Risvegliare la città, il progetto dell’ex missino nella città di Vendola

Nicolò Marino Ceci*
Gemmato Sindaco Terlizzi

Pianificazione dei vari settori della vita pubblica e dei vari Assessorati. Senza trascurare l’attività di ascolto della popolazione da parte dei consiglieri comunali.

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E ora? “E’ ora”. Ma di far cosa?
Terlizzi ha più fame e sete di 8 anni fa, ma con tanti più problemi: l’Ospedale in odore di chiusura, la Zona Artigianale da rifare, il Magistrale che non c’è più, i nuovi poveri, la chiusura di “Fantini Scianatico” e le numerose aziende locali trasferitesi nelle città vicine; la concorrenza spietata dei grandi centri commerciali di Molfetta e Corato; la classe imprenditoriale locale che deve ritrovare l’entusiasmo, la gestione (milionaria) di strutture come il Mercato dei Fiori, la Pinacoteca e il Teatro “Millico”, lo smaltimento dei rifiuti, il “Mat” inerte, la carenza di personale dipendente del Comune, il borgo antico da valorizzare; i Vigili Urbani, che son pochi e che devono anche loro ritrovare un mordente per fare bene. A questa enorme mole di questioni si aggiunge non ultima la mancanza di prospettive per i nostri ragazzi che vanno sempre più e in maggior numero via da qui: per studiare, per lavorare, per farsi una famiglia. In tutti questi casi si tratta di volti, storie, talenti che tornano qui solo durante le festività, servendo con le loro braccia o con i loro cervelli altre realtà.

Come nel gioco dell’oca, si riparte dal “via”. Un buon inizio dev’essere la pianificazione dei vari settori della vita pubblica e dei vari Assessorati. Senza trascurare l’attività di ascolto della popolazione da parte dei consiglieri comunali – quelli che siedono in maggioranza almeno, visto che gran parte dei componenti dell’opposizione non l’ha mai fatto.

Bisogna chiedersi: perché un imprenditore deve avere interesse ad investire i suoi capitali qui da noi? Dobbiamo cercare insieme aspetti, risvolti, peculiarità di richiamo della nostra città: cominciando proprio della rivalutazione dell’artigianato e della floricoltura. I terlizzesi son sempre stati bravi nell’esprimere avvincenti individualità, ma si “perdono” quando cercano di far gioco di squadra, a causa di una sorta di “libido delendi” che cancella tutto – proprio come le onde del mare con i castelli di sabbia eretti dai bimbi sulla battigia. Di conseguenza l’azione amministrativa dovrebbe esser mirata – forte di una regia al proprio interno – a stimolare i cittadini a lavorare di concerto – magari attraverso incentivi per consorzi di imprese; buon passo in avanti è stato in tal senso la costituzione della Consulta delle Associazioni, grazie al Commissario Volpe. Avere un occhio particolare ai nuovi imprenditori, siano essi giovani o meno – magari con l’istituzione di un fondo apposito, cercando di attingere risorse da appositi bandi della Regione o dell’Europa, o cercando invece inedite sponsorizzazioni di privati.

Terlizzi è “la città dei fiori”: quante volte lo dimentichiamo? Immaginare fiere del fiore – riportare il “Levantflor” – e della ceramica; svuotare il Mercato dei Fiori di Uffici Comunali e riempirlo di sedi amministrative di imprese florovivaistiche: un esclusivo centro polifunzionale potrebbe infatti essere una suggestiva soluzione per ammortizzare le notevoli spese di gestione della struttura. Fare di Terlizzi la capitale pugliese del fiore: gemellarsi con tutti i più grandi centri del settore, come Leverano e Taviano ad esempio. Ripensare tutte le feste civili e religiose terlizzesi come vetrine del fiore – non utilizzandole solo per chiamare il musicista di grido o come vetrina per svezzare nuovi pupilli in cerca d’autore, da lanciare in politica l’anno successivo.
Cosa può allora risollevare Terlizzi? Una nuova generazione di persone preparate, capaci, consapevoli: il Comune dovrebbe allevare una “primavera” di futuri “ingegneri di idee”. Come?

Promuovere lo studio e la formazione in tutte le sue applicazioni pratiche: istituire borse di studio per le famiglie che non possono permettersi più figli all’università, reperire spaziosi ambienti da dedicare a sale studio per ragazzi di tutte le età (magari nelle vicinanze della stazione dei treni); cofinanziare abbonamenti per i pubblici trasporti verso Bari; donare ai più meritevoli libri, computer, enciclopedie, soggiorni studio e viaggi nelle più prestigiose città europee – magari usufruendo dei gemellaggi dell’Università di Bari “Aldo Moro” con altre Università europee. Reinventare lo sportello “informa giovani” presso la Biblioteca Comunale; organizzare “giornate dell’orientamento” ad ogni settembre per istruire i nuovi ragazzi sul diventare “matricole” nello studio o nel mondo del lavoro. E perché no, ideare o patrocinare corsi di formazione in accordo con lo stesso Ateneo barese sulle materie più disparate – usando un guanto particolare per il settore agricolo e floricolo – a bassi costi per i partecipanti.

Una comunità ricca di germogli oggi sarà domani una comunità verde, ricca di piante e di alberi. E Terlizzi deve offrire tutti gli strumenti possibili ai suoi “piccoli” – nell’età e nella professionalità –  per studiare e prepararsi: le occasioni per lavorare potrebbero arrivare come naturale prosecuzione di un completo e brillante iter formativo. Si tratta di garantire la sopravvivenza di una comunità che negli ultimi anni ha visto pareggiare i nuovi nati con i defunti, una comunità ferma nel proprio purgatorio anagrafico, senza mai capire se andrà all’Inferno o in Paradiso. Rimettiamo quindi al centro dell’agenda politica le giovani coppie: riduciamo la pressione fiscale locale sulle imprese che dichiarino di assumere a tempo indeterminato persone “under 35” e riduciamola anche sulla loro prima casa e sulla conseguente Tarsu.

L’errore più grande da fare è ignorare i tanti talenti che ci sono e che si spengono ogni giorno perché hanno sempre sognato quell’occasione, senza mai averla avuta.
E’ chiaro che un’Amministrazione “quadrata” e compatta sarà certamente longeva e impermeabile all’irresistibile leggerezza di una certa opposizione che sogna di esser di governo – o di alcuni pezzi di maggioranza che hanno in passato talvolta intrattenuto rapporti “bipartisan”.

Mentre Berlusconi a Roma acquistava i Responsabili in Parlamento, a Terlizzi il “Di Tria bis” si è imperniato di straordinari incesti con l’opposizione: in entrambi i casi è finita molto male. Berlusconi ha perso tutto e dappertutto; Di Tria ha quasi rischiato di non esser eletto consigliere comunale d’opposizione. Un ex missino nella città di Vendola ha vinto proprio grazie alle viscerali lacune di una classe dirigente di centrosinistra che troppo spesso ha badato al singolo, senza avere un progetto. Il Sindaco Gemmato è stato eletto con un progetto ben preciso: risvegliare la città dal suo torpore “Profondo rosso”.
Ebbene si, “Io speriamo che me la cavo” ma forse “E’ tempo di sognare”, con un po’ di fantasia.

*Tratto da “Il Confronto delle Idee”.

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