualità dell’attività svolta, diventano gli avversari da demolire.
Nel consiglio comunale dell’8 maggio 2013, durante la discussione del Rendiconto di Bilancio, il Collegio dei Sindaci Revisori viene aspramente criticato dalla Panzini e da Gemmato perché la loro relazione al Rendiconto ha evidenziato una serie di anomalie nella gestione delle finanze comunali. Ma nonostante le gravi inadempienze riscontrate, il Rendiconto di Bilancio viene approvato dalla maggioranza di Gemmato con il voto contrario dell’opposizione.

A peggiorare le cose c’è una relazione della CENSUM, arrivata il pomeriggio di quello stesso 8 maggio, nella quale si disegna uno scenario apocalittico, con 27.000 tra accertamenti e ingiunzioni in arrivo e nuove richieste di denaro che andrebbero ad annullare il debito verso il Comune di Terlizzi.

Il giorno successivo, la mattina del 9 maggio, scattano gli arresti per la dirigente Francesca Panzini e per il presidente della CENSUM Vito Redavid. Sono accusati di peculato, tentata concussione e abuso d’ufficio.

A quel punto Gemmato tenta la carta della “colpa sulla precedente amministrazione”, ma solo gli allocchi possono credergli. Purtroppo per lui “parlano le carte”. E le carte dicono che lui e la sua giunta non hanno mirato al bene dei terlizzesi, ma alla tutela di una dirigente infedele e degli interessi di un’azienda privata.

Ma per Gemmato non è una novità visto che nel 2011, da consigliere d’opposizione, veniva intercettato dalla Guardia di Finanza mentre si dava un gran da fare ad informare la Panzini sull’andamento della Commissione d’Indagine sulle “cartelle pazze”, una commissione di consiglieri comunali istituita per vederci chiaro sulle responsabilità alla base dei 20.000 accertamenti ICI e TARSU piovuti sui terlizzesi.

La mia amministrazione cadde il 21 dicembre 2011, proprio il giorno in cui il consiglio comunale avrebbe dovuto riunirsi per discutere della relazione della Commissione d’Indagine, quando 11 consiglieri comunali firmarono le proprie dimissioni e mandarono a casa l’amministrazione di centrosinistra.

La dirigente delle Finanze, “mandata a casa” da me il 20 dicembre 2011, fu riassunta dal Commissario Prefettizio Mario Volpe il 2 di gennaio del 2012, con grande soddisfazione di Ninni Gemmato, suo grande amico e succube.

Siamo alla primavera scorsa, comincia la campagna elettorale e casualmente si materializza al fianco del candidato sindaco Gemmato la lista di Alleanza Per l’Italia (API). Chi è il segretario provinciale dell’API? È l’amministratore delegato della CENSUM, Livio Tenerelli. Una semplice casualità?
La campagna elettorale è finita, Gemmato ha vinto, ha vinto l’API, ha vinto la Panzini che diventa il vero sindaco.

Il resto è cronaca giudiziaria e politica dei nostri giorni, con un sindaco che non si fa carico delle sue responsabilità e non si dimette, un assessore alle Finanze che fa finta che gli arresti non siano avvenuti nel settore di sua competenza politica e quindi non si dimette nemmeno lui, un assessore alla legalità che si ricorda solo dopo qualche giorno dagli arresti di lasciare libera una poltrona diventata maledettamente scomoda.

Vincenzo di Tria
consigliere comunale del Partito Democratico

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