Olio d’artista e magia

Nicolò Marino Ceci
Olio d'Artista alla Pinacoteca De Napoli

Il critico d'arte Vito Caiati: «Le opere sono il prodotto di una navigazione simbolica, di cui un vero artista è specialista».

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Il 13 dicembre scorso presso la Pinacoteca “Michele De Napoli” si è inaugurata la rassegna “olio d’artista”: 90 artisti hanno reinterpretato contenitori di olio come bottiglie di vetro e lattine, nei modi più disparati e bizzarri. Contenitori apparentemente inerti che hanno acquisito nuova vita, diventando a loro volta (il loro) contenuto: olio, ulivi, uteri per nuova vita (extra)vergine.
Il tutto durante la nota campagna di raccolta delle olive, che costituisce ogni anno un rito per la nostra comunità.
Qui di seguito ecco il testo che apre il catalogo della mostra, a cura di Vito Caiati – critico d’arte. 

Che senso ha per l’arte e la sua impietosa esigenza di originalità confrontarsi con un tema più volte fatto affiorare nel cono di sensibilità degli artisti affinché gli stessi  ci propongano inedite ed improbabili emozioni?  Emozioni in grado di rivelarci  quanto sia rimasto ancora inespresso del nostro rapporto con l’olio,matrice archetipica e simbolica dei nostri confini antropologici?

Saremmo ancora tentati di denunciare come ragione di questa scelta quella  condizione di abulia, di disincanto, di rinuncia che affiora nell’animo di questi volenterosi protagonisti del nostro mondo dell’arte, come se fossero contaminati dalla paura di immaginare e di emanciparsi dalle invasioni di campo di un mondo tentacolare e narcisistico, tanto da rifugiarsi all’ombra di questi tronchi maestosi, ricchi di sinuose nodosità ed anse misteriose, modellate dalle mani invisibili di una ininterrotta storia secolare, per assistere al germogliare di fiori e frutti e del loro liquido e lento fluire e, “nutrirsi”, di quella sacralità fatta di spontanea ed irresistibile semplicità. Perché quando si parla di olio d’artista, la riflessione parte per la tangenziale mirando a esaltare i rapporti con l’olio degli oli, quello d’ulivo, ma che non deve  dimenticare che quest’ultimo e le sue proiezioni simboliche,  sono legate ad un altro tipo di olio, più pragmatico, meno dotato di una unzione santificante, quello di lino o di papavero. Questa precisazione per quanti avessero preso alla lettera il titolo della mostra e si fossero trovati spaesati di fronte a rappresentazioni di un olio, quello d’ulivo, che è olio di artista nel senso che si affaccia nelle pieghe del suo immaginario con i suoi molti significati simbolici.

Ci viene allora da dire che l’artista, più degli altri, può essere trasformato in un osservatore di questi processi, per presentarci superfetazioni delicate e prolungamenti estetici della condizione esistenziale di questa creazione di Atena,  istoriata da tempi immemorabili nei nostri recessi archetipici. Recessi di noi, abitatori del Mediterraneo, per corroborare ed affinare le nostre incerte consapevolezze identitarie. Noi, che, come ha detto qualcuno, abbiamo il carattere di chi non ha carattere, abituati  a scorrerie ed invasioni, a mutamenti di governi e potentati e  che, ciononostante, abbiamo salvaguardato puntigliosamente la nostra dignità ed il nostro orgoglio, trasformando l’impossibilità di essere pienamente noi stessi in una estenuante capacità di mediazione per salvare il nostro orgoglio, nella consapevolezza di questa raffinata energia che, domando i nostri impeti reattivi, ha acuito la nostra intelligenza e capacità di adattamento. Come l’olio del  resto, per sua natura e duttilità, portato ad arricchire, a trasfigurare  sapori e  pastosità, a mediare tra cibi e palati; un olio-artista allora (per la sua camaleontica disponibilità ad aderire ad ogni paradosso immaginativo degli artisti), un olio degli artisti, per i suoi valori simbolici, ed un olio di “artisti” riconoscendo in tutti noi meridionali  capacità creative e trasformative. Ma questo olio di artista possiede un valore aggiunto per gli artisti che amano le arti del tempo e dello spazio perché seppure condizionati da una lattina o bottiglie, veicolo di una istanza costrittiva, hanno ribadito ed arricchito le rappresentazioni dei valori archetipici di questa nostra pianta sacra e del regale liquido che da essa fluisce, come se in ciascuno si attivasse un frantoio metafisico. Ed in effetti dalle loro sapienti mani di frantoiani ante litteram, si materializzano recipienti dorati che richiamano icone di una devozione profonda e rigenerante, oppure fluiscono  ispirate pennellate di luccicante blu cobalto che accarezzano la nostra sensibilità, creando inedite sinestesie che ci trasmettono con  un certo sussiego la loro gioia per quel ruolo ulteriore di mediazione estetica. O sono apparecchiate bottiglie sagomate su cui compaiono, su sfondi neri, regolari linee rosse, come gradi di una divisa, che paiono investire l’olio del ruolo di custode della nostra identità, oppure lattine e bottiglie in cui convivono in una perfetta geometria olio di lino e olio di ulivo, un olio per tutti, in un arcobaleno di colori. O quelle campane di vetro fragile ed incerto, al cui riparo la valenza sacra del nostro prezioso liquido si arricchisce di una patina di mistero, laica e panteista, di una divinità non solo  evocata, ma lì presente  dietro avvolgenti vetri che tracciano una invalicabile linea di confine tra sacro e profano.

Ed allora questo olio di artista che tipo di olio è? In che cosa si differenzia dall’olio dei passivi fruitori che rimuovono sistematicamente le loro reazioni estetiche, come  crisalidi incapaci di transitare allo stadio adulto?  Basta poco per accorgersi che le opere di ogni artista sono il prodotto di quella navigazione simbolica, di cui un vero artista è specialista. L’approccio simbolico è un approccio doppiamente artistico. Infatti al contrario dell’uomo comune, rafforza la sua risposta estetica al mondo invece di rimuoverla, avendo tacitate le ossessioni di un pensiero razionalista e categorizzante entrando nei particolari di quel mondo reale o immaginario, in contatto con i suoi sensi, trasferendo a livello cosciente quel dialogo che, per i più, rimane relegato nell’inconscio come un desiderio muto.

Entrare nei particolari significa delineare il volto del mondo, disegnarlo per elevarlo a soggettività ed a interlocutore della propria coscienza per consentirgli di parlare con un linguaggio, appunto simbolico, un linguaggio captato dall’artista che ha contemplato ogni pianta d’ulivo e ogni oliva dotandole di un volto, di una soggettività e quindi di un linguaggio che comunica messaggi diversi, ma con una vividezza realistica e nel contempo poetica, sicché dalla sua premitura interiore esce fuori un olio che è diverso in ogni artista ma che fa parte del puzzle di tutte le opere, dove è istoriato il volto della divinità che incalza ogni creazione, conferendole la sua ragion d’essere. E l’olio di ciascun artista è diverso perché sono diverse le immagini di riferimento che ne costituiscono la sua santificazione e la sua cifra estetica cioè la sua originalità; come se in ogni albero d’ulivo e nei suoi frutti si potesse leggere attraverso l’artista una sorta di opus alchemicum in cui si concentra una storia suggestiva più efficace di cento ponderosi volumi di arte, di storia e di magia (Vito Caiati).

La rassegna sarà visitabile fino al prossimo 2 febbraio.

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