La povertà nei volti terlizzesi conosciuti dai ragazzi del Liceo “Fiore”

Franca Maria Lorusso
Liceo Fiore Terlizzi

Il dirigente scolastico Nunzia Tarantini: «È un’esperienza che aiuta i ragazzi a diventare cittadini più consapevoli».

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Natale per i tuoi: potrebbe avere questo titolo l’iniziativa dei ragazzi del Liceo Statale “T. Fiore” di Terlizzi che quest’anno hanno atteso il Natale non solo allestendo il tradizionale presepe nella loro scuola, ma guardando in faccia i vari volti della povertà che si aggirano nella nostra città.

Attraverso le parole di Edgardo Bisceglia, direttore della Caritas cittadina, hanno conosciuto il volto nero di Habuin venuto dall’Africa per la raccolta delle olive costretto a cucinarsi un po’ di pasta con mezzi di fortuna. Hanno conosciuto il volto solo di Cristina che è stata trovata morta nel suo appartamento in centro dopo tre giorni, poiché nessuno l’aveva cercata. Hanno toccato con mano sino alle lacrime i volti disperati di alcuni genitori finiti nelle spire degli usurai per far fronte alla crisi e per amore dei propri figli. Hanno sfiorato con una carezza il volto triste di Elena, una bambina di pochi anni allontanata dalla sua famiglia per le violenze subite, che passerà per la prima volta il Natale con gente sconosciuta accompagnata solo da un grande peluche.

Tutti volti terlizzesi. Non gente lontana di un altro mondo. Per loro gli studenti hanno allestito 35 pacchi dono con generi di prima necessita, dal latte ai biscotti per la prima colazione, alla pasta e al pomodoro, e tante matite colorate per i bambini. Una goccia nell’oceano? «È un’esperienza che aiuta i ragazzi a diventare cittadini più consapevoli», afferma il dirigente scolastico, Nunzia Tarantini, che insieme ai docenti ha caldeggiato e sostenuto quest’assemblea di Istituto caratterizzata da un timbro semplice, autentico e responsabile, lontana dai frizzi e lazzi che spesso accompagnano l’ultimo giorno prima delle vacanze natalizie.

Più di 700 ragazzi sono così stati condotti alla ricerca del volto del prossimo che è fondamentale per allenarsi alla pace e a una cittadinanza attiva. Infatti, come diceva il Servo di Dio, don Tonino Bello: «In quest’epoca caratterizzata dalla ‘serialità’ massificatrice, in cui neppure l’uomo sfugge ai pericoli dell’appiattimento, l’etica del volto ci sembra l’unica in grado di costruire la pace. Si, perché le guerre, tutte le guerre, da quelle interiori a quelle stellari, trovano la loro ultima radice nella uniformizzazione dei volti. Nella dissolvenza dei volti. Nella perdita d’identità personale. Nella prevaricazione del numero di matricola su nome, cognome e indirizzo. Nell’incapacità di guardarsi negli occhi!».

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