Laterificio, la richiesta di rinvio a giudizio sarà discussa il 10 aprile 2013

La Redazione
Un'aula di Tribunale

Non c'è il titolare del Giudice per le Udienze Preliminari. Si costituiscono parte civile il Comitato di Quartiere di via Favale, via Spineto, viale dei Lilium e via Mariotto, Legambiente, Comune di Terlizzi e Regione Puglia.

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Oggi si sarebbe dovuto discutere della richiesta di rinvio a giudizio presentata dal Sostituto Procuratore Antonio Savasta nei confronti di dirigenti del Laterificio Pugliese Spa, indagati a seguito di una denuncia di Legambiente per inquinamento ambientale.

Presso il Tribunale di Trani però il titolare del ruolo di Giudice per le Udienze Preliminari si è trasferito e l’udienza è stata rinviata al 10 aprile 2013, quando dovrebbe assumere il ruolo di titolare il dott. Messina. Ancora sei mesi dunque per decidere se il Laterificio Pugliese debba essere sottoposto a processo. Un processo per il quale si costituiranno parte civile il Comune di Terlizzi, la Regione Puglia, Legambiente e il Comitato di Quartiere (Via Favale, Via Spineto, Viale dei Lilium e Via Mariotto) nella persona del Dott. Volpe Giuseppe e rappresentato, per procura speciale, dagli Avv.ti Antonella Centonze e Michele Stragapede, entrambi del foro di Trani con studio in Ruvo di Puglia. Prima dell’udienza di oggi, Legambiente Puglia aveva diffuso un comunicato sulla vicenda. Lo pubblichiamo di seguito.

Torna in primo piano la vicenda del Laterificio Pugliese SPA – uno dei principali Gruppi europei specializzati nella produzione di laterizi e materiali edili, guidato dalla famiglia Scianatico – responsabile, secondo Legambiente, di inquinamento ambientale.

Risale al 4 ottobre 2007 la denuncia alla Magistratura da parte del Circolo Legambiente di Terlizzi, che – in seguito alla campagna di monitoraggio condotta dall’ARPA Puglia – individuò criticità sotto l’aspetto ambientale, ritenendo responsabile il Laterificio Pugliese. 

In particolare, dalla “Relazione tecnica sulla campagna di monitoraggio della qualità dell’aria, condotta con il laboratorio mobile”, redatta nell’ottobre 2004 dall’ARPA Puglia (a seguito di un monitoraggio eseguito a Terlizzi dal 14 agosto a 14 settembre 2004), si rilevava il superamento dei limiti previsti dalla legge di sostanze inquinanti, come le polveri sottili (PM 10) e l’ozono.

«Grazie alla lunga ed incessante azione combattuta in primo piano dal Circolo di Legambiente ed alla sensibilità e professionalità manifestata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Trani, Dott. Antonio Savasta –afferma l’Avv. Giovanna de Leo, Presidente del Circolo Legambiente di Terlizzi- finalmente i cittadini terlizzesi potranno conoscere la verità sul reale grado di inquinamento atmosferico prodotto dal Laterificio Pugliese  per tantissimi anni».

Legambiente, infatti, richiamandosi ai dati Arpa, ha denunciato la persistenza di una grave situazione di rischio – difficilmente quantificabile e per questo ancora più grave – per tutta la popolazione della città di Terlizzi, la cui fonte risiederebbe proprio nello stabilimento “Laterificio Pugliese” e in tutta la zona artigianale di Terlizzi.

A peggiorare la situazione è la lacunosità delle conoscenze disponibili, necessarie per individuare con esattezza la sorgente del rischio, per quantificare l’entità e per redigere una scala delle priorità da seguire nella pianificazione degli interventi utili a minimizzare il rischio sanitario-ambientale.

Pertanto, Legambiente ha chiesto alla Magistratura di accertare l’esistenza di condotte penalmente rilevanti con riguardo ai danni provocati all’ambiente e, conseguentemente, alla salute dei cittadini terlizzesi, a seguito della elevatissima produzione di laterizi da parte dell’azienda Scianatico, ormai incorporata nel tessuto urbano della città.

«Ancora una volta –aggiunge Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia– l’intervento della Magistratura in vicende così rilevanti sotto il profilo ambientale e così fortemente sentite dalla collettività saprà rendere giustizia a quanti per decenni potrebbero aver respirato veleni emessi dalla ciminiera dello stabilimento Scianatico, proprio come accaduto a Taranto con l’ILVA».

«Auspichiamo –concludono Tarantini e De Leo– che l’incessante battaglia di Legambiente nella vicenda Scianatico possa servire a restituire la giusta vivibilità e sostenibilità alla collettività terlizzese che rimane in attesa di conoscere il suo destino e quello dello stabilimento Scianatico».

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