Il Centro Studi ricorda “Aldo Moro”

Nicolò Marino Ceci
Aldo Moro

In occasione dei 35 anni trascorsi dalla sua uccisione per mano delle BR.

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In occasione dei 35 anni trascorsi da quel tragico 1978, il Centro Studi “Aldo Moro” intende ricordare lo Statista della Democrazia Cristiana con alcuni significativi stralci di suoi discorsi pronunciati in occasioni ufficiali. L’Italia,  il popolo italiano, i giovani sono temi che l’oratore affronta in una prospettiva ancora molto attuale, dopo 40 anni.
Il 16 marzo 1978 Moro veniva rapito da un commando di brigatisti, i quali lo misero agli arresti, in attesa di esser giudicato dal “tribunale popolare” – che lo avrebbe assolto o condannato. Ebbero così inizio 55 giorni di prigionia, che si conclusero con la sua condanna a morte. Il corpo fu ritrovato nel cofano di una Renault 4 rossa il 9 maggio 1978, proprio nello stesso giorno in cui a Cinisi, Peppino Impastato veniva ucciso dalla mafia.

Il nostro Paese, che amo nella sua intensa bellezza e nella sua straordinaria vitalità
“E‟ vero che il Paese corre più veloce, in un mondo in rapido e completo mutamento, che non riescano a fare Governo, Parlamento ed istituzioni politiche e ciò mentre sentiamo lo stimolo di una vita internazionale aperta e di una comunità europea senza frontiere. È vero che l’Italia cresce e mal
si adatta agli schemi angusti del passato. (…) La mia richiesta non è di mettere in stato di accusa il nostro Paese, che amo nella sua intensa bellezza e nella sua straordinaria vitalità, ma di impegnarsi, tutti, in modo che in un’armonia feconda sia scongiurata la decadenza, siano affrontate
le sfide del nostro tempo, sia assicurato al nostro popolo, nella concordia di intenti propria delle ore difficili, il suo avvenire di libertà, di benessere, di pace.”
(5 dicembre 1974)

La presenza operante del nostro popolo
“Oggi l’interessamento e la vigilanza devono essere più vivi che mai, per evitare quello che è più da temere e che in regime di democrazia può bene avvenire, una deformazione faziosa cioè del profondo sentimento e della volontà del popolo italiano. Il quale ha tali risorse di ingegno e di
prontezza spirituale, che non è possibile ingannarlo, se esso non vuole. Noi confidiamo che la presenza operante del nostro popolo in questo momento sulla scena politica del nostro paese aiuti l’organo sovrano ad interpretare tutte le esigenze e ad assicurarne un degno avvenire.”
(Studium dicembre 1945)

Un grande paese moderno e civile
“Questa Italia disordinata e disarmonica è però infinitamente più ricca e viva dell’Italia più o meno bene assestata del passato. Ma questa è solo una piccola consolazione. Perché anche nel crescere e del crescere si può morire. Ma noi siamo qui perché l’Italia viva, e non come uno stato di gracili strutture economiche e politiche, ma come un grande paese moderno e civile, che abbia trovato il giusto ritmo tra lo sviluppo economico e sociale ed il progresso istituzionale e politico. Per giungere a tanto occorre che noi, Governo e popolo, siamo collegati in modo reale e durevole e profondamente solidali.”
(Discorso alla Camera dei Deputati, 3 dicembre 1974)

Ai giovani
“[Nell’età in cui viviamo] tra i dati nuovi, è una gioventù che ha acquistato un alto grado di maturazione, di tensione e di potere. Ciò fa sì che i giovani contino ed insieme che esista il problema del loro armonioso inserimento nella società. E’ una realtà, la prima, che incoraggia chiunque non voglia far stagnare, ma perennemente alimentare ed arricchire la vita. E’, il secondo, un problema che esiste, per voi come per noi, e che insieme, appunto, siamo chiamati a risolvere. La vostra umana e civile consapevolezza dimostra che voi appunto potere e dovete contribuire a risolverlo. Ed io sono qui, per dirvi che sentiamo questa vostra maturità e presenza, che abbiamo fiducia in voi, che cogliamo i tanti problemi che i giovani propongono, che siamo pronti a lavorare in ogni campo, perché si dia risposta ad ogni interrogativo e sia soddisfatta, nei limiti delle nostre
possibilità, ogni vostra legittima esigenza. (…) E’ segno questo della crescente partecipazione dei giovani, in posizione di responsabilità, alla vita culturale, sociale e politica del Paese. Essi non sono più solo destinatari di provvidenze, passivi beneficiari di una iniziativa burocratica dello Stato, in questo caso veramente inconcepibile. Invece, secondo una concezione moderna e democratica della società e dello Stato, i giovani sono, per la loro parte, protagonisti, gestori dei propri interessi, custodi dei propri ideali, liberi creatori del proprio avvenire e, in definitiva, di quello del
Paese.”
(Convegno nazionale del Movimento giovanile DC, Bologna, 19 marzo
1968)

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