U Live Fest, stato dell’olivicoltura in un dibattito. Il VIDEO della Sagra dell’Olio e delle Olive

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Gemmato: «Mi impegno a promuovere un incontro tra i Sindaci di tutti i paesi viciniori, che possa essere produttivo di effetti concreti per l’olivicoltura».
“La coltura e cultura degli ulivi tra tradizione e globalizzazione”, questo il titolo del dibattito a cui si è dato vita ieri in Piazza Cavour, all’interno delle manifestazioni previsti per la XIII Sagra delle Olive, lo “U Live Fest”. Sul palco si sono avvicendati diversi “ospiti” che hanno tracciato un quadro lineare e completo dello stato in cui versa l’agricoltura nel Mezzogiorno e, nello specifico, in questi territori.
L’Assessore all’Agricoltura Raffaele Cataldi, ha ricordato che Terlizzi, così come i territori vicini, esce da un periodo particolarmente difficile caratterizzato, com’è noto, dall’assenza perdurante di precipitazione: «Con la tredicesima sagra delle olive si va ad inaugurare la campagna olivicola e olearia 2012-13, una campagna che risentirà dal punto di vista produttivo, e quindi economico, del fattore che, ahimè l’ha caratterizzata, il periodo di siccità. Quindi, quest’anno, ancora maggior peso dobbiamo dare agli sforzi che gli agricoltori e gli olivicoltori hanno fatto e stanno facendo. Nonostante tutto -ha continuato- mi piace ricordare il ruolo importante che tutto il comparto agricolo riveste nel mantenimento dell’occupazione sul territorio e sotto il profilo della tutela del nostro patrimonio rurale: l’Italia produce 430mila tonnellate di olio d’oliva di cui 2/3 extra vergine, 43 d.o.p, contribuendo, in maniera abbastanza significativa, anche sul paniere ISTAT. Ecco che allora iniziative come questa ci devono permettere di trasferire alle generazioni future quelle che sono le tradizioni più vere, più significative del lavoro della terra».
«Oltre a coltura e cultura dell’ulivo, è necessaria anche la qualità. Ottenere la qualità del prodotto è l’obiettivo che ogni agricoltore si deve prefissare, anche e soprattutto perché è l’eccellenza dei nostri prodotti che li caratterizza, li differenzia e li rende unici nel mondo -le parole di Antonio Guario, dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, che ha posto la delicata questione dell’ “etichetta”-. Le aziende devono sempre rendere noto a chi acquista i prodotti, il loro modo di produrre e le norme legate all’uso di concimi, sostanze, fitofarmaci. Non dimentichiamo che per “cultura” si deve intendere anche rispetto dell’ambiente e del consumatore».
Di ampio respiro la disamina dell’Europarlamentare Sergio Silvestris: «I rumori che giungono dall’Europa non sono assolutamente positivi: oggi si sta pensando di rivedere il sistema degli aiuti diretti della Pac, ma la logica con cui lo su sta facendo, ovvero prevedendo un riparto uguale e indistinto per tutti gli agricoltori, penalizza, di fatto, le nostre culture che sono specifiche e rendono tipici i nostri territori. Non si possono concedere tali aiuti senza considerare dei criteri imprescindibili, in primis quello della forza lavoro: un ettaro di pascolo della Germania produce una giornata lavorativa, un ettaro di uliveto della Puglia produce 56 giornate lavorative, è ovvio che questo non può passare inosservato. E poi,quello della redditività: quella di un uliveto è molto più bassa rispetto a quella di altre colture e se non ha un aiuto esterno rischia di andare verso il tracollo. Quindi, ancora, Il criterio del potere d’acquisto: 1000 euro ad ettaro all’anno ad un agricoltore terlizzese non bastano neanche a pagare l’assicurazione su un trattore, invece, in altri Paesi, come la Romania o la Polonia, basterebbero a comprarselo! Occorre aiutare di più quelle colture che producono più lavoro, più occupazione e sviluppo. Ecco che la battaglia da intraprendere a livello europeo deve divenire una battaglia “esistenziale”, che abbia l’obiettivo di tutelare una storia e una tradizione, punto di forza della nostra terra e dei nostri coltivatori che sono i più bravi d’Europa perché hanno appreso quelle nozioni tramandate nelle generazioni di padre in figlio. E noi non possiamo non difender un patrimonio economico, occupazionale, produttivo, che è allo stesso tempo un valore su cui si fonda il nostro Mezzogiorno».
Il Presidente “Oliveti d’Italia” Nicola Ruggiero ha colto l’occasione, nel suo intervento, per fare una specifica richiesta agli Amministratori locali: «Stiamo assistendo alla morte di una parte di un’Italia; è chiaro che, se si realizzerà questo assurdo piano che prevede il trasferimento di aiuti dalla Puglia ad altre regioni, soprattutto regioni del Nord, per implementare le loro aree boschive e pianeggianti, la nostra agricoltura arriverà a un punto di arresto. Stanno scrivendo una storia sbagliata nel silenzio generale e noi dobbiamo chiedere l’intervento di tutte quelle Amministrazioni che vivono di agricoltura».
A concludere i lavori, proprio il Primo Cittadino Ninni Gemmato: «D’accordissimo con chi chiama le Amministrazioni a scendere in campo, per due motivi: sia perché la buona politica deve ripartire davvero dalla buona Amministrazione degli Enti locali, sia perché, effettivamente, il Comune di Terlizzi, insieme ai Comuni vicini, non può rimanere sordo dinanzi a questo tipo di sollecitazione. I Sindaci rappresentano oggi i sentimenti, gli umori, le emozioni a livello locale, ed è giusto che si facciano carico di situazioni che la politica ufficiale non riesce a risolvere e portavoce delle esigenze della popolazione. Ecco perché l’impegno che prendo oggi -ha continuato il Sindaco- è quello di essere motore dell’organizzazione di un incontro tra i Sindaci di tutti i paesi viciniori, che possa essere produttivo di effetti concreti per l’olivicoltura e costituire un modello di discussione tra le Comunità», le sue parole.
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